Politica

Il fratello di Paolo Borsellino, a seguito degli atti desecretati, fa riferimento ai “ Misteri dello Stato Invisibile”…

Roma, 17 luglio 2019 – La Commissione Parlamentare Antimafia toglie il segreto sulle audizioni del Magistrato a Palazzo San Macuto, fra l’84 e il 1991. Il fratello del Giudice polemico: “Tanti atti ancora segreti negli archivi di Stato”
La Repubblica di Salvo Palazzolo
“Desidero sottolineare la gravità dei problemi che dobbiamo continuare ad affrontare… Di pomeriggio, è disponibile solo una macchina blindata. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi libero di essere ucciso la sera”. Così parlava Paolo Borsellino davanti alla commissione parlamentare antimafia, era il 1984, il pool stava preparando il primo maxi processo alle cosche.
Oggi la Commissione Parlamentare Antimafia ha recuperato tutte le parole di Borsellino a Palazzo San Macuto, pronunciate in varie audizioni, fra il 1984 e il 1991. Alcune audizioni erano ancora segrete e sono state declassificate. Un archivio che è stato digitalizzato ed è confluito su una pagina web all’interno del portale del Parlamento.
L’audio di Borsellino in Commissione antimafia/1: “Io senza scorta libero di essere ucciso la sera
Le parole di Borsellino non raccontano solo gli anni in cui la lotta alla mafia era fatta da una pattuglia di Magistrati e investigatori. Raccontano anche dei misteri attualissimi della provincia di Trapani, la terra di Matteo Messina Denaro, il boss delle stragi originario di Castelvetrano che lo Stato non riesce ad arrestare dal giugno 1993. Diceva Borsellino nel corso della trasferta a Trapani della commissione antimafia, era il 4 dicembre 1989, e lui era ormai Procuratore di Marsala: “Questa è terra di grandi latitanti: Provenzano, Riina e altri nomi storici”, diceva l’allora Procuratore di Marsala. Che citava espressamente Castelvetrano, oggi la roccaforte del superlatitante Matteo Messina Denaro: “Vi sono grandi proprietà di mafia, che ora stanno vendendo e sto facendo delle indagini per capire a chi. Proprietà di Saveria Benedetta Palazzolo, la moglie di Bernardo Provenzano, ma anche di Badalamenti e di Bontate, cioè delle famiglie cosiddette perdenti. Vi fu infatti un periodo in cui questa era zona di espansione di tutte le famiglie mafiose”.
“Tutto quello che avviamo oggi è un ulteriore segnale di democratizzazione del Paese”, spiega il Presidente della Commissione, Nicola Morra, presentando l’iniziativa in Senato, a cui ha lavorato un ex Magistrato della Procura di Palermo, Roberto Tartaglia, uno dei PM del processo Stato-mafia, oggi consulente della Commissione Antimafia. “Borsellino già ragionava sulle difficoltà di portare avanti un processo con numeri enormi – dice ancora Morra – e non sempre le sue richieste vennero pienamente soddisfatte. Il Presidente dell’Antimafia ringrazia “Manfredi Borsellino e tutta la sua famiglia per aver potuto fare questa operazione”.
Polemico il fratello del Magistrato ucciso in via D’Amelio, Salvatore Borsellino. “In quella strage mio fratello è stato ridotto ad un tronco carbonizzato senza più le gambe e le braccia, i pezzi di quei ragazzi sono stati raccolti uno ad uno e messi in delle scatole per poi essere identificati, separati e racchiusi in delle bare troppo grandi per quello che restava di loro. Ora, a 27 anni di distanza, non posso accettare che i pezzi di mio fratello, le parole che ha lasciato, i segreti di Stato che ancora pesano su quella strage, vengano restituiti a me, ai suoi figli, all’Italia intera, ad uno ad uno. È necessario che ci venga restituito tutto, che vengano tolti i sigilli a tutti i vergognosi segreti di Stato ancora esistenti e non solo sulla strage di Via D’Amelio ma su tutte le stragi di Stato che hanno marchiato a sangue il nostro Paese”. Salvatore Borsellino ha inviato una lettera al Presidente Morra spiegando perché ha deciso di non partecipare alla conferenza stampa di presentazione degli audio.
Salvatore ha voluto leggere la lettera durante la conferenza stampa di presentazione dei quattro giorni di eventi dedicati al 27esimo anniversario della strage di via d’Amelio. “Non mi sembra si tratti esattamente di una desecretazione – dice – ma piuttosto di rendere pubblici dei documenti che fino ad ora erano di difficile accessibilità perché conservati negli archivi della Commissione Antimafia. Una cosa importante ma un pò diversa da quella desecretazione che aspettiamo da anni, che anche il ministro Bonafede aveva promesso proprio in via d’Amelio e che ancora non è arrivata. È assurdo – ha concluso – che in un Paese come il nostro, che si è macchiato di tante stragi di Stato, ancora oggi ci siano questi segreti. Vuol dire che non si vuole arrivare alla verità, non ho altra risposta”.
Fin qui ‘La Repubblica’…

Ora commentiamo per i nostri 25 lettori… Non possiamo non dare ragione a Salvatore Borsellino in quanto non va fatta l’apoteosi della desecretazione di atti delicatissimi posti a disposizione del pubblico…quanto occorrerebbe dare impulso a nuove iniziative giudiziarie…che certamente ci saranno…grazie all’AG, unico presidio di legalità della nostra Italia.. per giungere alla verità vera…unica…definitiva.. Il fratello dell’eroico Magistrato, conclude estendendo il suo pensiero ai tanti misteri.. di Stato.. Quindi, fa riferimento ai “misteri dello Stato invisibile”…..
A questo punto non possiamo non fare riferimento a due interessanti libri…Si tratta di “Doppio Livello”, di Stefania Limiti, e “Il Gioco Grande del Potere”, di Sandra Bonsanti, entrambi editi da “Chiarelettere”.
Il Gioco Grande del Potere…”, per dirla con le stesse parole di Giovanni Falcone; “Lo Stato invisibile…” ovvero il “Doppio Livello…”, teorizzato dal filosofo Norberto Bobbio sui misteri e l’oscurità della politica italiana.
Nel libro di Stefania Limiti si afferma che quando si decide di fare un’azione terroristica, c’è chi provvede ad amplificarne gli effetti; quindi, un atto dimostrativo può diventare una strage per l’intervento di chi persegue effetti maggiormente eclatanti e destabilizzanti.
Un esempio è il caso Moro che fece in modo che questa azione terroristica non salvasse Moro (che non disponeva di auto blindata, peraltro sollecitata..Perchè..? nda) grazie ad interventi occulti, appunto da “doppio livello”.
Tale tesi si può anche attribuire al caso della “Uno Bianca”, che vide per oltre 7 anni tra l’Emilia Romagna e Marche imperversare malviventi che uccisero 24 persone, fecero rapine, attaccarono campi nomadi. All’inizio il mistero, poi furono identificati per Agenti di Polizia i quali, inizialmente rapinatori, furono probabilmente cooptati e inglobati in un livello occulto ed eversivo, dalle finalità ancora non chiare. L’esistenza di sovrastrutture preposte all’organizzazione della destabilizzazione, scrive la Limiti, è stata spesso evocata da personaggi dello Stato molto autorevoli. Tra le riflessioni più significative quelle di Vincenzo Parisi (Capo della Polizia, senz’altro il migliore nella storia repubblicana), un uomo abituato a misurare bene le parole, e che pure parlò di “guerra surrogata”.
Nel 1988 si trovò a tracciare un bilancio delle stragi dal 1969 al 1984 ( da Piazza Fontana, passando per Piazza della Loggia e treno “Italicus” nel 1974, per finire alla strage di natale 1984, con l’attentato al Rapido 904) che “possono ritenersi elementi portanti di una pianificazione.. Infatti, la strage, strumento ritenuto tra i più efficaci per destabilizzare la vita politica e sociale italiana, può essere utilizzata da talune centrali occulte, ove si consideri la posizione strategica e lo spessore politico del nostro Paese”.
Nel febbraio dell’anno successivo, l’Alto Commissario per la Lotta alla Mafia, Domenico Sica, già Magistrato tra i più esperti nel settore del terrorismo, tornò sul tema, facendo riferimento al decennio degli anni ’80, alludendo alla cosiddetta “Agenzia del Crimine”, una struttura composta “da un numero limitato di persone sostanzialmente in grado di gestire le manifestazioni del terrorismo di destra e di sinistra”.
Fin qui il libro di Stefania Limiti.

Tornando all’altro volume: ”Il gioco grande del potere”, la Bonsanti ricorda, in particolare, nel capitolo “Stato e Antistato”, una sua intervista a Giovanni i Falcone nel maggio 1992 a Roma, nella quale il Magistrato “insisteva sul fatto che l’esplosivo usato dai depistatori dell’inchiesta sulla strage di Bologna del 1980, tutti legati alla P2, era uguale a quello usato proprio per l’attentato…..(rinvenuto sul rapido Taranto-Milano.. collocato su imput di autorevole dirigente dei Servizi, come penalmente accertato nda). Oppure, ricordava la coincidenza della pistola con cui il 6 gennaio 1980 era stato ucciso il Presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, che poteva essere la stessa usata per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, il 20 marzo 1979, a Roma.
Falcone si domandava cosa ci fosse dietro agli intrecci fra mafiosi e destra eversiva che continuava a ricevere protezioni da strutture dello Stato; poi, perché Gelli conosceva tanti retroscena del sequestro Moro e perché sosteneva che le lettere e memoriale dello Statista erano stati consegnati da Dalla Chiesa ad Andreotti?
Ancora, chi aveva vuotato la cassaforte dell’appartamento del citato Prefetto di Palermo. la notte dopo la sua morte?
E dopo il fallito attentato all’Addaura, del giugno del 1989, quando solo un miracolo salvò la vita di Falcone e dei Magistrati svizzeri Dal Ponte e Lehman, i sospetti si fecero certezza. C’era uno Stato infedele e sommerso, che da anni, da molti anni, era agli ordini di altre entità nemiche della democrazia. Infatti, Falcone parlò di “….menti raffinatissime..”!!

Concludendo, diciamo che siamo rammaricati e delusi, certamente sì, come preoccupati, soprattutto per figli e nipoti; meravigliati forse un po’ meno, in quanto ben conosciamo i limiti di una politica corrotta e corruttibile che nulla ha fatto per i cittadini da alcuni decenni. Però, vinti e sconfitti, giammai, perché pronti a contribuire, con la forza delle idee e gli ideali di libertà, democrazia e giustizia che ispirarono il magistero del grande pensatore Gaetano Salvemini, alla costruzione di uno Stato etico in un’Italia migliore!

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