Cultura

Tu chiamalo figlio

cielo nuvole alberi
 
 
 
 
 
 
 
Tu chiamalo figlio
 
Distese
di ghiaccio o di cielo
di alberi verdi, distese.
Respirano, ci carezza il vento. Ascolta, silenzio.
Dischiudi gli occhi: filtrano raggi di vita
Spera lo sguardo
tra le nostre avventure vagabonde
in questa macchia fertile e verde
calpesta l’umido suolo.
Respira.
Respira la luce e sali
a toccare la tua porzione di cielo
quella che ci è dato sapere, trovare insieme.
Cammina, dammi la mano, rugiada. Cantare d’uccelli
richiami alla vita
Un canto, dell’acqua. Acqua tra le vene verdi della terra
Acqua sui nostri occhi
sui nostri corpi vergini.
Ridiamo. Ridi di noi amore, ridi della nostra bellezza, ridi di noi amore. Baciami. Ascolta di nuovo la terra.
E nuvole all’orizzonte vicine, si appresta la pioggia. Canterò ancora sotto la grigia e verde tempesta. Danzeremo e riposeremo nudi e in pace, mangiando i frutti succosi di terra. Rubiamoli, solo, accettiamone il dono.
Un giorno nel mio ventre esploderà la luce
Lì, nella fitta macchia
figlia della terra e degli alberi
figlia di un amore di terra di carne di verità.
Di nuovo in deserto
cerchiamo un cammino, richiamo di un padre,
esplode la luce
si estende il silenzio
tu dammi la mano
tu chiamalo figlio.
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