Politica

Gentiloni non sarà certo il clone di Renzi

Gentiloni Premier renzi 16Roma, 31 dicembre 2016 – È ancora presto per esprimere giudizi e valutazioni sul nuovo inquilino di Palazzo Chigi, specie per quanto riguarda il programma ed il modo di governare per portare a termine gli impegni presi davanti al Parlamento.
Tuttavia è molto diffuso il convincimento secondo cui il nuovo Premier,  On. Conte Paolo Gentiloni, non sarà il “clone” di Renzi e ben presto, da comparsa, (prescindendo dal suo prestigioso incarico di Ministro degli Esteri), diventerà protagonista della vita politica  italiana.
Molto verosimilmente lo stesso Renzi se ne pentirà di averlo indicato come suo successore, convinto, com’era, di riprendersi la poltrona di Primo Ministro subito dopo gli importanti impegni interni ed internazionali, previsti nei prossimi  mesi, e così si allunga la filiera degli errori collezionati.
Gentiloni, nonostante l’aspetto esteriore, oltremodo discreto e moderato, è  un politico navigato  reduce di un lungo cammino iniziato nell’area della sinistra più irriducibile del PCI prima di approdare nella “Margherita”  democristiana, e, quindi, nel  PD.
Ha indubbiamente molte carte da giocare, prima tra tutte quella di essersi tenuto fuori da tutte le correnti nei partiti e nei raggruppamenti in cui ha militato, e con l’aria che tira, non è assolutamente un fatto da sottovalutare.
Al contrario di quello che pensano i maggiorenti del suo  partito, che vorrebbero un governo di transizione che traghettasse il Paese fino alla prossima primavera per consentire l’approvazione di una nuova legge elettorale e, quindi, un ricorso alle urne,  lo scenario che si profila sembra del tutto diverso.
Infatti,  tutti quelli che lo conoscono bene ed hanno letto correttamente il suo programma di governo, restano convinti che Egli andrà fino in fondo e porterà la legislatura alla sua scadenza naturale, 2018.
In questo disegno alquanto logico e legittimo, il Premier ha degli alleati fedeli e formidabili che lo sosterranno, si suppone, fino all’estremo “sacrificio”, che si identificano nei circa 600 parlamentari “novizi” che per assicurarsi i rispettivi vitalizi devono arrivare al compimento del loro mandato (4 anni, 6 mesi ed un giorno), che si concluderà  nel mese di settembre dell’anno prossimo.
D’altra parte, conoscendo bene i soggetti, qualcuno può davvero pensare che costoro si trasformeranno in veri e propri masochisti andandosene qualche mese prima a casa (quasi certamente definitivamente), per fare un favore a Renzi? Scordiamocelo se vogliamo essere coerenti con noi stessi e con la realtà che ci circonda.
Per onestà intellettuale e per amore della verità, non possiamo ignorare che appena nel 2014, anche lo stesso Renzi era stato nominato (non eletto dal popolo), per far approvare la legge elettorale e portare il Paese alle elezioni. Invece è accaduto che il suo governo  è stato uno dei più longevi, oltre 1000 giorni.
Nella circostanza, come si ricorderà, prima è stato sostenuto da Berlusconi con il famoso “patto del Nazareno), mantenuto in vita dai voltagabbana verso gli elettori di Alfano   e, per ultimo, dai transfughi di Forza Italia e quindi dall’elettorato, capitanati da Verdini.
Estraniandoci  da questo vergognoso “mercato delle vacche”, auguriamoci soltanto che il nostro caro Belpaese migliori sotto l’aspetto morale, economico, civile, sociale e politico per assicurare alle generazioni future un sistema migliore di quello che stiamo vivendo quotidianamente.
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