Ciclismo: Presentazione Tour de France nr. 105

0
8
cilismo-Froome-Campi-Elisi
Froome-Campi-Elisi

Roma, 4  luglio  2018 – Parte sabato 7 luglio la 105a edizione del Tour de France con una coda polemica relativa al caso Froome, assolto dalla Wada per presunta assunzione oltre misura di “salbutamolo” durante la Vuelta del 2017 e che dovrebbe partecipare regolarmente.

3329 km. ripartiti in 21 tappe, una cronosquadre di 35 km. alla terza frazione, una crono individuale di 31 km. alla penultima, due riposi ed una 17a tappa di appena 65 km. con ben 38 km. di salita di cui l’inedita ascesa finale a Saint Lary Soulan di 16 km. con pendenze medie del 8% e punte del 10%, arrivo in quota a 2215 mt., tetto del Tour.

La Grand Boucle tornerà a Roubaix alla 9° frazione affrontando quasi 22 km. di pavè, distribuito in 15 settori, nel ricordo positivo per gli italiani del 2014, con la grande impresa di Vincenzo Nibali che lo portò poi al trionfo finale.

Il Tour si svolgerà in senso orario ed affronterà prima le Alpi, col solito approccio verso l’Alpe d’Huez con 14 km. tra l’8 ed il 12% di pendenza, e successivamente i Pirenei con la mini-tappa che abbiamo già descritto e l’insidiosa crono finale nei Pirenei atlantici con quattro salite.

Questo per quanto riguarda l’attualità, ma quest’anno ricordiamo i 70 anni dal secondo trionfo di Gino Bartali, il primo nel ’38 (ottant’anni fa…), con due mitiche imprese nelle frazioni del 15 e 16 luglio del ’48 quando “Ginettaccio” sbaragliò la concorrenza.

La leggenda metropolitana racconta di una sollecitazione che i politici italiani dell’epoca fecero a Bartali per tentare di calmare le acque ad un’opinione pubblica nostrana in grande fibrillazione per l’attentato che subì il leader comunista Palmiro Togliatti.

Ci furono gravissimi scontri a seguito dell’attentato con circa trenta morti e centinaia di feriti, col pericolo reale di una guerra civile che probabilmente l’impresa di Bartali scongiurò distogliendo i facinorosi.

Bartali, a 34 anni suonati, costrui il suo trionfo rimontando ventuno minuti al grande Louison Bobet staccandolo sull’Izoard ed arrivando poi a Parigi con ben 20 minuti di vantaggio; una grande vittoria che diede lustro all’Italia che faticosamente cercava di riscattarsi dopo i disastri della seconda guerra mondiale, bissata poi l’anno successivo dalla prima grande affermazione di Fausto Coppi.

Tornando all’attualità, la vicenda Froome però dovrà essere ben attenzionata dai media francesi perché, a differenza degli sportivi italiani, il capitano del team Sky non è ben visto dai transalpini che hanno paura del ripetersi dello scandalo Armstrong dopo sette Tour vinti consecutivamente.

Da questo punto di vista riteniamo che la sparata di Bernard Hinault, qualche giorno fa, non sia stata opportuna nel ribadire con forza che l’inglese andava fermato, che non avrebbe dovuto partecipare ed in proposito ci torna alla memoria il pasticciaccio del Tour del ’50 quando i tifosi francesi, provocati da una campagna di stampa vergognosa decisamente anti-italiana, nella tappa dei Pirenei su l’Aspin cominciarono ad inveire, a dar manate, spintoni, sputi verso Gino Bartali che cercò di difendersi difeso, ad onor del vero, dagli sportivi Robic e Bobet.

Nella tappa in questione Bartali vinse la tappa a Saint Gaudens e Fiorenzo Magni, il Leone delle Fiandre, conquistò la maglia gialla ma nella notte Gino, fortemente provato dagli accadimenti, fece pressioni verso il Commissario Tecnico Alfredo Binda affinchè si ritirasse tutta la squadra in segno di protesta verso quello che era accaduto.

All’epoca le squadre non erano come oggi simbolo degli sponsor bensì erano rappresentative della Nazione, per cui forte era il senso d’appartenenza dei corridori in maglia tricolore.

Il patron del Tour dell’epoca, Goddet, tentò in ogni modo di dissuadere Bartali, capitano della nostra rappresentativa, dall’abbandono ma non ci fu niente da fare e chi ci rimise fu Magni che ripose mestamente in valigia la maglia gialla appena conquistata.

Si scrisse a più riprese che gli italiani pagarono il fatto di essere i più forti e per l’opinione pubblica francese sarebbe stato insopportabile metabolizzare un terzo trionfo consecutivo di Magni, o dello stesso Bartali, dopo le vittorie del ’48 e del ’49.

Speriamo che il buon senso e la sportività siano il pane quotidiano nelle tre settimane di gara e nel frattempo auguriamoci che Vincenzo Nibali metta tutti d’accordo…