Rugby

Fermi tutti: c’è il 6 Nazioni-Show

rugby rbs 6 nazioni 2017(foto da web)

Roma, 3 febbraio 2017 – Domani 4 febbraio prende il via il Torneo delle Sei Nazioni che raccoglie la crema del rugby europea, Inghilterra, campioni uscente, Francia, Irlanda, Galles, Italia e Scozia,

Per un mese  e mezzo  nel mondo si parlerà soltanto di rugby. Infatti il valore spettacolare garantito della manifestazione, comporta una copertura televisiva planetaria. Tutti i paesi del globo, infatti  – tramite l’acquisto diretto dei diritti tv o attraverso grandi emittenti internazionali come ESPN, Sky, Tv5 Monde, beLN, Setanta – verranno raggiunti  dalle immagini Tv dell’evento, anche i paesi più piccoli e isolati come l’Isola Pitcairn degli Ammutinati del Bounty.

Si tratta di una platea televisiva superiore perfino a quella dei Giochi Olimpici.

Piace citare un significativo dato statistico, per capire  l’audience da capogiro del Sei Nazioni: il 22 marzo 2015 la BBC registrò la presenza televisiva per Inghilterra – Francia di 9,63 milioni di telespettatori; per Italia- Galles 4,1 milioni ; per Scozia-Irlanda 5,1 milioni, Insieme poco meno di 20 milioni di  audience. Un terzo degli abitanti italiani. Ancora quei 9,63 milioni di telespettatori registrati dalla BBC nella sola Inghilterra battono il record di ascolti di 8,01 milioni del massimo picco ai Giochi Olimpici di Londra.

Non deve meravigliare questo successo che batte ogni altra disciplina, calcio compreso.

Gli esperti di comunicazione affermano che il fascino irresistibile del rugby sta nel forte impatto agonistico accompagnato dal gesto tecnico.

Il calcio, e gli altri sport collettivi come il baseball, hockey, basket pallavolo eccetera, hanno tutti un proprio grande impatto tecnico-tattico che li rende interessanti anche se non giocati ad altissimo livello.  Più che per i loro contenuti queste discipline appassionano per certi contorni che non riguardano gli aspetti tecnico-agonistico, quali il tifo. Anche le partite fra scapoli ed ammogliati hanno il loro fascino fondato sul vinco o perdo.  Oppure si consideri i contenuti tecnici dei match fra attori e cantanti di calcio che richiamano più spettatori che una partita di serie A.

Al contrario il rugby giocato a livelli mediocri interessa soltanto gli addetti ai lavori e gli amici  e familiari di questi. E cioè a coloro che sono in grado di apprezzare  un gesto tecnico confuso in una sorta di disordine  quasi indecifrabile per i profani.

Nel calcio la passione, l’entusiasmo sono destati essenzialmente dal risultato. Poco conta che magari per due tempi le squadre abbiano badato essenzialmente a difendersi ed ad interrompere il gioco dell’avversario.

Diciamo pure che il calcio è un gioco assai semplice nei meccanismi che tutti possono capire ed apprezzare: c’è una palla che deve essere messa in una rete prendendola a calci senza far male all’avversario.

Il rugby è un’altra cosa . È la metafora di una battaglia. Ci sono due  eserciti uno di fronte all’altro decisi  con la palla in mano di guadagnare terreno per spingere l’avversario indietro fintanto che non si trova lo spazio per entrare con la palla nel cuore del nemico..

Esiste, perciò,  un fortissimo impatto fisico che non c’è in altri sport,  tranne la pallanuoto.

L’agonismo accompagna l’uomo dall’inizio dei tempi. È nell’istinto umano (così come quello dell’animale) di battersi per la supremazia. Questa esigenza ha sempre cercato di essere coltivata e rappresentata, almeno ludicamente, attraverso la metafora di un gioco.

Giochi in particolare dove la rappresentazione della guerra avvenisse attraverso vari elementi quali l’abilità, destrezza, intelligenza, coraggio. Quando a tutti questi ingredienti si accompagnano qualità fisiche ed atletiche di alto livello, allora lo spettacolo che ne deriva diventa assolutamente superiore ed incanta tutti.

Non interessa più tanto chi vince e chi perde. Si viene conquistati dal singolo episodio: il placcaggio, la finta, la corsa , il passaggio, il salto, la mischia, la conquista della palla. Il rugby diventa a una giostra medievale trascinante. Spettacolo puro che riempe quegli stadi come San Siro o l’Olimpico, una volta templi del calcio . Ed ora esauriti soltanto quando arriva il Grande Rugby.

La televisione, con tutte le sue telecamere, rallenta e riesce ancora di più ad esaltare questi aspetti.

Insomma giocata da 30 superman, il rugby è spettacolo puro che non  conosce campanili e patrie.  L’Italia perde con gli All Blacks? Applausi per tutti se gli azzurri lottano  indomitamente e magari riescono anche a segnare la meta della bandiera.

Il rugby trova le proprie radici nella storia anche lontana greca e poi romana. Lo strumento? Una palla, od oggetto del genere. Il disegno tattico? Ricacciarti oltre la tua linea. Lo chiamavano harpastum e veniva da Sparta. La palla era di materiale duro e non poteva essere calciata.

Nel medio evo l’Harpastum generò il calcio  fiorentino (il Calcio in Costume), mentre in Francia ( e poi in Normandia e Bretagna) diventava Soule (la palla , una vescica riempita d’aria e di paglia). In Inghilterra dava origine al football. Una disciplina  che ammetteva qualsiasi azione pur di raggiungere l’obiettivo: portare la palla in una selva di pedate oltre un limite. Si affrontavano, così interi paesi. Spesso le cose degeneravano obbligando i sovrani ad editti per vietarlo.

Nel 1823, uno studente dell’università della cittadina Rugby riuscì a convincere che era più divertente portare il pallone avanti correndo con il pallone in  mano.

La variazione venne codificata e l’antico Harpastum si divise in due branche: Foootball (l’attuale soccer, calcio) solo piedi; Rugby Football con uso di mani e piedi e pallone ovale per essere meglio maneggiato. Il rugby ereditò tutto lo scontro fisico legato alla conquista di terreno e vi aggiunse anche il placcaggio su chi aveva in mano il pallone. Il gioco mantenne tutto il sapore gladiatorio della battaglia cruenta.

Come dice un noto aforisma “Il footbal è uno sport bestiale giocato da bestie; il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie; Il rugby è un gioco bestiale giocato da gentiluomini.”

Abbiamo cercato di spiegare perché ci aspettano 45 giorni di grande divertimento.

La televisione ci offre, gratuitamente l’occasione per seguire ben 15 partite del massimo livello rugbystico.

Discovery Italia ( Dmax) è riuscita ad accaparrarsi i diritti ambitissimi ed a trasmetterli in chiaro sul canale digitale terrestre 52. Sono 15 le partite che si disputano e verranno trasmesse tutte in diretta nei 5 week end  che iniziano il 4-5  febbraio per concludersi il 18-19 marzo. Una unica interruzione il 18-19 febbraio per recupare energie.

L’emittente non sta badando a spese per allestire al meglio le trasmissioni. Ha ingaggiato i migliori telecronisti, i migliori giocatori-commentatori, intervistatori, studio ad alto livello prima e dopo i match.

Insomma, uno spettacolo assicurato da degustare  per  ben 5 settimane. Ed in cui – udite udite – potrebbe fare qualcosa di altamente competitivo anche l’Italia che  a novembre ha dato la soddisfazione di battere per la prima volta nella storia i fortissimi Springbok sudafricani.

‘www.attualità.it’ vi terrà sempre aggiornati.

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