Cosenza, 2 febbraio 2018 – A seguito di esposto pervenuto alla Procura della Repubblica di Cosenza in relazione all’inquinamento del fiume Crati, i Carabinieri Forestali del Nucleo Investigativo (NIPAAF) di Cosenza, coordinati dal Procuratore Capo dott. Mario Spagnuolo e dal Procuratore Aggiunto dr.ssa Marisa Manzini, ricorrendo anche alle intercettazioni telefoniche e videosorveglianza, hanno svolto una serie di indagini che hanno permesso di accertare che i dipendenti della Geko Spa, società incaricata della gestione dell’impianto di depurazione, scaricavano illegalmente un ingente quantitativo di liquami direttamente nel fiume Crati.
Gli operai, seguendo le direttive impartite dal loro coordinatore e dal direttore dell’impianto,usando due bypass, uno generale in testa all’impianto e uno posto a monte della sezione ossidativa, sversavano ripetutamente quantitativi di liquami nel corso d’acqua, senza effettuare alcun tipo di trattamento depurativo. Tale illegale azione, aveva provocato una compromissione e un deterioramento, significativo e misurabile, delle acque del Fiume Crati e del relativo ecosistema alterandone composizione chimica, fisica e batteriologica nonché l’aspetto e l’odore.
All’atto dei controlli il personale del depuratore, su disposizione dei “capi”, azionavano i bypass simulando il normale funzionamento della linea depurativa. Terminato il controllo, rimettevano in funzione il sistema illecito, ritornando a scaricare direttamente nel fiume, ben consci che alcune sostanze non fossero in linea con i valori tabellari previsti dalla normativa e falsificando inoltre gli esiti delle analisi inviate alla Provincia di Cosenza.
Infatti, i regolari controlli effettuati dai Carabinieri Forestali ed analizzati dall’Arpacal, evidenziavano come il livello di escherichia coli (specie di batterio più nota del genere Escherichia, costituente parte integrante della normale flora intestinale dell’uomo e di altri animali. Pur se la maggior parte dei ceppi sono innocui, ne esistono tuttavia alcuni che mettono a rischio la salute umana, causando disturbi di diversa gravità con crampi addominali, vomito e diarrea con sangue – ndr) nel punto di sversamento è superiore di quasi cento volte rispetto a quello misurato più a monte. Molto alti anche i paramenti relativi all’azoto ammoniacale, tensioattivi anionici B.O.D. e C.O.D..
Sulla base di tali risultanze, la Procura della Repubblica chiedeva ed otteneva dal GIP del Tribunale di Cosenza dott. Giuseppe Greco, un decreto di sequestro preventivo del depuratore consortile Valle Crati sito in contrada Coda di Volpe in Rende (CS) nonchè sei misure cautelari a carico degli operai dell’impianto, del loro coordinatore (obbligo di presentazione alla P.G.) e del direttore dell’impianto (misura interdittiva per 12 mesi di esercitare direzione tecnica di persone giuridiche e imprese), provvedimenti eseguiti stamattina dai Carabinieri Forestali del Nucleo Investigativo coadiuvati dai Militari delle Stazioni Carabinieri Forestali del Comando Provinciale di Cosenza.
L’impianto dopo il sequestro è stato affidato ad un custode giudiziario nominato dal Gip, il quale ha ricevuto incarico di gestirlo senza causare alcuna interruzione del sevizio.
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