Brasile 2014

Mondiali Brasile 2014: Brasile – Olanda: la disfatta dei padroni di casa

FINALE TERZO POSTO: Estadio Nacional, Brasilia – ore 22.00 CET

BRASILE-OLANDA 0 – 3

BRASILE (4-2-3-1):  Julio Cesar; Maicon, Thiago Silva, David Luiz, Maxwell; Paulinho, Luiz Gustavo; Ramires, Oscar, Willian; Jo. Ct: Scolari
OLANDA (5-3-2): Cilessen; De Vrij, Vlaar, Martins Indi; Kuyt, Clasie, Wijnaldum, Blind; Sneijder;  van Persie, Robben. Ct: van Gaal

arbitro: Djamel Haimoudi, algerino

MARCATORI: 3′ Van Persie su rigore, 16’ Blind, 91′ – recupero Wijnaldum

AMMONITI: 2’Thiago Silva ; 9′ Robben,  36’ De Guzmán, 54’Fernandinho,  68′ Oscar;

Brasilia, 12 luglio – La platonica finale per il terzo posto dei Mondiali è stata vinta dall’Olanda contro il Brasile per 0 – 3, con i gol di Van Persie, Blind e Wijnaldum.

Una magra soddisfazione per gli Olandesi, che una volta arrivati alla semifinale miravano al titolo. Come sempre accade in questa circostanze, la cosiddetta “finalina” è stata giocata dalle due squadre più per onor di firma che con la reale volontà di aggiudicarsela. Per entrambe, infatti, il Mondiale era finito con la sconfitta nelle rispettive semifinali.

Ci si continua a chiedere, dunque, perché si perpetri nel tempo il rito della partita per il terzo posto anziché fare come accade ormai nei campionati d’Europa, in cui le due perdenti delle semifinali sono considerate a pari merito terze. Anzi, vista la lunghezza del Mondiale e considerata la reale inconsistenza di più di qualcuna delle 32 nazionali partecipanti, sarebbe anche il caso di cominciare a domandarsi se sia davvero necessario un campionato del mondo così lungo e con così tante squadre o se, al contrario, sarebbe meglio ridurre tempi e numero delle partecipanti in modo da avere un torneo più snello e avvincente. Ma da questo orecchio FIFA e Tv non ci sentono, anzi per il futuro prevedono addirittura la possibilità di allargare il numero delle nazionali qualificate alla fase finale a quaranta.

Una decisione alla base della quale ci sono i soliti motivi politici legati all’elezione del presidente della FIFA (Blatter mira alla conferma e, per riuscirci, ha sempre più bisogno dei voti del terzo mondo, al quale in cambio garantisce posti nella fase finale della competizione) ed economici.

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