Mancini & B.B., buona la prima, ma l’Italia è fuori dal Mondiale

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epa06769732 Team Italy poses prior a friendly soccer match between Saudi Arabia and Italy, in St. Gallen, Switzerland, 28 May 2018. EPA/GIAN EHRENZELLER

L’Italia vedova dei Mondiali torna a vincere dopo 4 partite ( due pareggiate e due perse). Lo fa con Roberto Mancini  alla prima partita da CT, contro un avversaria che fra due settiane giocherà il match di apertura dei Mondiali a Mosca contro la squadra organizzatrice.

Lo fa con sufficiente autorevolezza, mostrando che il suo intento di restaurare il calcio italiano ha, forse, qualche prospettiva.

Rispetto alle ultime squadre azzurre, quelle che ci hanno portato fuori dal mondo calcistico (Ventura) e quelle che hanno amministrato (Di Biagio)  la successive fasi di crisi della Federcalcio. L’assetto pedatorio della squadra presentata nell’ amichevole svizzera di San Gallo,  presenta buone prospettive  di ripresa.

Sul piano tecnico e nel gioco espresso gli azzurri hanno dimostrato, ieri sera, che è stato un vero karakiri non essere riusciti a qualificarsi per la rassegna iridata. Che a Mosca sia presente l’Arabia Saudita ed non l’Italia quattro volte Campione del Mondo.

L’Arabia Saudita, non è la  Spagna o  la  Svezia che hanno scaraventato l’Italia nel sottobosco calcistico.  Ma se a Mosca per la partita di inaugurazione, qualche buon biglietto da visita lo deve pur avere, a parte i capitali provenienti dal petrolio?

Certamente: il meccanismo delle qualificazioni di accesso che per ragioni ecumeniche assegna i posti su base di riferimento continentali.
L’Arabia così si è qualficata nel girone Asia, seconda dopo il Giappone! Il che è tutto dire per un raffronto serio fra il calcio asiatico ( in  grado ogni tanto di qualche exploit, vedi Corea) e quello medio europeo o sudamericano.

Obbligatorio, perciò, prendere con le molle risultato ed andamento della partita di iersi sera.

Anche se “non fu vera gloria”, molti aspetti positivi sono intuibili oggettivamente  nella gestione Mancini appena iniziata a dimostrazione della sua profonda conoscenza dei valori effettivi calcistici dei giocatori da lui prescelti.

Il Mancio ha edificato una squadra che in pochi giorni si è saputa sistemare in campo in maniera organica e bilanciata, seguendo  i migliori dettami tattici moderni. Davanti a Donnarumma, ha schierato una difesa duttile, con due centrali Bonucci e Romagnoli, aitanti quanto basta, ma non fino ad impedir loro di usare accortamente i piedi. Al loro fianco pendolanti due difensori pronti a sganciarsi alla bisogna, ma vigili anche atleticamente in caso di difesa. In particolare Criscito è apparso assai migliorato dall’esperienza a San Pietroburgo. Eccezionale il suo siluro che ha scosso la traversa araba.

Il settore meglio organizzato è apparso il centrocampo  ben registrato da Giorginho assistito da Florenzi, Policano e Pellegrini, tutti ottimi cursori capaci di pressing continuo asfissianti sugli avversari, ma anche di disporre di energie per inserirsi offensivamente e presentarsi al tiro in porta. Policano è stato l’azzurro che ha fatto più soffrire la difesa araba.

Quindi in attacco, una squadra moderna deve disporre di un “cretatore” di occasioni dotato di capacità tecniche e di velocità in grado di far fuori l’avversario” di un altro finalizzatore dotato di potenza adeguata.  Mancini ha optato  per la coppia Insigne-Balotelli

Il minibomber napoletano ha dimostrato  di sapere svolgere il proprio compito come pochissimi in circolazione  nel ruolo, con giocate continue e sostegno anche ai compagni nel pressing ed in difesa.

Balotelli, dopo quattro anni di digiuno azzurro, ha realizzato un gol alla sua maniera, di prepotenza, da lontano. Un gesto che può risolvere qualsiasi partita. In più si è dato assai da fare. Non ha fatto altre scene. Non si è estraniato. Appare sereno e disposto al sacrificio.  A Nizza in due anni ha realizzato 43 reti. E’ apparso un poco appesantito. Ne ha giovato la potenza a scapito della velocità e del palleggio.

L’impianto di base dunque appare esserci. Soprattutto in questi suoi primi giorni Mancini ha lavorato sul pressing per togliere pallone ed iniziativa agli avversari. C’è riuscito sufficientemente e gli arabi ne hanno sofferto. Nel finale Mancini ha voluto dare una chance  a molti. Il tempo per applaudire Balotelli in uscita e dare l’opportunità al “Gallo”  Belotti di realizzare la rete che conferma la sua importanza per la squadra.

In questa fase si è prodotta una certa confusione tattica per cui s’é fatta più evidente una significativa lacuna.

Appare, infatti, necessario lavorare  ancora sul disimpegno manovrato, movimento dove è evidente molti  azzurri operano ancora poco nei loro club. Accade perciò che la rete del 2-1 dell’arabo Yakya  al 72’ sia arrivata per via di un disimpegno mal eseguito ed intempestivo da parte di Tagliacosta , mentre Donnarumma ha avuto l’occasione di far (per un momento) dimenticare Buffon, salvando l’Italia dal 2-2 in seguito ad un’altra malaccortezza nel disimpegno.

Venerdì nell’amichevole contro la Francia ne sapremo di più.