Cronaca

Arrestato l’ex presidente Autorità Portuale di Fiumicino, Gaeta e Civitavecchia

cc noeRoma, 21 marzo, Nella mattinata di ieri, nell’area aeroportuale di Milano Malpensa, i militari del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Roma – coadiuvati da quelli della locale Stazione Carabinieri e del NOE meneghino – hanno arrestato Moscherini Giovanni, già presidente dell’Autorità Portuale di Fiumicino, Gaeta e Civitavecchia dal 2001 al 2006, sindaco di quest’ultimo Comune dal 2007 al 2011, attualmente amministratore e legale rappresentante della G.B.U. Corporation srl, operante nel settore dell’edilizia, nonché dal 18 febbraio u.s. responsabile nazionale della portualità e dell’economia del mare per conto della compagine politica Forza Italia, in ottemperanza all’ordinanza di sottoposizione agli arresti domiciliari emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Civitavecchia, che aveva già portato all’esecuzione di analogo provvedimento, il 17 marzo u.s., nei confronti di De Francesco Vincenzo, collaboratore del suddetto Moscherini, ritenuti responsabili in concorso tra loro di tentata estorsione e di minaccia per costringere altri a commettere un reato.

L’indagine – condotta dai Carabinieri del N.O.E. capitolino e coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia – ha permesso di acclarare come il Moscherini stesse rientrando dall’estero in data antecedente rispetto a quanto comunicato da uno dei suoi avvocati alla predetta Autorità Giudiziaria.

Il provvedimento restrittivo eseguito dai Carabinieri scaturisce dalle risultanze dell’inchiesta sviluppata dal NOE dei Carabinieri e dal Corpo Forestale dello Stato operanti nella Capitale, che ha consentito di documentare come il Moscherini in concorso con il De Francesco avessero posto in essere un tentativo di estorsione.

In particolare, è emerso come il Moscherini avesse chiesto all’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta di intervenire abusivamente per favorire l’acquisto – per un importo compreso tra i 20 ed i 23 milioni di euro – di una cava di proprietà di una società viterbese, che avrebbe dovuto fornire il materiale lapideo necessario per la realizzazione di un appalto pubblico, minacciando di denunciare per non conformità delle relative forniture, tramite l’Associazione regionale estrattori del Lazio, i titolari delle cave ai quali erano stati assegnati i subappalti, peraltro con l’intendimento del Moscherini di procurarsi un ingiusto profitto pari all’8% del fatturato derivante dalla fornitura, quantificabile in almeno euro 1.600.000.

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