I CARABINIERI RICORDANO L’APPUNTATO ROMANO RADICI A 30 DALLA SUA UCCISIONE

Onore all’ eroico appuntato Romano Radici, della gloriosa 2^ sezione autoradio del Nucleo Radiomobile Carabinieri di Roma, caduto sul fronte del dovere il 5 dicembre 1981!

Ad ottobre dell’anno scorso, per lodevole iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roma, fu a lui intitolata l’area verde nei pressi della Piramide Cestia; mentre, il 28 marzo del 1988, gli era stata meritoriamente intitolata la Caserma Carabinieri di Roma Tor Bella Monaca.
Il 5 dicembre, si è svolta invece la cerimonia commemorativa in occasione del 30° anniversario della sua eroica morte, con la deposizione, da parte del Colonnello Maurizio Mezzavilla, Comandante Provinciale di Roma, a nome dell’ intera Arma dei Carabinieri, di una corona di alloro alla Lapide che ricorda il Caduto, posta all’ingresso della Caserma del Nucleo Radiomobile di Roma, in Via dell’Oceano Indiano.
Ho conosciuto l’ Appuntato Radici nel periodo in cui comandai l’ “effervescente” 2^ Sezione Autoradio del Nucleo Radiomobile di Roma, alla fine degli anni ‘70, con sede distaccata presso la Caserma di Roma San Sebastiano , sull’ Appia Antica. Persona seria e matura, lavorava con grande professionalità. Ricordo che quando furono assegnate alla nostra Sezione le prime Alfa Romeo Alfetta 1,8 (con calandra grande, per intenderci), quale inizio della sostituzione delle vecchie ma ancora superefficienti Giulia Super (l’indimenticato “Biscione”), rappresentò il suo dispiacere che il “suo” equipaggio non fosse stato gratificato con la nuova assegnazione. Capì, da saggio qual’era, che due sole macchine, appena giunte, non potevano contestualmente sostituire l’ intero parco autoradio della Sezione, e ci si scherzò su.
Ma, l’ episodio maggiormente significativo, fu quello dell’ ordine scritto pervenuto dal Comando Legione sul trasferimento di Radici al Minuto Mantenimento, in qualità di elettricista. Leggendo il messaggio, pensai che Romano si fosse fatto raccomandare, magari per evitare “le notti” e i disagi del servizio esterno. Non era così. Probabilmente, “qualcuno”, avendo “orecchiato” dei suoi precedenti di mestiere, in verità cospicui, durante la vita civile, prima del suo arruolamento, aveva pensato bene di segnalarlo superiormente.
Quando Radici,con occhi desolati, venne da me con il messaggio in mano, capii come stavano realmente le cose. Andai al Comando di Legione, e trovai comprensione da parte dei superiori. La verità è che allora, nei cosiddetti “ anni di piombo”, la funzionalità dei reparti, soprattutto quelli di eccellenza, era tenuta in giusta cura. C’ e’ da dire, a posteriori, che se avessi trovato maggiore rigidità, probabilmente Romano, oggi, vivrebbe ancora con la sua cara Famiglia e con gli amici.
Ma questo, lo sappiamo, costituisce il gran mistero della vita, dono di Dio, i cui disegni sfuggono a noi comuni mortali.
Nel tempo, e ancora oggi, sono rimasto in contatto, spesso telefonico, con la moglie di Romano, per scambiarci notizie, e, da parte mia, per far sentire il calore della solidarietà e dell’ amicizia dei vecchi commilitoni,
quell’ Amicizia, quella vera con l’ “A” maiuscola, che è sentimento che non si ferma certamente al cancello del Cimitero!
Questi i fatti, per i quali Romano perse la vita da vero combattente della legalità.
Domenica mattina del 5 dicembre 1981, Radici effettuava il suo servizio con il Brigadiere Massimo Rapicetti. Arrivati nei pressi della Piramide Cestia, notavano due giovani sospetti seduti sulle panchine dei giardinetti, per cui decidevano di controllarli. Rapicetti rimase vicino alla macchina, mentre Radici si diresse verso i due ragazzi che subito si alzarono, allontanandosi velocemente.
Invitati da Radici ad avvicinarsi per un controllo,uno dei due estrasse repentinamente la pistola sparando contro l’Appuntato, che cadde al suolo privo di vita, puntando contestualmente l’arma su Rapicetti, che subito rispose al fuoco. Ciò non impedì al delinquente di impossessarsi dell’autovettura di un passante per fuggire.
Si chiamava Pasquale BELSITO, mentre l’altro era Ciro LAI, entrambi pericolosissimi terroristi dei NAR. Pensare che il giorno prima, i predetti , in compagnia di altri due sodali di crimini plurimi e reiterati, ammantati di ideologia pseudo-politica di nome Alessandro ALIBRANDI e Walter SORDI, avevano teso un agguato ad una “Volante” della Polizia, ferendo mortalmente l’Agente Ciro Capobianco e ferendone un altro. La reazione del terzo Agente fu risolutiva: Alibrandi venne ucciso con un proiettile in testa. A questo punto, gli altri tre delinquenti salirono a bordo della Volante della Polizia, con all’interno il povero agente Ciro Capobianco, agonizzante, fuggendo lungo la Statale Flaminia e arrestandosi sotto il cavalcavia di Grottarossa, dove, armi in pugno, fermarono la 128 di un automobilista di passaggio con la quale proseguirono la fuga.
Questi due gravissimi episodi, da soli, sono sufficienti a dare la misura di quei tempi nella Capitale, e a mettere in luce il difficile e pericolosissimo servizio delle nostre Forze dell’Ordine in quell’epoca.
Proprio per questo, devo dire che la ricompensa al Valore concessa a suo tempo alla Memoria di Romano (Medaglia d’ Argento al Valor Civile), fu ritenuta alquanto modesta rispetto all’ entità del suo operato.
In quell’ atto, infatti, c’e’ tutta la nobile essenza del Caduto; la sua generosità; la sua imperturbabile professionalità; il suo coraggio; l’ amore per la sua missione di Soldato della Legge, ma, soprattutto, intravediamo quel grande rispetto che Egli aveva per la gente, anche se di malaffare, da Lui ritenuti cittadini da soccorrere e aiutare, magari anche da redimere , se necessario.
Onore a Te, grande Carabiniere e maestro di vita ; esempio delle migliori virtù intimamente vissute, praticate e sofferte! Da lassù, proteggi tutti i Carabinieri dei vari Nuclei Radiomobili d’Italia, vere sentinelle dello Stato! Nel mio ufficio,ovunque sia stato, in Campania, in Calabria, in Puglia , come a Roma e a Padova, da trent’anni, sulla mia scrivania, come la moglie di Romano ben sa, per avermene fatto gradito dono, ho sempre avuto la foto di un “Ragazzo di nome Romano”: un giovane Appuntato, trentottenne, alto, moro, elegante, dall’espressione intensa, a fianco della Sua autoradio Alfetta , questa volta certamente e motivatamente la migliore, la più nuova e scattante della “gloriosa” 2^ Sezione Autoradio del Nucleo Radiomobile della Capitale “distaccata (come ancora diciamo noi “veterani”), in San Sebastiano”!
 
 
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