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Calcio. Totti, i nomadi e i troppi stranieri in Serie A

calcio totti stranieriRoma, 2 agosto – A distanza di una settimana vogliamo tornare sulla ormai famosa dichiarazione con cui Totti ha dato dei “nomadi” ai colleghi calciatori che cambiano maglia ogni stagione.

Riprendiamo le sue parole. “Spero che la nazionale italiana torni ad alti livelli – ha detto – agli Europei ha fatto bene e ha buoni prospetti che la aiuteranno nel futuro. Però i problemi ci sono. Lo sport è cambiato molto, ora al centro ci sono i soldi. I giocatori cambiano squadra più spesso, forse per fare più soldi. È più un fatto di affari che di passione. La gente va allo stadio per divertirsi e vedere un giocatore che sta sempre nella stessa squadra. Si aspettano che non li tradisca. Guardate quello che è successo con il passaggio di Higuain dal Napoli alla Juve. È un disastro. Però è del tutto normale ora che quando uno straniero arriva in Italia abbia la possibilità di andare in un’altra squadra per fare più soldi. È un problema di mentalità. Ma non è che tutti gli stranieri sono Maradona. Se fosse per me tornerei indietro, quando c’era un massimo di due stranieri per ogni squadra. Il resto invece dovrebbero essere italiani, con in campo due o tre stranieri. Nella nostra squadra non parliamo italiano, ma inglese. Giocatori, allenatori, preparatori, massaggiatori, tutti parlano in inglese. Ora sono tutti stranieri”.

Eccolo il punto. Sono tutti stranieri. Troppi.

Tesi che sosteniamo anche noi da ormai molto tempo. E siamo contenti che anche un Campione come Totti sia d’accordo e abbia avuto finalmente il coraggio di dire una cosa che pensamo in molti, anche tra gli addetti ai lavori e i tifosi, che pure per questo stanno perdendo sempre più entusiasmo nei confronti del calcio. Specie nella nuove generazioni, che si appassionano sì alle sorti della propria squadra, ma che non riescono più ad identificarsi con un campione perché questo, nel breve giro di pochi mesi, cambia maglia (e, magari, va proprio al club più avversato) e che non hanno più punti di riferimento italiani nella formazione per la quale tifano.

Sembra banale, ma non lo è.

E lo scrive uno che, quando riaprirono le frontiere del calcio fu tra i primi ad essere felice. Perché in quegli anni ’80, con uno, poi due, infine tre stranieri per squadra, in Italia, dall’estero, arrivavano i campioni, non i bidoni di oggi. Che poi tutti ci spacciano per campioni solo per gonfiare le valutazioni e fare soldi. Con la storiella che i giovani calciatori italiani bravi non ci sono o che costano molto di più di quelli stranieri.

“Ma fateci il piacere”, avrebbe detto il grande Totò…  A leggere bene le parole di Totti pensiamo che abbia colto ancora una volta nel segno….

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