Politica

La smitizzazione del professore

Mario MontiCorreva l’anno di grazia 2011…

quindi non un secolo fa o molti decenni addietro, ma solo uno spazio di tempo limitato, quando il professore della “Bocconi”, attuale Presidente del Consiglio, era quasi da tutti considerato come il “Deus ex machina”, un insigne studioso poliedrico e lungimirante, un intellettuale di successo, un eccellente economista capace di intercettare e risolvere le giuste e legittime istanze della gente comune,  un geniale e genuino interprete del “bon ton” nei salotti buoni dell’economia, della finanza e, soprattutto, negli ambienti dell’alta aristocrazia indigena oltre che, naturalmente, nel contesto europeo e mondiale. Con un prestigioso e ricco curriculum di siffatta natura, da stupire persino i più scettici e miscredenti, si è creduto, forse in buona fede, di aver individuato una specie di “uomo della provvidenza” in grado di risolvere i problemi più gravi e più inquietanti della gravissima crisi economica, politica ed istituzionale che continua tuttora ad attanagliare il nostro “bel Paese”. Apparentemente, le premesse per una svolta radicale, ritenuta da tutti necessaria ed improcrastinabile, sembrava ci fossero tutte e ciò è bastato per creare un robusto e trabocchevole alone di consensi da parte della stragrande maggioranza dei politici mestieranti, contrabbandando strumentalmente i propri interessi personali e di parte, con una specie di fiducia quasi unanime ed apparentemente sincera e disincantata. Nominato senatore “a vita” (se si fosse aspettato ancora un po’ sarebbe stato molto meglio), ha ricevuto l’incarico (subito accettato), di formare un governo tecnico incastonato con alcuni suoi colleghi “bocconiani” ed altri professionisti e manager provenienti dalla società civile. I primi provvedimenti del nuovo governo sono stati sostanzialmente positivi ed il carisma del professore è anche riuscito a ripristinare i rapporti di reciproca stima e pari dignità con i vari leader della comunità europea, nei cui confronti il precedente governo era entrato in rotta di collisione. Peccato per lui, e più ancora per l’Azienda Italia e per gli Italiani, che gli indicatori economici sono tutti notevolmente peggiorati come l’indice della disoccupazione, della cassa integrazione, della crescita del prodotto interno lordo (il famoso PIL), l’aumento della spesa pubblica, l’inflazione e chi più ne ha, più ne metta. Ciò nonostante, la figura e l’opera del Professore non sono mai state messe in discussione, tanto che, incoraggiato dal consenso e dalle circostanze, ha deciso di “salire in politica” con una propria lista civica. Sebbene avesse imposto il divieto di accesso ai politici di professione, i “vecchi tromboni” sono riusciti ugualmente ad infiltrarsi, ritenendo che questo nuovo progetto politico avrebbe gettato le basi per la costruzione di una “destra moderna” capace di coinvolgere la maggioranza degli elettori del partito di Berlusconi, e questa valutazione si è dimostrata una vera e propria “bufala”. Il grossolano e pacchiano errore del Professore, emerge chiaramente dalla cartina di tornasole fornita dai risultati elettorali delle ultime elezioni politiche svoltesi poco più di un mese fa con la disfatta della “Lista Civica”, dei partitini ad essa collegati e dei relativi capetti da decenni inquilini di Montecitorio. La delusione del Professore tracima da tutte le parti e non solo ha presentato subito le dimissioni da Primo Ministro (rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti), ma ha espressamente dichiarato che vuole ora lasciare la politica e “scendere” dal golgota dove ritiene di essere stato messo ingiustamente da quasi tutti i partiti, dalle forze sociali, dalla Confindustria, dai sindacati e di gran parte dell’opinione pubblica. Una cosa, comunque, è certa: il Professore di oggi appare come una brutta copia sbiadita di quel mitico e carismatico personaggio, al quale erano stati affidati i destini dell’Italia e degli italiani.

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