Onore a Tony Porcella rugbista d’arte

Ponte fra gli emisferi

Roma, 11 novembre 2020 – Siamo alla vigilia della ripresa rugbistica internazionale con la disputa sabato della prima partita della Autumn Nations Cup fra Italia e Scozia a Firenze.

Il Torneo vede al via i sei Paesi del Sei Nazioni allargato all’Emisfero Sud con le Fiji mentre il Giappone è stato sostituito dalla Georgia a causa del Corona Virus.

La presenza del XV delle isole del Pacifico, si raccorda con la vicenda che sta all’origine dei rapporti rugbistici fra Italia e quell’area Maori esotica dove il rugby è sport predominante.

Un Mondo dove anche i sacerdoti cattolici praticano la palla ovale perfino al Seminario.

Proprio da un Collegio della Propaganda Fidae a Roma, alla fine degli anni Sessanta, si dipana una storia sportiva tutta da conoscere perchè incentrata su un personaggio di attualità Tony Porcella, scomparso lunedì 9 novembre.

Tony Porcella. Per la società mondana, era un famoso gallerista molto amico del pittore Giorgio De Chirico.

Per il popolo dei Rugbisti dell’Acqua Acetosa, una presenza imprescindibile per quella generazione che parte dal Dopoguerra ed arriva, acciaccata, fino ai giorni nostri.

Il Suo maggior valore, la costante signorile disponibilità in campo e fuori.

Non un fuoriclasse, ma una sorta di eroe necessario al bisogno. Capace, con disinvoltura, di affrontare e battere il male più temibile per molti lustri con determinazione e sorriso .

Sempre in sostegno della causa comune quando ve ne era bisogno.

Per questa virtù tutta ovale, evidente a tutto l’ambiente rugbistico, a suo tempo (8 anni fa) compare fra i 182 VIP del rugby, inscritti nella copertina del volumetto “Gli Eroi siamo Noi – Storie di Rugby di Vita e di Nazioni”. In ordine alfabetico lui precede Sergio Parisse, il supercapitano azzurro.

Se ci si chiede il perché, è perchè suo è il merito – assieme ad Ugo Grangè, Ivo Mazzucchelli ed Alberto Ugolini – di avere fatto conoscere da vicino, uno dei più grandi atleti della storia.

Parliamo dell’australiano John Cootes – “Il Prete Bello” nel racconto.

Si era alla fine degli anni Sessanta quando a Roma si scoprì che un sacerdote australiano, con un fisico da Super Man, ci sapeva fare nella boxe, nel nuoto, nella corsa e, soprattutto, con il pallone ovale.
La Lazio Rugby riuscì ad immettere nella squadra il ‘Prete Bello’ che si rivelò un autentico fenomeno portando, praticamente da solo con le sue mete, la Lazio in serie A.

Tony Porcella si assunse il compito di gestire, presso la Propaganda Fidae, la non facile impresa di conciliare i doveri di prete a quelli degli allenamenti e delle trasferte, della rigida osservanza delle regole collegiali.

A farla breve, alla promozione della squadra in estate seguì la celebrazione delle nozze di  Tony e la sua Maria Cristina da parte del sacerdote John.

Quindi, il ritorno avventuroso in patria da ormai celebre prete-rugbista ed il titolo di Campione iridato di Rugby League (professionistico a XIII) con l’Australia ai Mondiali in Inghilterra.

Poi: Father John Cootes, ottene la dispensa per sposarsi; ritornare civile; inserirsi nella società dove si affermò come star televisiva, musicista, imprenditore, velista e quanto altro.

Una vita ricca ed avventurosa sullo sfondo di un grande e costante rapporto con gli amici rugbisti italiani.

In primis, Tony Porcella a cui va il gran merito di aver portato in meta un personaggio romanzesco o che, altrimenti, non avrebbe avuto modo di esprimere tutto il proprio poliedrico talento.

Una vicenda così bella ed edificante che merita di essere ricordata e non solo a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, apprezzarlo e rispettarlo.

 

 

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