Politica

“….bambole!…..non c’è una lira!….”

Tino Scotti“….”bambole…. non c’è una lira!….”

era solito laconizzare, Tino Scotti che, nelle vesti dell’impresario teatrale ladro, dopo aver aggranfiato l’incasso della serata, all’atto di pagare le ballerine, che aspettavano ansiose la giusta ricompensa alla loro fatica quotidiana, tra stress da prove e stress da spettacolo, tentava di convincere queste che, tra tasse pagate e spese sostenute, non c’era rimasto niente per cui loro non potevano essere pagate. Erano i tempi gloriosi, inizio secolo scorso, in cui furoreggiava la rivista che, vestendo le belle Ballerine donne del balletto di lustrini e piume di struzzo, e riducendole a “bambole” di pensieri reconditi e proibiti, faceva sognare il suo pubblico… roba, ormai, d’altri tempi ma le situazioni si ripetono in un balletto che, non è più quello della rivista, ma che diventa “baraonda” in cui gli attori di muovono in una dimensione senza tempo e senza spazio, inducendo nei nostri cervelli, mediante codici comunicativi, che si sostituiscono gli uni agli altri nell’arco di mezza giornata, il tutto e il contrario di tutto e la frase dell’impresario ladro risuona di nuovo nello studio di Porta a Porta, ripetuta, questa volta, laconica, amara e fatalistica, da Daniela Santanchè; che cosa significa? È la crisi!….è la crisi che non concede tregua, ma le strade sono intasate di automobili che bruciano milioni se non miliardi di litri di carburante al giorno; nelle abitazioni private e, ancor più, in ogni ordine e specie di ufficio pubblico l’aria condizionata è al massimo regime, ma i notiziari informativi e politico-economici, parlano di disastro economico; stiamo “sempre” sull’orlo del “baratro” economico; disoccupazione ai massimi storici, debito pubblico alle stelle ecc., ecc. In questa baraonda di notizie tra allarmistiche e grottesche, a Bruxelles, il nostro bilancio, dopo che il Prof. Monti ha spolpato tutto il reddito fisso e la sua proprietà immobiliare, portando almeno una cinquantina di contribuenti al suicidio, è stato fatto quadrare politicamente ma non quadra contabilmente e il Presidente del Consiglio, Letta, canta vittoria per aver ottenuto dall’UE 1,5 mld di euro per assorbire la disoccupazione giovanile. Bene! Le vittorie che incrementano la creazione di poemi da decantare sono due; una è questa e l’altra è quella di Alfano, vice Presidente del Consiglio e ministro dell’Interno dell’attuale governo, che dichiara ai quattro venti che la presenza del PdL nel governo ha ottenuto il blocco dell’Iva al 21%, mentre era programmato l’aumento al 22%, ma questo perché l’aumento è stato sostituito dall’anticipo dell’Irpef portato dal 99% al 100%……beh…bella vittoria, non c’è che dire!, e il “non pagamento” dell’IMU sulla prima casa a dicembre; ma, attenzione!….ancora, da parte di Letta, non si parla assolutamente di “abrogazione”, ma, da parte di Alfano, si parla, comunque, di vittoria!….sorge spontanea una domanda: “…a che gioco stiamo giocando?….”. In questa grande baraonda, che sta diventando una bolgia, qualcosa non quadra, ma non è solo il bilancio. A Porta a Porta, Vespa, indicando le cifre della squadratura dei conti, impresse a chiare lettere sul croma-key, chiede spiegazioni a Daniela Santanché che, accoppiata, per diritto politico, alla ragazzina quarantenne del PD, Paola de Micheli, tronfia della condanna di Berlusconi, (come se con quella sentenza di condanna lei avesse risanato i conti pubblici), dichiara laconica e rassegnata, “…non ci sono i soldi….”. In questa situazione, innanzi tutto bisognerebbe chiedersi, il perché non ci sono i soldi, dal momento che questi sono stati pagati anche a caro prezzo, poi, dal momento che il sovrano è il popolo, bisognerebbe chiedersi ancora se, essendo il governo solo un amministratore del denaro del popolo sovrano, il popolo sovrano, dopo essere stato spolpato fino all’osso, non sia nel diritto di essere informato su quale strada hanno preso i suoi soldi, invece di andare a risanare i conti pubblici, per aver causato questa situazione; inoltre, l’aumento dell’acconto dell’Irpef, portato, con l’1%, direttamente al 100%, ci fa intuire che, siccome questo significa anticipo di un anno, presto, un anno anticipato non sarà più sufficiente e il governo, sia esso di sinistra, sia esso di destra, avrà la faccia di chiedere due anni anticipati e, poi, non bastando nemmeno questi, tre, quattro e, poi, i numeri sono infiniti…..ce lo insegnavano alle scuole elementari….. Secondo; in questa situazione, in cui Letta pende da Bruxelles e dai fondi UE per combattere la disoccupazione giovanile, c’è da chiedersi che politica economica sia quella che lui sta applicando con la sua presa di posizione: “adesso le imprese non hanno più alibi per non assumere” e, su questa presa di posizione, che ha del grottesco, perché non riusciamo a capire come è articolata e a che cosa di concreto sia finalizzata, ci chiediamo se il conclamato sostegno del Cavaliere, notoriamente esperto di questi problemi, a questa posizione di Letta, che non ha fondamenti scientifici economici reali, non sia indice che stia perdendo qualche colpo anche lui, adesso.

 

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