Cultura

MANNINO ESPONE I SOGNI DEL CAVALIERE ARANCIONE A MONTEFALCO

“Pensieri, parole e colori di pace”, questo è il vero significato della mostra di Giuseppe Mannino che si tiene a Montefalco (PG), nella splendida cornice del Chiostro di S. Agostino, promossa dal Circolo Culturale Don Brizio Casciola.

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(don Chisciotte a caccia)

Una trentina di opere quasi tutte incentrate sul connubio poesia – pittura, che consentono al visitatore di avvicinarsi alla poesia attraverso il richiamo dei colori, con il sogno motivo ricorrente.

Per Mannino questa mostra rappresenta “un catalogo di sogni”. Sogni speciali e straordinari, come sono i sogni del Cavaliere Arancione, cioè quelli del sognatore per antonomasia: Don Chisciotte della Mancia. 

Un virgulto inattesa, che sembra aggrappato all’artista siciliano per tornare tra i vivi, come scrive Luciana Gabbrielli, filosofa ed esperta di Taoismo (autrice tra l’altro del libro “Da dove viene la polvere? – Il vuoto nei testi dei Taoisti- Ed. Pagine, 2011”) che aggiunge: “Mancava qualcuno che facesse un grande affresco della condizione umana. Mannino lo fa con i suoi colori, i bronzi enigmatici e le poesie”.

E Mannino, nel suo testo per il catalogo della mostra, “I sogni del Cavaliere Arancione”, spiega il percorso seguito.

Sostiene Mannino: “Fare un affresco della condizione umana è un sogno: è come vedere il cielo in una stanza. Devi immaginarlo con l’ignoranza della fantasia. Non ci sono regole prestabilite. Gli esseri umani hanno bisogno di usare l’immaginazione di una meta, che per i poveri è quasi sempre in salita ed a volte è anche innaturale, come il volo di un pesce fuori dall’acqua. C’è chi non riesce ad ambientarsi lontano o fuori dalla propria aria natia e la meta agognata diventa il luogo di partenza. E’ il sogno del ritorno, che quasi sempre è difficile da realizzare. Solo le anguille di acqua dolce, e non tutte, riescono a riprodursi e a morire nei luoghi di partenza: nel Mar dei Sargassi (tra Le Antille e Le Azzorre), magari strisciando sull’erba fuori dall’acqua, come serpi. Le anguille riescono a trasmettere questo bi-sogno (doppio sogno) di andata e ritorno ai loro discendenti. Alle Gole dell’Alcàntara, dove sono nato, ci sono le anguille che compiono questa doppia odissea di oltre diecimila chilometri.”

“Questo mio ragionamento – continua l’artista –  può sembrare incomprensibile o sconclusionato, ma solo in apparenza; in verità si tratta di una sorta di ozio mentale conseguente ad una voluta ricerca di un vuoto di idee nel tentativo di ricreare una artificiosa povertà spirituale: cioè una condizione di ignoranza necessaria per stimolare la fantasia. Nulla c’è di più ingegnoso della povertà spirituale nell’ozio mentale: con la povertà e l’ozio i sogni prosperano più facilmente, soprattutto per chi è predisposto alle fantasticherie. Un metodo ben conosciuto da Don Chisciotte, che chiunque di noi può provare ad applicare.”

E conclude: “Io ci provo spesso, utilizzando il pensiero ed i tre elementi che sono la materia prima di ogni pensatore e cioè la MEMORIA, la REALTÁ, il SOGNO. La memoria è il PASSATO, la realtà è il PRESENTE, il sogno è il FUTURO. Senza la memoria non c’è futuro. Sono dunque i ricordi il “companatico” dei sogni; un companatico buono come la cipolla.”

 

LA MOSTRA RESTERA’ APERTA FINO AL 5 OTTOBRE – ORARIO: 11-13   15-18

ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTURA E SPORT –  COMITATO PROVINCIALE VITERBO Tel.0761626783 – 3683065221 Email: viterbo@aics.it Via Resistenza,3 – 01037 Ronciglione

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