Dopo il nostro richiamo, si ricordano di Gabriele D’Annunzio

Come ricordato nel recente articolo su questa testata dal titolo: “II SOMMO GABRIELE D’ANNUNZIO DIMENTICATO DAGLI ITALIANI?” del 18 febbraio decorso, sono iniziate in sordina le celebrazioni dei  150 anni dalla nascita del Poeta Soldato e tra queste troviamo la pubblicazione di un interessante libro di  Giordano Bruno Guerri dal titolo ” LA MIA VITA CARNALE” (Mondadori), ricco di curiosità sugli ultimi anni di vita del Vate, tra il 1921 e il 1938.

Guerri, già autore di “D’ANNUNZIO L’AMANTE GUERRIERO” (Mondadori), è anche il  Presidente della importanteFONDAZIONE DEL VITTORIALE DEGLI ITALIANI”, che si occupa della conservazione dell’ultima monumentale dimora e degli archivi. Proprio grazie a questo ruolo Guerri ha avuto accesso a documentazioni inedite attraverso le quali ha realizzato questo nuovo volume che indaga sulle abitudini più intime del grande Scrittore avendo potuto leggere, tra le altre cose, il diario di Aélis Mazoyer, l’amante-governante francese che affiancò D’Annunzio dal 1910 fino alla morte. In quel documento anche interessanti notizie sulla vita di tutti i giorni al Vittoriale, dove abitavano anche la pianista veneziana Luisa Bàccara, la vera padrona di casa ed ex amante del Vate, e talvolta anche Maria Hardouin di Gallese, sua legittima consorte. “Racconto molto della sua vita sessuale”, ha dichiarato Guerri in un’ intervista al Giornale, “ma c’è tanto spazio per il cibo…. Ho ritrovato migliaia di lettere dedicate a “Suor Intingola”, al secolo Albina Bevecello, la cuoca, particolarmente brava a cucinare frittate di cui il Poeta era goloso….. Lui però non la sedusse mai, è l’unica che si è salvata nel personale della casa probabilmente perchè grassottella ovvero troppo preziosa per rischiare di perderla”. Tutto qui per il grande d’Annunzio? Perché, da decenni, preferibilmente si discetta con sterminata pubblicistica solo sulle sue acrobazie e abitudini sessuali e null’altro, mentre con piacere constatiamo che a completamento di questo irrilevante aspetto di vita oggi sono illustrate anche le sue preferenze ghiotte a tavola, in particolar modo per le frittate? Perché le Università e la grande critica letteraria in occasione del centocinquantesimo dalla nascita non hanno promosso convegni cui far affluire anche studiosi stranieri per una rivisitazione moderna del grande Poeta? Per fortuna, giunge in soccorso l’illustre critico letterario ERNESTO FERRERO che su “STAMPA.it” del 5 settembre 2012 autorevolmente ha scritto: “”L’unico italiano capace di fare una rivoluzione….” secondo Lenin che faceva riferimento all’impresa di Fiume, certamente un giudizio molto lusinghiero per lui, meno per gli Italiani, maestri di trasformismi gattopardeschi ma per nulla portati alle idee forti e radicali; ma il Vate pescarese di rivoluzioni ne ha messe in atto parecchie e adesso che è alle porte il 150° della nascita (12 marzo 1863) bisognerà tornare a fare i conti con lui. Eppure, l’Inimitabile  è stato il solo scrittore italiano che si sia imposto in Europa, osannato a Parigi, ammirato da Sarah Bernhardt e da Debussy, da Proust e da tanti altri. Con lui l’Italia tornava improvvisamente a essere degna della sua alta cultura tanto che nel 1897 Gide arrivava a dire che la letteratura italiana, data per morta quanto quella spagnola, tornava ad attrarre l’attenzione di tutta Europa. Facendo della propria vita un’opera d’arte, scrive Ferrero, d’Annunzio aveva confezionato un qualcosa che ancora non si era visto, il poeta guerriero, il letterato d’azione, il dandy al di sopra d’ogni norma e regola, il superuomo capace di stupire con effetti speciali, il maestro d’eleganze inarrivabili, la guida culturale, il sacerdote della bellezza, l’artista supremo, il nume nazionale, addirittura anticipando i tempi lo sdegnato tutore dell’ambiente e dei beni culturali contro gli scempi edilizi””. Definito il “Precursore del Fascismo”, in realtà ne era lontano mentre  Mussolini ne temeva il carisma in quanto il Vate ambiva di proporsi agli Italiani come un’alternativa allo stesso Duce. “D’Annunzio è stato presentato come un pazzo, come un istrione, come un nemico della patria, come un seminatore di guerra civile, come un nemico di ogni legge umana e civile”, scriveva Antonio Gramsci nel 1917, mentre in quegli anni davvero difficili molti, da destra e da sinistra, si rivolgevano a Lui per la ricerca di una guida in grado di salvare l’Italia. Proprio nel 1923, Ernest Hemingway auspicava: “In Italia sorgerà una nuova opposizione e sarà guidata da quel rodomonte vecchio e calvo, forse un po’ matto, ma profondamente sincero e divinamente coraggioso, che è Gabriele d’Annunzio”. Le cose, sappiamo, andarono però diversamente perché il Vate si era rifiutato di ricevere Gramsci come anche delegazioni di gerarchi fascisti, definiti “demagoghi che credono di aderire alla realtà e non aderiscono se non alla loro camicia sordida”. Si era però benignato di ricevere al Vittoriale l’inviato dei Soviet, Cicerin, e lo stesso Mussolini, mentre, tutto preso dalle sue alte idee,  si oppose sempre a “..quel pagliaccio feroce..” di Hitler. Quindi, più che di amplessi ancorchè estetizzanti e lirici, indubbiamente fonte di ispirazione letteraria, si attendevano per questa importane ricorrenza iniziative più significative che lumeggiassero meglio dal punto di vista letterario e storico colui che fu una vera e propria leggenda vivente; Lui, il vero futurista che non si limitò a scrivere manifesti, ma rischiò la vita in imprese eccezionali come quella con le motosiluranti della “Beffa di Buccari”; il “Volo su Vienna” (con un biposto adattato per lui  con la  “sedia incendiaria” poggiata direttamente su un serbatoio aggiunto); l'”Impresa fiumana”. Nessuno, come Lui, ha saputo cosa stimolava realmente le folle; nessun’altro come Lui ha saputo suscitare emozioni e farsi mito vivente. Quindi, delusi come siamo, non possiamo non concludere con il titolo del precedente articolo prima citato: ” II SOMMO GABRIELE D’ANNUNZIO DIMENTICATO DAGLI ITALIANI?” Oggi, alla luce delle risultanze delle recentissime elezioni politiche, possiamo motivatamente affermare che gli Italiani, gravati da decenni di malgoverno di corrotti e corruttori hanno (poveri loro e poveri noi!) davvero dimenticato l’alta scuola di somma Cultura e di Grande Italianità di GABRIELE “ARIEL” D’ANNUNZIO!

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