Roma

Arrestati i due romeni componenti della “banda del tombino”. Un terzo, denunciato per spaccio

carabinieri polsi manetteRoma, 16 gennaio 2017 –  Era  da novembre che due delinquenti, dopo aver asportato i chiusini di tombini in ghisa per le strade della Capitale, li utilizzavano per scaraventarli contro le vetrine dei loro obiettivi per aprire una breccia e derubarli, incuranti del pericolo che creavano ai mezzi o persone che, passando,  cadevano nel vuoto.

Erano ormai decine i colpi portati a compimento segno tra Ponte Milvio e Corso Francia ma vengono esaminati altri sfondamenti avvenuti,  con lo stesso modus operandi,  nelle zone di Trionfale, Prati, Parioli e al Centro Storico. Dalle telecamere di sorveglianza, risultavano essere autori  sempre i soliti due.

E proprio dallo studio delle immagini che i Carabinieri della Stazione Roma Ponte Milvio comandanta dal Luogotenente Giampaolo Fortieri, in collaborazione con i militari del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trionfale e del Nucleo Cinofili, sono riusciti a dare un nome  ai due componenti della cosiddetta “banda del tombino”, identificandoli per due cittadini romeni, un 22enne e un 26enne entrambi con precedenti ma liberi di continuare, impuniti, la loro attività criminale.

Gli elementi probanti ed inconfutabili raccolti dagli investigatori dell’Arma, hanno consentito alla  Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma di emettere un decreto di fermo di indiziato di delitto a carico dei due, per i reati, rispettivamente, di furto e ricettazione.

Nel corso delle operazioni che hanno portato al fermo dei due malviventi  e nella conseguente perquisizione domiciliare, i Carabinieri rinvenivano e sequestravano  gli abiti utilizzati durante i colpi, buona parte della refurtiva e oltre 13mila euro in contanti in un’abitazione della zona di Prima Porta che la banda utilizzava per stoccare i proventi delle loro scorribande.

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Nello stesso contesto è stato denunciato, a piede libero, un altro cittadino romeno di 25 anni che condivideva con i suoi connazionali lo stesso appartamento per spacciare droga.

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