Politica

Nel ricordo dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, simbolo dimenticato della migliore Italia

Domani il trentacinquesimo anniversario dell’assassinio dell’Avvocato Giorgio Ambrosoli.

Una persona normale, con una professione e una famiglia, che affrontò con coraggio consapevole il rischio di essere ucciso. E questo per alta coscienza civile e senso altissimo dello Stato; tutto questo, per senso di onestà adamantina.

Morì il 12 luglio del 1979, a causa della sua attività di Commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona. Siamo in molti oggi ad avere il sospetto che il nome di Ambrosoli sia sconosciuto ai più; mentre tutti conoscono quello di Giulio Andreotti che lo definì, ai microfoni della radio, “uno che se l’era andata a cercare…..”.

Bene, in tale tragica ricorrenza sentiamo, da cronisti liberi, il dovere di raccontare quel che successe all’Avvocato Ambrosoli e, nel far ciò, tentare di spiegare quali sono i legami che uniscono la massoneria, un tempo nobile per principi ed esemplare per la qualità degli affiliati, a Cosa Nostra, che è la negazione di qualsiasi civile principio.

A spiegarlo è il giornalista  Piero Messina che, nel suo interessante libro inchiesta (che invito a leggere) dal titolo piuttosto emblematico “Onorate società. Mafia e massoneria, dallo sbarco alleato al crimine globale, cento anni di trame oscure” (BUR- Rizzoli, maggio 2014, euro 13,00), fa

un’ ottima analisi dei fatti che diedero linfa al trinomio mafia, massoneria deviata e apparati istituzionali. “Un grumo di potere assoluto, capace di solidificarsi giorno dopo giorno e di superare indenne le stagioni della politica, anche cambiando pelle. In nome di questa triplice alleanza sono stati sciolti e ricomposti partiti politici; destituiti Governi, corrotti Giudici, politici, amministratori; tentati golpe; sostenute, alimentate e protette fazioni criminali; fatte esplodere bombe; uccisi Magistrati e uomini delle Forze dell’Ordine. Un vero massacro della democrazia…… È accaduto – argomenta – perché ognuno dei tre attori, le mafie, la politica e le massonerie deviate, ha potuto contare su un sistema di relazioni a livello locale e globale: una rete di protezione, una sorta di Patto Atlantico sotterraneo che spesso ha inciso sul destino della democrazia italiana”.

Nel capitolo 7 del libro (pag.144), dal titolo “Soldi, Grembiuli e Veleni”, l’autore parte da lontano, raccontando la storia di un ragazzo del 1920 di Patti, Michele Sindona, che studiò dai Gesuiti e si laureò in Legge, diventando in breve un mago della finanza a cui si rivolgevano compagnie immobiliari e industrie per la quotazione in borsa o anche per trasferire all’estero capitali. La cronaca, alla fine della sua storia, lo descrisse come un grande criminale, ma sono ancora oggi in tanti a dovergli qualcosa: è proprio il banchiere di Patti a cambiare le regole della finanza italiana, importando metodi, strumenti e il linguaggio di Wall Street. La sua ascesa presentava già parecchi punti oscuri. Sul suo conto iniziarono ad indagare gli investigatori statunitensi che guardavano con sospetto alle sue relazioni, peraltro non nascoste, con membri delle cosche mafiose Gambino e Inzerillo, che stavano facendo enormi fortune con il narcotraffico. A metà degli anni sessanta l’impero finanziario di Sindona finì sotto l’influenza del Vaticano, per cui le attività della sua banca si legarono allo IOR, volendo così creare un fronte cattolico nella finanza italiana, tale da operare sotto le direttive della DC di Andreotti, Piccoli e Fanfani. Nel 1972 Sindona acquistò la Franklin National Bank, una delle prime banche USA; nel 1974 Giulio Andreotti ne esaltò le lodi definendolo il “salvatore della lira”, ma proprio in quel periodo il suo impero iniziò a vacillare in quanto il mercato azionario americano stava per crollare e in pochi mesi la Franklin perdette quaranta milioni di dollari. L’8 ottobre 1974 la banca di Sindona fu dichiarata insolvente per frode e cattiva gestione.

La Banca d’Italia, quindi, proseguendo il suo lavoro di accertamenti e controlli, nominò un Commissario liquidatore per la Banca Privata Finanziaria nella persona di Giorgio Ambrosoli. Quell’incarico fu una vera e propria condanna a morte  perché il legale scoprì subito che l’universo delle società di Sindona aveva una doppia contabilità utilizzata per occultare la provenienza di capitali sospetti e finanziare attività illecite. Già a febbraio 1975, Ambrosoli scriveva alla moglie Anna una lettera che era una sorta di testamento morale e civile. Proprio nel 1975, Sindona (massone P2) e Gelli tentarono di elaborare piani di salvataggi per quella Banca, interloquendo con Andreotti e il Ministro Gaetano Stammati (anche lui P2), il cui addetto stampa era il giovanissimo giornalista Luigi Bisignani, ben noto alle cronache attuali per vicende “affaristicopiqquattriste”. Non mancò, Sindona, di rivolgersi anche al fratello frammassone Roberto Calvi, il manager del Banco Ambrosiano, nel tentativo poi non riuscito per rifiuto dello stesso Calvi. Quel banchiere, Calvi, vogliamo ricordarlo, il 18 giugno 1982 fu trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi, a Londra, città dove si era nascosto dopo il fallimento della sua banca, accompagnato da Flavio Carboni (poi prosciolto definitivamente da ogni accusa), ma ancora ben noto alle cronache più recenti su vicende P4.

Arriviamo così, dopo aver descritto il mondo mefitico in cui operava l’avvocato Ambrosoli, a quel tragico 12 luglio, quando venne ucciso da picciotti di alta caratura giunti appositamente dagli USA. Concludiamo, con questa considerazione dell’autore del libro, Piero Messina, che facciamo nostra, facendo riferimento al distacco e al disinteresse degli Italiani dalle questioni dell’alta politica. Quindi, stare zitti o parlare?

Certamente parlare, e noi aggiungiamo: a voce alta per indignazione!, per far sì che l’Italia resti nell’alveo dei Paesi su cui scommettere per il futuro; e questo perché il passato e le sue ombre ci inseguono….Sino a quando non saranno sciolti i dubbi sulle relazioni scellerate tra mafia, istituzioni e massoneria deviata, resterà sempre attuale il rischio di essere spinti nel baratro, trascinati in fondo a causa di un destino segnato da….una cattiva stella.

Che fare? Affidiamoci per l’ennesima volta con fiducia al mitico “Stellone d’Italia”!!

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