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Rugby Sei Nazioni 2019. Italia Galles. Un’occasione mancata? Foto A. Argentieri

Ovvero di come un Galles, cinico ma sottotono, riesce a battere gli azzurri volenterosi ma imprecisi

Roma, 9 Febbraio 2019 – La giornata, in attesa della partita dell’Italia contro i Gallesi nel pomeriggio avanzato, si apre con una quasi certezza: in pieno inverno, solo Roma può offrire un sabato così assolato, seppur velato da qualche nube. Ragion per cui, rintuzzate con un poco di fatica a Novembre 2018 le velleità della Georgia di insidiare il posto degli azzurri nel torneo continentale, si può forse stare tranquilli. La Città Eterna e lo Stadio Olimpico continuano ad essere proprio un bel teatro per il Six Nations. Però continuano a mancare i risultati, e quindi non deve stupire che l’impianto sportivo oggi non registri il tutto esaurito (anche se 38.700 spettatori da queste parti, al momento, nemmeno il calcio li richiama).
Nel Terzo Tempo Village uno spazio è riservato alla promozione della prossima Coppa del Mondo in Giappone; a guarnire lo stand alcune delle maglie della collezione del Museo del Rugby “Fango e sudore”. La meravigliosa cornice dello stadio dei Marmi ispira un elegantissimo coro gallese, che sui gradoni intona a cappella l’inno “Land of Our Fathers” sotto il sole invernale romano. È lo stesso coro che avrà più tardi l’opportunità di esibirsi sul prato dell’Olimpico.

Nel primo pomeriggio, in Sala Stampa dell’Olimpico, conferenza del Presidente federale Gavazzi per la sottoscrizione della protocollo d’intesa tra FIR e Fondazione Telethon, a supporto della ricerca sulle malattie genetiche. Portano le loro testimonianze piccoli pazienti assieme alle loro famiglie; per la squadra ci sono Mattia Bellini e Maxime Mbandà (il capitano Parisse non è presente all’evento, ma è il testimonial della campagna). Sia concesso dire, in un’epoca storica in cui il progresso della scienza- soprattutto per le discipline medico/biologiche – viene messo in discussione quotidianamente, il fatto che si sostenga la ricerca è una notizia egregia.

Nel frattempo, durante il riscaldamento delle squadre sul prato dell’Olimpico, si conclude a Edimburgo la prima partita con il risultato di Scozia 13 – Irlanda 22.

Dispiace constatare come anche a Roma l’Italia sembri sempre giocare in trasferta, i tifosi ospiti sono sempre in maggioranza perlomeno dal punto di vista sonoro (ricordiamo che addirittura i tremila supporters dei Lelos georgiani, a Firenze lo scordo novembre, si sono fatti sentire di più).
Purtroppo non ci si può pretendere che una sequenza di sconfitte porti nuovo entusiasmo nel pubblico italiano.
Il resoconto del match si trova nell’articolo di Marco Cordelli. Possiamo aggiungere che nel primo tempo i gallesi che sono partiti ad un gran ritmo, seppur concretizzando solo con calci piazzati. Ci sono voluti 20 minuti perché gli azzurri varcassero per la prima volta la linea dei 22 m della metà campo avversaria; da lì in poi, presa di fiducia progressiva e calo del timore reverenziale verso gli avversari, suggellato dalla meta azzurra di Steyn. La seconda frazione ha visto un certo equilibrio finché un Galles, abbastanza sottotono rispetto agli anni passati, è riuscito ad essere molto più
cinico degli azzurri e a spezzare le sorti della partita.
Risultato finale di 15-26 che lascia delusione ma forse anche qualche consapevolezza in più.

Conferenza stampa Italia
Parisse salta l’appuntamento a causa di dolori al collo. La parola al solo Commissario tecnico O’ Shea: a suo parere la guerra è stata vinta dal Galles sui punti d’incontro, dove l’indisciplina porta l’Italia a subire penalità contro. Anche sulle touches c’è da lavorare, sono esemplificative le quattro vinte oggi per poi perdere immediatamente la palla. Indubbiamente oggi nel secondo tempo è stata persa l’opportunità di far virare a nostro favore l’esito dell’incontro, e la fortuna è sempre avara con l’Italia. Altri problemi sono il grande dispendio di energia e la mancanza di tempestività (“execution at the right time”). Ci sarà tempo per rivedere e analizzare con calma gli errori.
Gianluca Barca fa notare che dopo molto tempo è la prima partita in cui, nonostante la sconfitta, il numero di mete realizzate e subite si equivale: è un progresso dal sapore di occasione perduta? O’ Shea ritiene che gli azzurri si sentano sempre sotto pressione rispetto ad avversari più consapevoli dei propri mezzi, eppure l’abilità e l’impegno dei suoi ragazzi ci sono. Niente è impossibile, il momento è difficile ed è una grande sfida.
Nei ruoli in cui si sono oggi evidenti difficoltà (in primis il mediano di mischia) c’è molta
attenzione da parte di Conor nel non bruciare giovani promettenti, caricandoli di responsabilità eccessive prima del tempo: e cita Lamaro, Giammarioli, Licata, Zanon, Riccioni. L’aspetto positivo è che oggi il gap con il Galles sembra accorciarsi rispetto al passato, non bisogna dimenticare che loro sono terzi nel ranking mondiale. L’impegno a non mollare mai è confermato, anche se la montagna da scalare è alta, nulla è impossibile.

Conferenza stampa Galles
Il C.T. Warren Gatland si dichiara molto soddisfatto, senza lasciare spazio a dubbi sulla prestazione della sua squadra. I sostituti sono stati all’altezza delle aspettative e ora il Galles si prepara a sfidare gli inglesi da primo in classifica. Si aspettava di trovare un avversario coriaceo, difficile da affrontare nei contrasti sui punti di incontro. Per il capitano Davies qualche rammarico riguardo al fatto che il TMO non abbia convalidato (con decisioni corrette ed equilibrate; n.d.r.) due presunte mete Gallesi nel secondo tempo. Secondo Gatland è la migliore prestazione che l’Italia abbia mai fatto contro il Galles da quando lui è alla guida della selezione. E questa ultima considerazione ci
deve far riflettere. Cari tifosi italiani di rugby, abbiamo tutti capito che questo è uno sport in cui i progressi si fanno in tempi geologici; perciò dotiamoci di pazienza e apprezziamo quello che stiamo conquistando pian piano.

Arrivederci al 24 febbraio prossimo, sempre all’Olimpico, dove è attesa l’Irlanda.

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