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Maratona di Boston: condannato a morte l’autore Dzokhar Tsarnaev. Reclama Amnesty International che però finge di ignorare le atrocità negli altri Paesi

boston attentato MARATONA 2013Maratona di Boston: condannato a morte l’autore Dzokhar Tsarnaev. Reclama Amnesty International che però finge di ignorare le atrocità  negli altri Paesi

L’attentato avvenuto il 15 aprile 2013, costò la vita a tre persone, di cui un bambino di 8 anni

Boston. 15 maggio – Corte Federale di Boston. Lo Stato contro Dzokhar Tsarnaev, di origine cecena. Dozkhar deve rispondere di trenta capi d’accusa, quattro dei quali per omicidio e di cui 17 prevedono la pena di morte. 

Dopo 14 ore di camera di consiglio, i 12 giurati nella corte federale di Boston, facendo propria l’arringa dell’accusa “L’imputato merita la pena di morte non perché è violento, ma perché è crudele. Per la sua volontà di distruggere la vita di altre persone per un’idea”,  lo hanno riconosciuto colpevole di tutti i 30 capi di imputazione, decidendo per la pena di morte. L’esecuzione avverrà  mediante un’iniezione letale.

Determinanti le aggravanti della premeditazione, la pianificazione dell’attacco, la crudeltà e l’efferatezza del crimine, l’uso di armi di distruzione di massa, l’aver causato la morte di un bimbo innocente, l’aver preso di mira un evento sportivo iconico, la maratona più antica della storia degli Stati Uniti. 

Dzhokhar, presente in aula,  ha ascoltato la sentenza in silenzio, con le braccia incrociate, senza dimostrare  particolari emozioni. Al termine della lettura della sentenza, si è alzato allontanandosi dall’aula senza dire nulla.

Dzhokhar sarà trasferito nel braccio della morte del penitenziario di Terre Haute, in Indiana, in attesa dell’esecuzione che potrebbe arrivare anche tra qualche anno.

Fuori dal tribunale,  la solita  protesta della decina di attivisti che si battono contro la pena di morte.

L’attentato

Alle ore 14,45 del 15 aprile del 2013, mentre era in corso lo svolgimento della storica maratona di Boston, vicino alla linea del traguardo, esplosero contemporaneamente due bombe  che provocarono l’immediata morte di tre persone, fra cui un bambino di 8 anni, ed il ferimento di più di 260 persone.  Le bombe erano state costruite artigianalmente usando due pentole a pressione riempite di esplosivo a basso costo, chiodi, cuscinetti e pezzi di metallo.

Dall’esame dei video di sicurezza, il 18 aprile l’Fbi identificava due persone sospette di origine cecena: Tamerlan Tsarnaev, 26 anni, e il fratello minore Dzhokhar Tsarnaev, 19 anni. Tamerlan Tsarnaev era stato segnalato nel 2011  dai servizi segreti russi come un sostenitore del fondamentalismo islamico. Sempre il 18 aprile, mentre erano in fuga, i due uccidevano Sean Collier, un poliziotto di  27 anni. Il 19 aprile, i due venivano intercettati dalla Polizia e, dopo un inseguimento, nel conseguente conflitto a fuoco, Tamerlan Tsarnaev veniva ucciso mentre Dzhokhar Tsarnaev rimaneva ferito e rintracciato dopo aver tentato una nuova fuga.

Il 4 marzo 2015 si è aperto il processo a carico di Dzhokhar Tsarnaev. Stasera la sentenza di colpevolezza e la condanna  a morte.

Dal letargo, coraggiosamente, rispunta Amnesty International: “Condanniamo gli attentati avvenuti a Boston due anni fa e piangiamo la perdita di vite e le gravi ferite che hanno causato. Tuttavia, la pena di morte non è giustizia. Essa non fa altro che aggravare la violenza e non dissuade altri da commettere simili crimini in futuro”.  

Chi sa come mai, non fiata per le atrocità commesse negli altri Paesi…

Attendiamo che la Giustizia faccia il suo corso, altro che falso perbenismo!

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