Calcio

Nazionale record in TV. I segreti di Mancini

In vista Spagna,Francia e Belgio

Roma, 11 settembre 2021 – La Nazionale targata Roberto Mancini ha riportato il calcio al centro degli interessi e dell’attenzione dell’Italia tutta e non solo.

A cominciare dalla Serie A che sta vivendo – da Napoli a Milano, passando per Roma e Torino – momenti di gloria per tutto lo Stivale, mai registrati.

Attorno, un clima di entusiasmo che non si spiega soltanto con il successo europeo a Wembley.

Ma si sviluppa attorno all’intrecciarsi di storie piccole e grandi che si avvicendano quotidianamente assieme a quelle dei club e della Nazionale.

La Juve perde Ronaldo? Che problema c’è ? Ci sono Locatelli, Kean, Chiesa! Pronti a far dimenticare la stella portoghese!

Così accade che la sfida tra Italia e Lituania, valevole per le qualificazioni al Mondiale del Qatar 2022, vinca la gara degli ascolti televisivi.

Il match della Nazionale di Roberto Mancini, trasmesso in diretta su Rai 1, è stato seguito da 7.782.000 telespettatori (35,4% di share), risultando il programma più visto della prima serata.

Anche i due precedenti match con Bulgaria e Svizzera si erano aggiudicati il prime time,
seguiti rispettivamente da 7.366.000 telespettatori (36% di share) e 8.654.000 telespettatori (42,04% di share).

PIÙ TELESPETTATORI, PIÙ ENTUSIASMO
Entusiasmo puro anche sugli spalti di Reggio Emilia per il match – del tutto scontato- contro la Lituania numero 134 del ranking Fifa!

AZZURRI DA UN RECORD ALL’ALTRO
In realtà il calcio Italiano dei record , imbattuta da 37 partite, – meglio anche del Brasile 1993-96 – ha maturato attorno a sè la convinzione non sia un fenomeno passeggero o fortuito, legato ad un singolo giocatore od un acuto CT.

Non un episodio ma la conseguenza di una crescita che ha portato il calcio azzurro al di sopra degli altri.

Il problema, forse, è solo stabilire chi sia nato prima: l’Uovo o la Gallina?

Ovvero è Mancini che in soli 3 anni ha capovolto una situazione che ci vedeva ultimi della classe, o quasi?

Oppure, la rimodellazione è il risultato di un azione italica concertata che ha trovato in Mancini l’uomo giusto al momento giusto?
Di una cosa si può essere certi che, oggi, la Nazionale italiana, Campione d’Europa a Wembley – controllate Svizzera, Bulgaria, Irlanda del Nord e Lituania – vince il Girone di qualificazione ai Mondiali del Qatar 2022.

Sarà protagonista – con Spagna, Belgio e Francia – della Final Four di Nations League, competizione di assoluto valore mondiale.

Per sorteggio l’ambitissimo trofeo di rivincita europea, si giocherà dal prossimo 6 al 10 ottobre fra Torino e Milano.

Finalissima a San Siro. All’insegna di “La Festa Continua”.

Per questo ciclo di partite, Mancini ha convocato a Coverciano 34 giocatori, sollevando più di una perplessità da parte dei club, impegnatissimi in una fase delicatissima della Serie A.

Sbagliato! Non per mera ingraditudine, ma perchè il tecnico marchigiano è perfetto nella promozione dei singoli giocatori che chiama nella sua Rosa non solo dal punto di vista tecnico-tattico.

Si pensi soltanto alla “promozione”- prima , durante e dopo – di Kean e Raspadori in occasione di Italia-Lituania 5-0!

Mancini non si limita soltanto a schierarli in campo ma li tratta apertamente come importanti talenti, autentiche risorse per il calcio e le società di appartenenza.

Si può essere certi che Mancini soppesi bene ogni suo iniziativa in prospettiva azzurra.

La Nazionale si radunerà domenica 29 settembre a Coverciano.

Questo l’elenco dei convocati:
Portieri: Gianluigi Donnarumma (Paris Saint Germain), Pierluigi Gollini (Tottenham), Alex Meret (Napoli), Salvatore Sirigu (Genoa)
Difensori: Francesco Acerbi (Lazio), Alessandro Bastoni (Inter), Cristiano Biraghi (Fiorentina), Leonardo Bonucci (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Giovanni Di Lorenzo (Napoli), Emerson Palmieri (Lione), Alessandro Florenzi (Milan), Manuel Lazzari (Lazio), Gianluca Mancini (Roma), Rafael Toloi (Atalanta).
Centrocampisti: Nicolò Barella (Inter), Gaetano Castrovilli (Fiorentina), Bryan Cristante (Roma), Jorginho (Chelsea), Manuel Locatelli (Juventus), Lorenzo Pellegrini (Roma), Matteo Pessina (Atalanta), Stefano Sensi (Inter), Marco Verratti (Paris Saint Germain), Nicolò Zaniolo (Roma).
Attaccanti: Andrea Belotti (Torino), Domenico Berardi (Sassuolo), Federico Bernardeschi (Juventus), Federico Chiesa (Juventus), Ciro Immobile (Lazio), Lorenzo Insigne (Napoli), Moise Kean (Everton), Giacomo Raspadori (Sassuolo), Gianluca Scamacca (Sassuolo).

ITALIA FUORI DAGLI SCHEMI
Le indicazioni per quanto riguarda la gestione di questo parco giocatori – freschi e meno freschi – parlano di un Mancini che non si limità a tradurre in lingua moderna i modelli calcistici più produttivi e premianti.

Un calcio, in cui i ruoli non esistono più, gli schemi tendono a sparire in favore dei princìpi e i moduli sono numeri poco indicativi.

Il calcio che si sviluppa sulla impostazione teorico-pratica impressa da Arrigo Sacchi, a partire dal 2010 e proseguita dal suo allievo Maurizio Viscidi.

Un calcio di paradossi apparenti, “In cui il portiere deve essere bravo con i piedi e il centravanti può essere lo spazio; in cui per difendere meglio ci si avvicina sempre di più all’area avversaria, e per attaccare meglio si costruisce sempre più vicino alla propria area”.

Il calcio italiano si sta riportando nella rotta dei principali movimenti europei – Nazionale di Mancini – con a ruota la Serie A.

È necessario proseguire il lavoro sui princìpi di gioco, sulle metodologie e sulla tecnica.

Il calcio europeo mostra che non può esistere una filosofia del risultato a sé stante – come predicato a Torino dalla Juventus: per vincere con continuità, il percorso che conduce all’esito finale è altrettanto importante.

In tre anni Mancini non ha solo restituito una dignità agli Azzurri, ma li ha riportati nella contemporaneità calcistica: è forse una delle poche volte in cui la Nazionale è all’avanguardia rispetto ai club di Serie A, e non solo grazie al ct.

Dopo l’addio di Sacchi, Viscidi ne ha preso il posto, continuando nello stesso percorso, quello di ampliare le capacità cognitive dei giocatori, slegandoli dall’apprendimento rigido degli schemi.

L’EREDITA’ DI SACCHI
Una filosofia ben riassunta dall’acronimo Carp: Costruzione, Ampiezza, Rifinitura e Profondità.

Per Viscidi si tratta in sostanza di “4 macro-princìpi di gioco, in fase di possesso, in base al quale i ragazzi devono saper interpretare quello che succede in campo, senza soluzioni schematiche preordinate e senza ruoli fissi.”

Secondo l’enfant prodige del calcio tedesco, Julian Nagelsmann, allenatore del Bayern Monaco a soli trentatré anni; ai calciatori del futuro sarà richiesta una capacità cognitiva più ampia: dovranno elaborare le informazioni più rapidamente e prendere decisioni in frazioni di secondi, quei cinque secondi successivi alla perdita del pallone: le transizioni, in un calcio sempre più veloce e iperdinamico.

MANCINI UOVO O GALLINA?
Insomma Mancini un poco Uovo ed un poco Gallina. Così, sugli esempi di Coverciano, anche nei club appaiono gli analisti dei dati (ingegneri, fisici, astrofisici), ormai a supporto dello staff tecnico e della dirigenza.

Tutto ciò a significare che non sono sbocciati dal nulla tanti talenti azzurri. A cominciare dallo sfortunato Leonardo Spinazzola.

A proseguire con i Bastoni, Toloi, Lazzari, Barella, Sensi, Pessina, Locatelli, Zaniolo.
Per arrivare all’accoppiata anti Lituania Moise Kean – Giacomo Raspadori.

MANCINI, LARGO AI GIOVANI – DA KEAN A RASPADORI
Due attaccanti sicuramente diversi dai modelli in circolazione più in voga.
Giacomo Raspadori è un ventenne brevilineo bolognese alto 1,72m. capace di improvvisarsi prima o seconda punta; attaccare la profondità, venire incontro al pallone, scambiarselo nel gioco corto. Essere pronto e creativo in qualsiasi circostanza.

Più complessa la figura dell’ivoriano-vercellese Moise Kean la cui carriera è stata segnata non poco dalle vicende relative al suo va e vieni – bussiness fra Juventus, Paris Saint Germain ed Everton.
Pagato a peso d’oro dal club inglese, ha finito per giocare solo 6 partite in Premier.

Mancini lo ha chiamato in azzurro nell’amichevole di Cagliari contro San Marino a maggio: non si era dimenticato di lui anzi…

Un test negativo per le sfasature mostrate dal vercellese.

Mancini, contrariato, lo aveva sostituito dopo un tempo, escludendolo a sorpresa dalla lista per l’Europeo.

Cento giorni dopo riappare sulla scena convinto e determinato, smanioso di sanare quella ferita. Moise Kean sembra aver capito la lezione. Insieme a Giacomino Raspadori, altro ragazzo del Duemila, ha aiutato l’Italia a ritrovare il sorriso e a riprendere sicura il viaggio verso il Mondiale in Qatar. Con una doppietta, concentrato di potenza, eleganza e senso del gol, ha riannodato il filo azzurro.
Moise, nato a Vercelli da genitori della Costa d’Avorio, ha i numeri del campione, almeno di precocità, visto che è stato il primo Duemila a esordire in serie A, in Champions League e in Nazionale. Ma, al tempo stesso, è stato frenato da Napoli e la Juve è andata afflitta da problemi anche per Chiesa e Dybala. Kean rimane è una risorsa anche per Allegri che lo ha cresciuto.

Ha preso il posto di Cristiano Ronaldo, ma sono banditi i paragoni. Può fare sia la prima che la seconda punta: ha fisico, forza, potenza. Un attaccante completo. Deve trovare solidità mentale. E scrollarsi di dosso l’ombra di Balotelli che nel frattempo si è inabissato.

La Juve ci crede.

Lo ha ceduto all’Everton nell’estate 2019 per 27,5 milioni e tra due anni, per ricomprarlo, potrebbe arrivare a spenderne 38. Non proprio un affare.

Mancini, sembra quasi divertirsi a cambiare giocatori e moduli. I risultati sono sempre lì, palpabili, a segnalare gli azzurri come modello a cui ispirarsi.

L’ITALIA ISPIRA IL GLOBO
Il mondo, a cominciare dall’Europa più insigne, guarda con sbalordimento a questa realtà che vede gli azzurri controllare il Girone A senza problemi.

A un mese e mezzo di distanza dal trionfo nel Campionato Europeo, la Nazionale torna in campo per riprendere il cammino nelle Qualificazioni alla Coppa del Mondo FIFA con l’obiettivo di ipotecare il pass per Qatar 2022 e allungare la striscia di 37 risultati utili consecutivi.

Ma anche di strapazzare il meglio dell’Europa, in Campions League.

 

Giacomo Mazzocchi

Giacomo Mazzocchi, giornalista professionista, è stato capo redattore di TuttoSport, capo della redazione sportiva di Telemontecarlo, direttore della comunicazione della Federazione Mondiale di Atletica Leggera e direttore della comunicazione della Federazione Italiana Rugby. Vanta una vasta esperienza suddivisa fra giornalismo scritto e video con direzione e gestione di giornali, pubblicazioni, redazioni televisive, telecronache, conduzioni e partecipazione televisive. Cura l'organizzazione e produzione tv di eventi e uffici stampa
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