Salgono i toni nella polemica tra Renzi ed i burocrati di Bruxelles

Roma, 7 febbraio – Per coerenza ideologica e comportamentale dobbiamo ammettere che In diversi tempi, modi e circostanze, siamo stati molto critici e severi nei confronti del Presidente del Consiglio Renzi e del suo governo, per tutta una serie di iniziative e scelte politiche e caratteriali che tuttora non condividiamo.

In particolare non ci è mai piaciuto (e non ci piace) quel suo esuberante senso di trionfalismo ostentato in tutte le salse nelle sue  quotidiane esibizioni occasionali o programmate.

Infatti capita assai di frequente sentirlo sostenere tesi assai importanti, come lavoro, occupazione, crescita ed altro, per nulla in linea con le relative statistiche ufficiali degli organismi preposti, dando la sensazione di voler contrabbandare la nostra Italia col paese di Bengodi.

Questa volta, però, sulla questione della flessibilità sul debito pubblico e sulle spese sostenute  per la moltitudine di migranti approdate sulle nostre coste, salvati ed assistiti, ha alzato il tono della voce sfidando apertamente i burocrati della Commissione Europea e (per quanto possa valere) ha la nostra solidarietà.

Non sappiamo se e quanto potrà durare questo stato di “ribellione”, peraltro legittima, ispirata dal desiderio di abbandonare l’avvilente lugubre cerimoniale di presentarsi sempre col cappello in mano ed accettare bovinamente il pesante fardello dei compiti da fare a casa, ma va riconosciuto che il segnale di un po’ di orgoglio italico si è avuto.

Com’è nostro costume, non intendiamo “criminalizzare” nessuno; non ne abbiamo il desiderio, né l’autorità e nemmeno l’autorevolezza, ma rivendichiamo con forza che  l’opinione di uno debba valere tanto quanto quella dell’altro, nel reciproco rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno.

Ciò premesso, però, quando le critiche più severe, al riguardo, provengono da personaggi come Mario Monti ed Enrico Letta, già alla guida degli ultimi due precedenti governi, allora si fa fatica a trattenere la propria disapprovazione.

Sotto l’aspetto personale e professionale, sono entrambi meritevoli del massimo rispetto, ma come Premier di un “Bel Paese” come il nostro, è opinione ricorrente che durante la loro permanenza a Palazzo Chigi, abbiano fatto poco e male.

Il più severo tra i due è stato il senatore a vita, Monti, il quale si è subito schierato con la Commissione Europea sentenziando che, così facendo,  finiremo presto come la Grecia, isolati ed emarginati nell’intero contesto dell’Eurozona.                                                                                                                               

All’’insigne economista e valente cattedratico, dobbiamo “tanto di cappello”, ma come politico crediamo che egli non passerà  certamente alla storia della nostra Repubblica come statista,  essendo  già transitato nel mondo dell’oblio.

Allo stato attuale delle cose, volenti o nolenti ci toccherà, quindi, convivere con Renzi, almeno fino alla scadenza naturale della legislatura, consapevoli (se ciò potrà consolarci), che egli rappresenta soltanto il “meno peggio” dell’attuale classe politica disponibile sul mercato italiano.

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