Calcio

Per fortuna c’è l’Atalanta

Roma, 27 gennaio 2019 – Per fortuna che c’è l’Atalanta di Gian Pier Gasperini! Il panorama calcistico italiano è dominato da una squadra, la Juventus maestra del non gioco, ovvero del più stucchevole “possesso palla”.
Attraverso questa tattica stucchevole e sterile, si propone con successo in Italia di arrivare al gol ed a infinite vittorie affidandosi alle superiori qualità tecnico atletico dei suoi innumerevoli Assi fra cui fa spicco il Re dei Re Cristiano Ronaldo.
L’unica (o quasi) possibilità per godersi un po’ di emozioni e spettacolo agonistico decente, è guardare le partite della “spensierata Banda Gasperini” atalantina.
Assistere ad una partita della formazione neroazzurra (che non è l’Inter!) equivale a prendere una grande boccata di ossigeno in una metropoli sommersa dallo smog. La cosa notevole è che lo spettacolo è assicurato sempre ad ogni sua uscita, non episodicamente.
Giovanissimi esordienti italiani e stranieri dai nomi sconosciuti, assieme ad ex aspiranti vecchie glorie – come Gomez ed Ilic – tutti assemblati opportunamente da Gasperini, ogni volta che scendono in campo non solo fanno spettacolo, ma spesso e volentieri fanno anche risultati, dimostrando con i fatti che non è vero che il buon gioco non paga , come predicato ormai da troppi anni a Torino.
Dietro il clamoroso 3-3 odierno fra Atalanta e Roma in quel di Bergamo (rimonta orobica da 0-3), al contrario si oppone un altro assunto: il calciatore non deve scendere in campo come un robot che svolge il compitino tattico disegnato dall’allenatore in voga per dimostrare che lui è tutto. Il calciatore professionista che si rispetti, invece, sia convinto, che nello sport – ed il calcio è uno sport di squadra – il meglio di sé lo dai se ti diverti, sei sicuro di te e dai libero sfogo alla fantasia, alla creatività ed alla passione. Ovvero lasciandosi libero di interpretare i propri gesti in libertà, istinto e piacimento – entro quei dettami-tecnico tattici appresi nel corso del tragitto professionale svolto.
Questa è l’Atalanta. Una sorta di miracolo nel mondo del calcio e non solo italiano. Un miracolo che si ripete ogni stagione, quando i talenti valorizzati da Gasperini, cambiano lucrosamente casacca per essere sostituiti da nuove leve. Ogni settimana, un’ora e mezza di spettacolo domenicale assicurato in barba al risultato. Il quale, però, spesso e volentieri arriva premiante.
Con la formazione lombarda non ci si annoia mai. L’incertezza del risultato è sempre dietro l’angolo, contribuendo non poco ai colpi di scena che sono un elemento basilare degli sport di squadra. Lasciati liberi di esprimersi, anzi sollecitati a farlo dal proprio allenatore, coloro che sbarcano a Bergamo, riescono ad offrire un calcio di elevati contenuti tecnico-tattici.
Divertendosi si sente meno fatica. Si migliora la propria qualità e si diventa appetibile sul mercato. Aggiungiamo che questa maggiore sportività influenza anche la loro maggiore educazione in campo ed il rispetto verso l’avversario e l’arbitro.
Giocassero tutti come l’Atalanta , certi comportamenti incivili e violenti scomparirebbero. Diventerebbero tutti inglesi…
Chi avrebbe scommesso un centesimo sul recupero odierno dell’Atalanta sul 3-0 per la Roma al 45’ del primo tempo? Nessuno… Pochi, pochissimi. Sicuramente ci credevano Zapata e compagni, Gasperini ed anche qualche tifoso orobico che ha capito di che stoffa sia fatta questa Atalanta.
Sicuramente non ci credeva né la Roma di Di Francesco , né i giocatori giallorossi, nonostante l’esperienza della gara di andata quando fu la Roma a concludere sul 3-3 recuperando due gol di scarto.
Forse, anzi, potrebbe essere stato proprio questo glorioso precedente a convincere la Roma nella ripresa a giocare sottotono. A non fare un tiro in porta e tirare i remi in barca.
Certo alla luce di quest’ultima impresa dell’Atalanta, una considerazione appare inevitabile ed auspicabile
Visto che la positivita estrema del soggetto calcistico Atalanta è sotto gli occhi di tutti, perché la Federcalcio e la Leghe calcistiche, non si affidino a Gasperini per impostare un discorso tecnico formativo ad alto livello? Una struttura tipo la Scuola dello Sport inventata da Giulio Onesti nel non lontano 1996. Una vera e propria Università da cui sono usciti i dirigenti ed i tecnici che hanno fatto entrare l’Italia nella elite dello sport mondiale.
La Scuola dello Sport si interessava di tutti gli sport. Qui si tratta di divulgare soprattutto uno stile, un metodo, una filosofia attraverso cui portare crescita nel calcio.
Il ruolo di Gasperini sarebbe soprattutto quello del “Profeta” inviato ad evangelizzare la chiesa del calcio.
Una sorta di Santone al servizio della collettività calcistica, ivi compreso il CT della Nazionale.
Una utopia? Niente affatto un progetto sensato e fattibile, fra l’altro non costoso.

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