Rugby

RUGBY RWC 2019 – Italia- Sud Africa rugby pagliacciata

Roma, 05 ottobre 2019 – L’Italia perde il confronto con il Sud Africa con il punteggio di 49-3 nel Match decisivo per la qualificazione ai quarti di finale della Coppa del mondo di rugby in corso in Giappone, di cui abbiamo riferito ieri con l’articolo di Alessio Argentieri.
Un risultato che non ha senso dal punto di vista sportivo sul cui racconto è bene sorvolare perchè totalmente falsato da una situazione assolutamente senza precedenti: Il tilt mentale dell’arbitro inglese Wayne Barnes.
Per sgomberare immediatamente il campo dal sospetto di una fasulla “arrampicata sui vetri” di una difesa della prestazione azzurra, offriamo subito un argomento neutrale dal quale si evince tutto il resto..
Al 20’ del primo tempo, aspro dal punto di vista del contatto fisico ma calmo e tranquillo dal punto di vista disciplinare, con il Sud Africa in giusto vantaggio di 10-3, l’avvocato londinese Waine Barnes convoca e confabula a lungo con i due capitani Kolisi e Parisse.
Dopo di che fa riprendere il gioco e gli spettatori increduli scoprono che Barnes ha eliminato una delle fasi più importanti e caratteristiche del rugby, la mischia chiusa, diventa una sceneggiata con i sedici giocatori che si fronteggiano senza spingersi con la palla che non viene contestata ed esce dalla parte da cui è stata inserita.

È questo un provvedimento inserito negli ultimi tempi, da applicare nelle occasioni dove una ripetuta fallosità nella correttezza o gli equilibri della spinta, dopo vari inutili tentativi di raddrizzare la situazione e penalità a favore di uno o dell’altro, l’arbitro decide di ricorrere alla “Scrum no contest”. Simulazione di mischia per raggruppare i sedici avanti e pallone che finisce nelle mani di chi non è responsabile dell’interruzione (minore) ed il gioco riprende.
Si tratta di una misura estrema adottata in casi estremi. Mai così presto nella partita. Mai senza una serie di preavvisi. Talvolta in casi dove il fango o la rovina del manto erboso lo esigono.
Ed, invece è successo a Shizuoka. Un’onta su Sud Africa-Italia, ma soprattutto sui Mondiali trasformati in una pagliacciata.
Per gli azzurri, la faccenda andava benissimo perché fisicamente in gravi difficoltà avendo perso subito al primo minuto, il Pilone Ferrari e poi anche il suo sostituto Riccioni colpiti duro in gioco.
Ma denotava chiaramente che una decisione così assurda e campata in aria poneva interrogativi sullo stato decisionale dell’arbitro facendo ricordare alcuni episodi del passato, anche recente, in cui Barnes era sorto agli onori della cronaca per i suoi ripetuti atteggiamenti esibizionistici, presenze televisive insistite che gli avevano fatto guadagnare il nomigliolo di “Carnage” Barnes. Barnes Carneficina.
Per esempio, l’episodio legato alla “Battaglia di Bayonne”, avvenuto nella partita di preparazione alla Coppa del Mondo del 2007 in Francia, quando Barnes era stato chiamato a dirigere la partita amichevole fra Irlanda e Bayonne, tre mesi prima che iniziassero i Mondiali che vedevano Francia ed Irlanda nello stesso girone.
Il match non fu affatto amichevole. Risultò in una caccia all’uomo del Bayonne nei riguardi degli irlandesi ed in particolare del loro super leader Brian O’Driscoll, finito in ospedale con il setto nasale fratturato per un vistoso cazzotto al volto.
Nel suo libro autobiografico il capitano dell’Irlanda raccontava che Barnes sorvolava su tutto, nonostante i continui inviti a frenare una carneficina per nulla amichevole. Solo dopo un’ora, e dopo che il capitano irlandese aveva minacciato lo scandalo ritirando dal campo la Nazionale di Irlanda, Barnes cambiò atteggiamento.
All’altro Irlandese, Bowe, che aveva chiesto maggiore attenzione, l’arbitro aveva risposto “Lei pensi a giocare che all’arbitraggio ci penso io!”
Barnes soffre di antagonismo nei confronti di Nigel Owens – il fischietto gallese considerato il più bravo al mondo (e lo è) – che ha diretto il match di apertura fra Giappone e Russia.
Si è anche molto adoperato di dare pubblicità al fatto che è sua intenzione dopo 4 coppe del mondo, di lasciare il posto ad altri. Un episodio da far parlare di sé come quello odierno, sarebbe l’ideale per una chiusura con il botto.
Per esserne sicuro, comunque, non si è fermato lì.
Terminato il primo tempo ancora in partita (3-17) , nella ripresa gli azzurri hanno ripreso il loro forcing. Al 2’ Steyn buca la difesa sudafricana per lanciare Tebaldi. L’azione italiana viene fermata fortunosamente a pochi centimetri dalla meta da Duan Vermulen. C’è fischio. Potrebbe essere un calcio di punizione per l’Italia da 3 punti sicuri. Forse Lovotti non si rende ben conto e continua il placcaggio del Numero Otto cappottandolo , assieme a Bigi. Vermeulen si rialza illeso lestamente mentre Barnes sente odore di una nuova Carnage. Si consulta con guardialinee e video refereee, rivede le immagini che sono inequivocabilmente di un fallo. Produce un ennesimo show. Poi indica al pilone italiano il cartellino rosso! Quello dei falli gravissimi. Non quello giallo che, forse, poteva starci.
Insomma Andrea Lovotti è stato poco attento, ma la punizione così estrema è stata una esagerazione esibizionistica perchè senza alcuna conseguenza. Sia O’Shea che Parisse hanno accettato la condanna prendendosela con sé stessi, pur ammettendo che la partita ha avuto una svolta decisiva anti-Italia.
Forse cambieranno opinione quando realizzeranno a mente fredda che tipo sia Waine Barnes.
Insomma l’ineffabile “barrister” londinese uccide due volte la partita . Prima riducendola del 50 per cento con la cervellotica esibizionistica mischia-sceneggiata, poi riducendone totalmente (e consapevolmente) ogni valore agonistico.
L’Italia continua in 14 contro un avversario già fisicamente superiore in partenza con tre colossi oltre i due metri (Lot de Jager 2,04 m.) e che fa della potenza e la prepotenza, il suo cannone di battaglia.
Per ancora 10 minuti (tempo per la sospensione da Giallo) gli azzurri resistono, anzi insistono, sfiorano la segnatura, poi la generosità li espone agli Springboks. E sono altre 5 mete.
Più che normali in questa situazione, mentre capitan Parisse rientra mestamente in panchina a meditare sul suo possibile ritiro avendo disputato la sua 142 esima partita con la nazionale del proprio paese, secondo al mondo solo al mitico All Blacks, Richie MacCaw.
Bravi, bravissimi, Azzurri. Ora vi aspettano proprio gli All Blacks. Vi farete certamente onore, molto onore.
Non arbitrerà Wayne Barnes, dal quale (e dall’IRB) si aspettano spiegazioni e sanzioni.

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