Calcio

Roma esalta gli altri – Juve sempre più uguale degli altri

calcio spalletti roma napoli 04 03 2017Roma, 5 marzo 2016 – Tanto nel Derby di Coppa Italia,  che in quello del Sud,  le avversarie della Roma, Lazio e Napoli, hanno disputato le  loro migliori partite della stagione. Le hanno vinte rispettivamente per 2-0 e 2-1, ma soprattutto hanno messo in mostra un calcio esaltante dal punto di vista tecnico e tattico. Il miglior calcio messo in mostra in Italia.

Oggi, dopo aver visto la Juventus pareggiare a Udine – grazie ad una punizione inventata dall’arbitro Damato di Barletta a conferma  del teorema “0rwelliano: siamo tutti uguali ma la Juve è più uguale degli altri”-, ripensando all’occasione persa dalla Roma di riavvicinarsi davvero ai bianconeri,  è sorto un dubbio: ma se la Juve va avanti  solitaria per la legge orwelliana e la Roma non sa approfittarne  perché contro di lei gli avversari si esaltano, non sarà tanto per merito di Simoni Inzaghi e di Sarri  quanto di  qualche responsabilità di Spalletti?

La bella e convincente Roma che aveva esaltato un paio di settimane fa contro il Torino, l’Inter ed il Villareal era vera od un miraggio?

E successo qualcosa nel frattempo cui non abbiamo dato peso?

Abbiamo studiato un po’. Siamo andati a vedere la Roma più bella, quella fuori casa del  4-0 sul Villareal  che ha spianato la strada al cammino della Roma in Europa League. Abbiamo rivisto il film della partita e riletto quanto era stato scritto da attualità.it il 17 febbraio “La Roma c’è, ma non Florenzi“. 

Abbiamo confrontato quella squadra con quelle schierate (soltanto due settimane dopo) contro Napoli e Lazio; e abbiamo constatato che erano tatticamente disposte con moduli totalmente diversi. Dal 3-4-2-1 Spalletti è passato al 4-2-3-1. Non ci piace la moda dei numeri: in campo ci vanno i giocatori non i numeri. Ed invece, in questa  circostanza bisogna dire che i numeri rendono bene la situazione perché  a seconda del modulo cambiano i giocatori che il tecnico manda in campo.

La squadra che esaltava e vinceva schierava tre difensori  aitanti dal piede non raffinato. Constava di  una seconda linea  duttile  pronta a difendere  ed attaccare composta da  Peres sulla fascia destra, De Rossi e Strootman registi centrali ed Emerson sulla fascia sinistra.

 Su una terza linea, leggermente più avanzata per poter filtrare in zona gol e scambiare con la punta,   erano  Nainggollan e Salah ( o El Sharawi). Giocatori brillantissimi nel creare situazioni di pericolo per gli avversari. Una Roma a trazione anteriore con una forza  offensiva dirompente che andava  avanti a suon di gol realizzati da Dzeko e Nainggollan.

Bene, quella Roma, bella, completa vincente e convincente, ad un certo punto è sparita alla vigilia degli impegni con Lazio e Napoli sostituita nel modulo e nei giocatori da una formazione a trazione più posteriore.

L’impressione è che Spalletti abbia avuto paura di Lazio e di Napoli,  entrambe schierate con tre punte,  ed abbia modellato una squadra con 4 difensori puri e dai piedi  grezzi  Rudiger, Manolas, Fazio e Juan Jesus. Per rinforzare il centrocampo ha richiamato Perotti sistemandolo a sinistra, lasciando in panchina Peres, Emerson e Salah. I primi due erano  alla base delle ripartenze della manovra giallorossa, l’egiziano alla base di quelle brucianti azioni  che scompaginano qualunque difesa avversaria. Come è accaduto anche domenica  quando Spalletti al 52’ ha deciso di tirarlo fuori dalla panchina. Ma era troppo tardi.

Si direbbe quasi che Spalletti (come per Totti) preferisca tenere in panchine i giocatori decisivi per mandare in campo quelli  meno talentuosi!!

Ne è risultato un autentico suicidio. Senza le iniziativa dei tre suddetti,  la Roma domenica

(“nel primo tempo”-  ha ammesso Spalletti  – ma noi  aggiungiamo: “da quando è entrato Salah!”) ha mostrato un gioco piatto che cercava solo di operare cross alti per la testa di Dzeko. Un gioco che praticavano gli inglesi prima della seconda guerra  mondiale. A  Simone Inzaghi ed a Sarri (che aveva preso appunti guardando il Deby) è bastato fare pressing  sulla difesa della Roma sapendo che prima o dopo qualcuno di loro sarebbe inciampato sul pallone nei disimpegni. Puntualmente è accaduto a Fazio –  dopo che Rudiger ci aveva provato più di una volta – e Maertens è filato in rete.

Per quanto riguarda  l’attacco,  la Roma ha tirato in porta solo nell’ultimo quarto d’ora, dopo lo 0-2.

Spalletti, ancora, nel dopo partita ha dichiarato che nel primo tempo la Roma  aveva mancato nel  prendersi iniziative coraggiose. Ma chi le doveva prendere se non gli uomini che lui aveva scelto per tradurre in pratica il suo nuovo modulo?

Tempo fa attualità.it,  si complimentò  con l’allenatore juventino Allegri  all’indomani del mutamento di tattica della Juve (che era passato dal modulo difensivo con 4 difensori aitanti , ma ruvidi,  a quello anteriore con un  difensore in meno ed un attaccante  in più) smentendo sé stesso.

 Spalletti ha fatto esattamente il contrario.  Perché? Aspettiamo dal campo  le risposte domenica 12 marzo alle 20.45 da Palermo.

Il pari della Juve ad Udine sta a significare che i giochi non sono ancora fatti.  Ma perseverare negli errori, per dimostrare che si ha sempre ragione,  potrebbe favorire l’inseguimento del Napoli che a Roma  ha trovato morale e pace fra Sarri e De Laurentis.

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