Calcio

Italia fra Calcio e Ferrari

Roma, 2 settembre 2019 – Non sarà “Il Campionato più bello del Mondo” quello italiano, ma sicuramente quello più pazzo lo è!
Almeno da quanto si sta assistendo in queste due prime giornate estive di Serie A.
Allenatori malati che a Torino (Sarri) ed a Bologna (Mihajilovic) – in panchina od in degenza – non rappresentano alcun handicap, anzi….!
Un Campionato che offre un Derby del Cupolone avvincente e spettacolare come non mai, a suon di gol e di “Legni” (4-2 per la Lazio) e salomonico pareggio finale.
Un torneo dove il malaccorto funzionamento della tecnologia, dopo aver inquinato l’esito di Fiorentina-Napoli (rigore fasullo pro partenopei), turba anche Cagliari-Inter, offrendo in rapida successione temporale due diverse interpretazioni (e relative sanzioni) del nuovo “Regime rigoristico” introdotto nei casi di tocchi di braccio casuali in area rigore: Penalty negato ai sardi e, subito dopo, rigore pro Inter realizzato da Lukaku. Fine della partita.
Il problema è che il sistema in atto quest’anno, consiste nella totale esautorazione dell’arbitro in favore della tecnologia. Da un eccesso all’altro!
Un arbitro professionista, giunto alla ‘Serie A’ a seguito di un difficile percorso non tecnologico, ora non conta più nulla. Al massimo fa il notaio dei cartellini gialli, fischia il calcio d’inizio e stringe la mano ai capitani o conta i nove passi della barriera.
La partita è una pertinenza tecnologica e dei suoi gestori, il VAR.
Ma ci sono tante aree dove la tecnologia non può interferire con esattezza ed in tempi accettabili. Dove non esistono parametri chiaramente enunciati. A quanti centimetri di distanza una mano deve essere distante dal corpo per essere “innocente?” Tanto per fare uno dei molteplici casi-esempi.
Simili problematiche sono state affrontate già da altri sport.
Con presunzione, il calcio ha ignorato il lavoro altrui.
Il rugby presenta problematiche di lettura enormi per sua natura. Nessuna tecnologia è in grado di leggere tutto. Per questo esistono gli arbitri e gli assistenti. Per questo calcio, rugby e tutti gli sport di squadra
vanno avanti senza tecnologie da sempre, dai primi passi fino al top.
L’arbitro non deve essere sostituito dalla tecnologia. È questa che deve essere chiamata a collaborare, volta per volta, dall’arbitro.
È lui il responsabile iniziale e finale. La tecnologia Var (con la sua componente umana) ha solo il compito di fornire le risposte in maniera esauriente.
Se l’arbitro omette di ricorrere al Var, o ignorarne le indicazioni, commette errore professionale e ne sopporterà ogni conseguenza in termini di carriera ed economiche.
Per esempio, sabato l’Italia di rugby – in vantaggio a Parigi contro la Francia in un test pre-Mondiali del Giappone – ha subito dall’arbitro una doppia penalizzazione (meta Tecnica da meno 7 punti, più cartellino da 10’ per l’azzurro Bellini) che ha sconvolto la partita.
Il Var, da lui consultato, ha offerto le risposte richieste ma Carley ha tratto conseguenze del tutto errate. L’Italia ha perso alla fine 47-19, ma il Board, sanzionerà sicuramente Carley.
La cosa più pazza della giornata calcistica è stata la prodezza acrobatica alla Ronaldo con cui, Koulibaly, si è elevato nell’aria per insaccare con violenza all’incrocio dei pali, il pallone della vittoria bianconera. Era il 93’ minuto!
Partite pazze ovunque. In particolare a Bergamo dove la ‘legge Gasperini – L’importante è segnare una rete in più! – alla fine ha premiato proprio l’avversario. Quel Torino che ha fatto presto a far dimenticare le disgrazie europee, affiancandosi al primo posto a punteggio pieno alla coppia Juve-Inter.
Risultati e classifiche a parte, a giudicare da quanto visto sul campo, della ristretta fascia scudetto chi sta producendo meglio è Antonio Conte nella ricostruzione delle macerie lasciategli da Spalletti mentre, a medio termine, lavora al gioco ed all’inserimento più adeguato dei nuovi acquisti. Conte, nell’immediato, si è impegnato ad organizzare il pressing sugli avversari in possesso del pallone. Una premessa ignorata dagli allenatori italiani dei grandi club fino alla loro messa a riposo. I risultati già conseguiti sono palpabili.
In attesa di Sarri, un giudizio sul Napoli non può prescindere da una grossa riserva sugli errori di Carlo Ancelotti reo di avere schierato nel primo una squadra timorosa, rinunciando all’apporto indispensabile sulla fascia sinistra di Mario Rui, scarso difensore, ma utile pedina di raccordo.
Per 45 minuti il Napoli (e la sua difesa sballata nella presuntuosa coppia centrale Manolas-Koulibaly) è stato alla mercè di una Juve dove era  evidente la difficoltà di De Ligt. Poi, entrato il portoghese del Napoli, sono stati i bianconeri ad andare in bambola specie nel settore difensivo, dove appare sempre più palese che indispensabile è Chiellini (in tribuna per mesi) non già Bonucci.
Insomma i problemi a Napoli come alla corte di Agnelli sono sopratutto dietro.

Le pazzie del calcio italiano non hanno distolto l’attenzione dalla Formula 1 dove le ottime prestazioni della Ferrari di Charles Leclerc nelle libere, lasciavano intuire una grande prestazione sia in qualifica che in gara per il giovanissimo pilota monegasco, esponente della scuola Ferrari.
Finalmente al Gran Premio del Belgio, la Rossa è stata impeccabile in ogni aspetto e Leclerc ha confermato di essere il migliore della nuova guardia, installandosi al primo posto fin dalle libere e tenendo dietro tutti – a partire da Hamilton, Bottas e Vettel – sia per la Pole Position che sul traguardo.
Per lui è la prima vittoria in Formula Uno. La prima volta che canta l’Inno di Mameli, in perfetto italiano, naturalmente.
Prossimo per lui e la Ferrari ritrovata, Monza.

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