Cronaca

Ancora allarme criminalità in Veneto

treviso ex sindacoRoma, 9 Marzo – Su “la Repubblica” del 6 marzo, a pag.23, un ampio servizio dell’inviato Paolo Berizzi su Graziano Stacchio “”…I tormenti del benzinaio che uccise il rapinatore…. “Non sparate in mio nome basta con il Far West””. Sì, in Veneto i residenti sparano ai ladri con i fucili:”Facciamo come il benzinaio Stacchio”. Così leggiamo sul “Corriere del Veneto”: “Abbiamo preso i fucili e abbiamo sparato. Sembrava un Far West. Ma bisogna fare così, farsi la legge da soli, fare come il benzinaio Stacchio”.

Ad armarsi e sparare contro i ladri che nell’ennesimo raid hanno preso di mira la frazione di Faè di Oderzo, in provincia di Treviso, sono stati i residenti. Perché l’esasperazione e la paura della gente per le bande di malviventi che scorrazzano in provincia ha ormai lasciato il posto a nuovi sentimenti, a cominciare dalla rabbia.

E ogni volta la reazione è più forte.

Se fino a qualche settimana fa la cronaca raccontava di mazze e sassi scagliati contro i banditi in fuga, ormai sono tanti i cittadini vittime di furti che dicono di volersi armare o che lo hanno già fatto. Lunedì sera a Faè quell’intenzione si è concretizzata. A capeggiare la rivolta armata è stato Sandro Magro, imprenditore 48enne.

Tanta paura in quell’area della Marca trevigiana non è certamente recente; diremmo che  è più che giustificata proprio  perché a pochi chilometri da Oderzo, a Gorgo al Monticano, furono barbaramente trucidati i coniugi Pelliciardi nella notte del 21 agosto del 2007; due anziani coniugi, custodi (non proprietari) di una grande villa, che furono sorpresi nel sonno da banditi che li uccisero brutalmente dopo averli vilmente torturati per costringerli ad aprire la cassaforte. Un delitto orrido, di violenza inaudita. Il paese restò sconvolto, ma fu l’intero Veneto e tutto il Nordest a ritrovarsi profondamente turbato. Mentre le polemiche furono furiose, con la Lega-Nord che rilanciava le inutili ronde padane a presidio del territorio, si giunse presto all’arresto di tre sospettati grazie alle serrate indagini condotte dai bravissimi Carabinieri della Provincia di Treviso. Gli assassini, un ragazzo romeno di vent’anni e due albanesi, entrambi irregolari, pregiudicati, fuori da galera in anticipo grazie all’indecente indulto varato l’anno prima dal Parlamento in compatta formazione bipartisan.

Come è cambiato il Veneto e l’intero Nord Est da allora? La valutazione in verità può estendersi oggi a tutta l’Italia. Sul piano legislativo poco o nulla si è fatto, anzi..; dal punto di vista emotivo, la maggior parte della gente ha abbassato i toni sconfortata e rassegnata per la modestia della politica a fare cose in sua difesa, mentre non pochi sono pronti a difendersi da soli.

Lo abbiamo visto e lo vedremo ancora! Tutti sanno che oggi omicidi, ma soprattutto assalti alle case, furti e scippi assillano gli Italiani grazie alla crisi economica che moltiplica i reati e aumenta la paura mentre le statistiche  testimoniano questa nuova emergenza, avvertita più dai cittadini che dalle Istituzioni che sembrano non accorgersene.

E tutto si verifica mentre le Forze dell’Ordine, ancora più di ieri alle prese con tagli di personale e di fondi, fanno miracoli a fronteggiare l’offensiva della criminalità di strada soprattutto straniera. Come poi non aggiungere il pericolo terroristico islamico che è ormai prossimo alle nostre frontiere e probabilmente si è già radicato nelle nostre città?

Tornando al duplice omicidio di Gorgo, per far comprendere il clima di paura che avvolgeva otto anni fa la Provincia di Treviso, segnalo quanto scritto da Gianfranco Bettin, noto sociologo mestrino, nel suo interessante libro edito da Feltri­nelli nel 2009 e intitolato “Gorgo. In fondo alla paura”. Un capi­tolo s’intitola “Un delitto per­fetto” e il suo contenuto fa rabbrividire, raccontando anche  di Arthur Lleshi, l’albanese “che si tolse la vita impic­candosi in carcere, e anche que­sto contribuì a dare il senso di una qualche forma di giustizia compiuta. Ma nella sentenza di Treviso c’è anche scritto a chiare lettere che il ‘quarto uomo’, di fatto il secondo esecutore mate­riale del massacro assieme al sui­cida, esiste con certezza. L’altro soggetto, l’altra ‘bestia feroce’, per usare le parole dello stesso PM, la più pericolosa per­ché la più scaltra, è dunque in li­bertà. Se finirà così, il suo sarà stato un orrendo, insopportabile delitto perfetto”. Bettin spiega perché lo sconosciuto sia il più pericoloso. “È lucido e non ‘fatto di coca’ come gli altri, usa i guanti, non porta con sé telefoni cellulari accesi. Infierisce scienti­ficamente sui coniugi, li tortura inducendoli a dare informazioni e poi se ne va, certo, peraltro, che nessuno degli altri farà mai il suo nome. È un uomo che fa una paura tremenda ma su di lui non c’è un solo indizio tanto che la Procura ha archiviato la parte dell’inchiesta che lo riguarda”.

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