Politica

Il Cavaliere vittima dei propri peones

Silvio BerlusconiCon il rinnovo della fiducia al governo Letta si è praticamente consumato l’ultimo atto… della intensa e longeva attività parlamentare ed istituzionale, (non politica), di Silvio Berlusconi, il quale, con un’abile ed istrionica mossa a sorpresa, ha spiazzato tutti, sia all’interno che fuori dal Palazzo. È certamente prematuro ed in qualche misura azzardato dissertare sulla portata storica o cabarettistica del’avvenimento che, in ogni modo, non può essere estrapolato dal più ampio contesto della vita politica italiana, ma la generazione che ha vissuto con coscienza e conoscenza gli avvenimenti di quest’ultimo ventennio della nostra storia, non può non farsene carico scimmiottando gli struzzi, oppure facendo semplicemente spallucce.

La causa scatenante di questa inquietante e diffusa fibrillazione va ricercata nella massiccia minaccia concentrica al cosiddetto governo delle “larghe intese” che nessuno ha mai votato e la stragrande maggioranza dell’elettorato di destra e di sinistra, la vede come il fumo negli occhi.

Quello che più stupisce è lo stupore dei mass media per l’ipotetica crisi di governo (a questo punto scongiurata), mentre sarebbe stato più realistico e coerente, chiedersi come mai possa durare tanto a lungo l’ibrida e repulsiva miscellanea che in comune credo abbia soltanto lo sfrenato desiderio di conservare la propria poltrona nelle varie stanze del potere.

Per onestà intellettuale bisogna ammettere che, ragionando col senno di poi, si corrono meno rischi di sbagliare; tuttavia buon senso avrebbe voluto che il progetto fosse stato supportato da un piano “B” (non faccio riferimento alle elezioni anticipate, né alla modifica della legge elettorale che per motivi diversi, nessuno vuole veramente), per evitare rischi concreti all’Italia ed agli italiani.

A questo punto si può dare per scontata la decadenza del Cavaliere da senatore della Repubblica e la sua assegnazione ai servizi sociali o ai domiciliari, ma, a differenza di Grillo e di altri leader della sinistra che decidono le sorti dei rispettivi raggruppamenti standosene fuori dal Parlamento, egli è soggetto ai provvedimenti delle procure di Napoli e Milano che stanno istruendo altri processi importanti per il cui proseguimento non occorre più chiedere alcuna autorizzazione alla Camera di appartenenza, in questo caso al Senato.

Che all’interno del PDL ci fossero dei forti “mal di pancia” era noto a tutti, ma, francamente, in pochi pensavano ad una spaccatura così netta e devastante. Continuo a credere che i proverbiali battibecchi tra “falchi” e “colombe” c’entrino poco o nulla con quanto è accaduto. È, invece, assai verosimile che i cosiddetti “fuoriusciti” puntavano (e puntano) sul proseguimento della legislatura consapevoli che difficilmente verrebbero rieletti o “rinominati” in caso di elezioni anticipate.

Da una sommaria e disincanta valutazione di quanto è accaduto, sembra veramente paradossale e sconcertante che a colpire così gravemente il leader carismatico per antonomasia, siano stati proprio i suoi “peones”.

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