23 settembre 1943. Salvo d’Acquisto

23 settembre 1943. Salvo d’Acquisto

Quant’era bello! La fronte co’ ‘na ciocca,
co’ l’occhi ar mare e’ piedi in de la fossa;
pure ‘n mezzo soriso in su la bocca
e co’ ‘na mano su la banda rossa.
Er nome suo, manco pe’ fallo apposta,
voleva di’: “ Te Salvo, stai sereno”
come ch’a dì: “Qualunque cosa costa;
ce penzo io, che pago un po’ de meno”.
Per rappresaija dovevano mori’
più de venti persone der paese.
Salvo andiede dar tedesco pe’ capi’,
ma quello nun capiva e lui s’arrese.
“So’ er comandante de li carabbinieri”,
ije disse, “e , quanto è vero che c’è Dio,
la bomba che quarcuno ha messo ieri,
beh, quella bomba ce l’ho messa io”.
Er téutone ije dice d’anna’ via,
ije dice de penza’ li fatti suoi.
Salvo resiste e co’ ‘n Ave Maria
scerse er sentiero ch’imboccano l’eroi.
Mo a Palidoro ijanno messo er marmo
Indove l’hanno acciso ne la fossa;
dov’era sceso, cor soriso e carmo,
la mano sempre su la banda rossa.

©FrancescoD’Agostino©DirittiRiservati©

Salvo Rosario Antonio D’Acquisto (Napoli, 15 ottobre 1920 fucilato a Torre di Palidoro -Roma- 23 settembre 1943).
È stato un Vice Brigadiere dei Carabinieri.
Insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria per essersi sacrificato il 23 settembre 1943 per salvare degli ostaggi che i tedeschi volevano fucilare.
Innocente, si dichiarò responsabile di un attentato che non era mai avvenuto.
Le sue indagini avevano concluso che due soldati tedeschi era morti per l’esplosione accidentale di alcune bombe in loro possesso. Il comandante tedesco non volle sentire ragione e ordinò la rappresaglia. Visto vano ogni tentativo di convincere l’occupante, affermò di essere l’autore dell’attentato chiedendo il rilascio dei 22 ostaggi. Uno dei primi atti di Resistenza.

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