Roma

Operazione “Amico mio”. Sei le persone arrestate

Roma, 24 novembre 2018 – Dalle prime luci dell’alba, gli uomini della Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Roma, hanno dato esecuzione di sei provvedimenti restrittivi di custodia cautelare in carcere, richiesti dai P.M. del gruppo reati contro il patrimonio e stupefacenti, oggetto delle indagini dell’ “operazione Amico Mio”.
La retata si collega con la maxi operazione operata al quartiere ‘Tufello’ la scorsa settimana.
Le complesse e laboriose indagini, hanno interessato il periodo compreso tra giugno 2016 ed il mese di gennaio 2017 ed ha consentito di raccogliere chiari elementi probatori a carico dell’organizzazione criminale, confermando l’operatività del gruppo sul territorio capitolino, con particolare riguardo ai quartieri di Ponte di Nona, Centocelle, Prenestino, Valle Martella e nella zona di San Cesareo alle porte di Roma.
Al vertice del sodalizio si colloca D.W. C., noto appartenente alla criminalità romana.
La denominazione “Amico Mio”, trae origine dal modo di salutarsi che lo stesso D.W. aveva con i suoi interlocutori ai quali si rivolgeva eseguendo un fischio caratteristico seguito dalla parola “Amico Mio”.
In particolare D.W. C., storico acquirente/rivenditore di cospicue quantità di sostanze stupefacenti, si avvale dei sodali P. S. e Z. F. per le consegne ai vari clienti i quali fungono da corrieri occupandosi non solo delle consegne ma altresì della riscossione del provento dell’illecito traffico ed, infine, di custodire le armi.
D.W. si era anche fatto costruire un apposito mobile, vera opera di ingegneria, in quanto consentiva di occultare stupefacenti ed armi attraverso un sistema di doppifondi e serrature. L’uomo, inoltre non disdegnava di ricorrere alla forza intimidatrice attraverso la minaccia dell’ utilizzo delle armi per riscuotere i crediti dai debitori morosi. Per sicurezza, D.W. custodiva armi e stupefacenti in diversi punti della zona sud della Capitale, sia all’interno delle abitazioni dei suoi sodali, sia all’interno di box non direttamente riconducibili a lui medesimo. Infatti, nel corso dell’indagine,
armi e stupefacenti sono stati rinvenuti e sequestrati nelle abitazioni, con il conseguente arresto dei due fidati collaboratori di D.W.: Z. F. e P. S..
L’attività investigativa portava, verso la fine di Agosto 2016, ad un collegamento paritario nel contesto di gestione della compra-vendita di sostanza stupefacente tra D.W. C. e M. A..
Anche M. si avvaleva di una serie di sodali che impiegava nella vendita dello stupefacente e nella riscossione dei proventi ed utilizzava un linguaggio criptico per impartire agli stessi direttive nella gestione delle compravendite.
Difatti M. nelle comunicazioni telefoniche con il suo braccio destro, R. M., affettuosamente chiamato “Ciccio”, utilizzava il termine “ufficio” per indicare l’abitazione dello stesso M., il termine “scrivania” per indicare la cassetta delle lettere dove si scambiavano, di volta in volta, ora lo stupefacente, ora il denaro, ed infine il termine “assegno” per indicare lo stupefacente che doveva essere prelevato dalla “banca”, abitazione di R. M..
Gli Agenti della Polizia, dopo aver decifrato il linguaggio, hanno potuto operare il sequestro di un ingente quantitativo di droga del tipo cocaina ed eroina, nonché al sequestro di una pistola con matricola abrasa, il tutto rinvenuto nell’abitazione di R., appunto “la banca”.
L’attività illecita del sodalizio non aveva risparmiato il quartiere del Tufello, infatti M. riforniva di eroina il capo piazza di Via Tonale, B. P..
Nel corso dell’indagine sono stati tratti in arresto in flagranza di reato ex art. 73 D.P.R. 309/90 sette pregiudicati romani e si è proceduto al sequestro di due pistole semiautomatiche, un revolver e di oltre 15 kg di sostanza stupefacente.

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