Politica

È IL POTERE CHE INDUCE

Il “metodo Caligola” crea oligarchi arroganti e parassiti.
(Cosmo G. Sallustio Salvemini)

Fin dai tempi più remoti il potere ha corrotto coloro che lo hanno esercitato.
E’ un dato di fatto sul quale gli psicologi dovrebbero approfondire le ricerche.
Nella psiche di ogni individuo, anche se è il più onesto di tutti, si verifica (fin dal momento in cui si trova ad occupare una poltrona di potere) una forte spinta irrazionale (“delirio da onnipotenza”) che lo induce a commettere abusi di ogni genere.
Le poche eccezioni (Cincinnato, Celestino V, Lorenzo il Magnifico)confermano la regola.
Non pochi sono stati i governanti (re, papi, imperatori) che hanno ceduto alla diabolica tentazione di abusare del potere.
L’essere consapevoli di poter dominare su altri esseri umani, specialmente se la carica rivestita è “ad vitam”, genera un fenomeno psicologico ancora da analizzare.
Spesso si tratta di psicopatia.
In effetti, il primo istinto avvertito da chi si insedia al comando di una qualsivoglia organizzazione è quello di conservare la poltrona senza limiti di tempo.
Ecco la prima causa del problema: la brama di essere inamovibili. Altre cause: restare impuniti, pretendere di essere considerati infallibili, propinare l’idea di essere stati “eletti” dal popolo a prescindere da ogni indagine sulle modalità in cui si é svolto l’intero meccanismo di “elezione”.
Quale potrebbe essere l’antidoto a un tale delirio?
Basterebbe porre, per legge, un limite temporale alla durata in carica. Si porrebbe così un freno alla spinta psicologica a commettere abusi
Uno dei personaggi storici più emblematici di “delirio da onnipotenza” è stato l’imperatore Caligola (12-41 d.C.). Ma ancor oggi vi sono governanti che si comportano come lui.
E’ di drammatica attualità, pertanto, il problema della libertà di informazione costantemente soffocata dai poteri forti. Tocqueville, Stuart Mill, Pareto, Weber (solo per citare gli studiosi più significativi) hanno lanciato l’allarme sugli attentati alla libertà di manifestazione del pensiero sferrati non solo dalle dittature ma anche dalle pseudo-democrazie.
Ci hanno messo in guardia contro il più o meno mascherato dispotismo di certi governanti, contro il dogmatismo annebbiatore delle intelligenze, contro il conformismo ipnotizzatore.
Hanno evidenziato il rischio che i diritti umani corrono quando sorge una “tirannia della maggioranza”.
Questo è il tallone d’Achille della democrazia: la maggioranza, se costituita da prepotenti,
può soffocare i diritti della minoranza.
Ecco il punto nodale del problema: come selezionare i migliori cittadini per la gestione della “res publica”? E’ arcinoto che l’attuale legge elettorale (“Porcellum”) è un’indecenza da abolire subito.
Ma non basta sostituirla con altri meccanismi truffaldini, imperniati sul “metodo Caligola” e su costose campagne elettorali. Vincerebbe la pluto-crazia. Prevarrebbero coloro che dispongono di ingenti risorse finanziarie e che pilotano i mass media.
Chi non gestisce lobby non ha alcuna possibilità di divulgare il proprio programma di azione. In sostanza, chi non è ricco non è in grado di conquistare consensi, pur proponendo riforme vantaggiose per l’intera collettività. E’ giusto?
Si consideri poi il fatto che in ampie zone del Paese i voti stanno diventando merce di scambio, per ottenere favori e poltrone. In non poche città il meccanismo di “elezione” è fonte di corruzione.
Usando denaro pubblico certi politici elargiscono “consulenze d’oro” e sovvenzioni di vario genere per creare o rafforzare i serbatoi elettorali.
Molti voti sono “sporchi”. Che fare, allora? E’ un vero peccato che i politici abbiano dimenticato una delle più grandi lezioni della storia: saggi legislatori (Licurgo, Solone, Clistene, Efialte, Pericle)
hanno attuato con ottimi risultati, nel quinto secolo a.C., il metodo “pulito” dell’attribuzione delle cariche pubbliche mediante sorteggio, nel selezionato ambito di cittadini volontari, onesti e competenti.
In quel tempo, nel pieno fulgore della civiltà ellenistica, era la Mano Invisibile della Sorte (non i “salotti buoni” né loschi comitati d’affari) che designava i rappresentanti del popolo.
Poveri e ricchi avevano pari opportunità. I sorteggiati erano sacri e inviolabili.
Restavano in carica solo un anno e non potevano essere ri-sorteggiati.
Penso che i più entusiastici fautori di questo metodo di selezione dovrebbero essere tutti
coloro che credono nell’azione benefica della Divina Provvidenza (alias, Buona Sorte) nelle vicende umane.
Solo così potremo uscire dal tunnel della crisi istituzionale in cui ci troviamo ed eliminare il pericolo di essere governati da individui in preda a “delirio da onnipotenza”.
 
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