Calcio

Europei di calcio, Italia-Turchia.

16.000 ad applaudirla

Roma, 10 giugno 2021 – La Nazionale che parla napoletano – pilotata da un geniale nocchiero marchigiano, Roberto Mancini – può davvero conquistare il titolo europeo 53 anni dopo il successo (unico) nell’edizione italiana del 1968.

Riprendendosi il ruolo di Grande che ha sempre avuto nel mondo del calcio. Per l’occasione saranno 16 mila gli italiani ad applaudirla.

L’Italia è forte. Occorre subito dirlo chiaro e forte .

Ora, alla immediata vigilia, quando ancora non sono ufficiali gli 11 che scenderanno in campo domani alle 21, allo stadio Olimpico, per la sfida contro la Turchia.

Non si tratta di una affermazione avventurosa od ottimistica. Lo affermano i numeri ed è constatabile ad occhio,nudo.

Le statistiche mostrano per l’Italia del football di Mancini, un cammino sempre in progresso nei 3 anni di percorso iniziati a Giugno del 2018.

Bilancio totale: 23 vittorie su 32 partite disputate. Qualche incertezza iniziale per l’impresa di restaurare una squadra a pezzi che non era riuscita a qualificarsi per i Mondiali in Russia.

Poi, tutta discesa . Con un percorso netto ad oggi di: 27 partite imbattuti; 79 reti realizzate; 8 successi consecutivi senza subire reti. E, chicca fra le chicche, la qualificazione a questi europei con la vittoria del Gruppo J di 10 partite su 10.

Solo il mitico Vittorio Pozzo ha fatto meglio nella storia. Ma se gli azzurri non perdono contro Turchia, Svizzera e Galles all’Olimpico, anche l’Italia dei 2 Mondiali di Pozzo sarà raggiunta nel libro dei record.

Si, perchè i tre match si giocheranno tutti a Roma, con il pubblico al 25% della capienza.

Lo stabilisce il nuovo format del Torneo che è diventato itinerante per 11 città europee e 24 nazioni partecipanti.

Il linguaggio dei numeri parla chiaro quando – soprattutto in questo caso – si tratta di Grandi Numeri non di una manciata di casi.

Questa Italia garantisce: forza offensiva, solidità difensiva e, di conseguenza (non potrebbe essere altrimenti), centrocampo adeguato e creativo.

La valutazione ad occhio nudo?

Come sostengono gli allenatori più celebrati in quanto a risultati, tipo Antonio Conte: non si assicurano grandi squadre se non si dispone del meglio in ogni ruolo.

Lo scudetto neroazzurro 2021 è frutto di questa visione. Delle richieste di Conte soddisfatte nel mercato estivo ed invernale dalla proprietà cinese dell’Inter.

Senza top players non si va lontano.

Lo stesso Antonio Conte CT azzurro agli Europei del 2016, affidandosi soltanto alla Sua Juventus a partire dal blocco difensivo storico, ma non solo.

Assieme a Buffon, Barzagli, Chielini e Bonucci, presentava onesti lavoratori della pelota – non certo fuori classe! – quali Giaccherini, Sturaro, Darmian, Parolo.

Il massimo della provocazione è l’attacco con il duo Pelle- Eder.

Il primo, Graziano Pelle, è un poderoso attaccante girovagante per l’Europa che Conte promuove a 29 anni in virtù della stazza fisica (1,94m.) alla Lukaku (un vero pallino del tecnico pugliese).

Il secondo, Eder, sbarcato in Italia come calciatore solo perchè era nato in Brasile ed aveva un bisnonno italiano che lo poteva naturalizzare.

Questa Italia targata Conte, fallisce in pieno la missione mancando il passaggio del turno per una sconfitta ai rigori contro la Germania per il penalty fallito proprio da Pelle.

Al contrario , l’Italia – manciniana dal 2018, cioè due anni dopo il divorzio con Conte – ridonda di fuoriclasse a prima vista.

Evidentemente l’Italia continua a generare talenti calcistici. Però bisogna saperli individuare e coltivare…

Almeno sei degli azzurri attuali sarebbero titolari in qualsiasi nazionale di qualsiasi livello.

Prima di tutto i 3 napoletani. Infatti a Donnarumma, in scadenza di contratto al Milan vengono offerti contratti da capogiro oltre 10 milioni di Euro l’anno.

Roba da capogiro, da goleador del tipo Lukaku.

Insigne ed Immobile sono attaccanti del calibro immediatamente a ridosso di fenomeni quali Ronaldo e Messi. Con una capacità di intesa e di fantasia tutta napoletana che raddoppia la potenzialità.

Per altro si tratta di due agonisti che si battono fino all’ultimo respiro con altruismo e spirito di squadra.

Berardi è il giocatore che più riporta alla memoria un campione inarrivabile come Gigi Riva.

In piena maturità fisico tecnica, ha raggiunto una padronanza del gesto che riporta a Messi.

La sua rete contro la Repubblica Ceka: aggancio volante di un assist, controllo della sfera, finta sul portiere arrembante e tocco in rete sono rarità da campioni consumati, “brasiliani”.

E una garanzia.

Quinto fuoriclasse Spinazzola. Irresistibile propulsore, dotato di tecnica sopraffina, di classe pura. E, soprattutto, assistito da una velocità in progressione difficile da ritrovare in giro per il mondo calcistico.

Il tandem Insigne-Spinazzola sulla zona sinistra è una continua minaccia per le squadre avversarie.

Così come quello a destra fra Florenzi e Berardi.

Sesto top-player – e non ultimo perchè sono diversi ancora i talenti valorizzati da Mancini – è Nicolò Barella, uno stantuffo-incontrista-agonista dotato di classe tecnica e visione di gioco.

Un vero talento in grado di percepire sempre la soluzione giusta. Anche l’assist-preciso o la realizzazione personale.

Sei top player su undici è una percentuale raramente raggiungibile a qualunque latitudine calcistica.

Anche perchè al loro fianco ruotano personaggi con la caratura giusta e necessaria.

Taratura basata su esperienza o gioventù di alto livello.

Ecco spiegata la fiducia per i difensori centrali Bonucci, Chiellini, che devono assicurare non tanto il tocco di piede, ma la cattiveria necessaria per stoppare gli avversari con le buone o le cattive.

E dare un grosso contributo negli assembramenti aerei nella propria ed altrui area.

Per il resto, il centrocampo – che è la base di tutto, ha la sua sede organizzativa in Giorginho regista esperto attorno cui ruota il Chelsea appena conquistatore della Champions sul Manchester City .

Al suo fianco giostra con impeto agonistico, ma anche tanta classe e visione di gioco il gioiello del Sassuolo, Locatelli, in procinto di passare alla Juve.

Sono questi gli uomini del “Primo Undici” azzurro.

Ma non finisce quì.

Strada facendo Mancini ha edificato pensando al presente ed al futuro. Così,oggi, si trova a disposizione per ogni ruolo una soluzione convincente dal punto , vista tattico e tecnico

Belotti per Immobile, Chiesa per Berardi, Pellegrini e Bernardeschi per Insigne,, Bastoni per Spinazzola, Toloi e Di Carmine per Florenzi,Pessina per Barella, Verratti per Giorginho, Cristante per Locatelli.

I giocatori ci sono perciò. Il gioco anche. È quello che va per la maggiore. Palleggio corto , possesso-palla e pressing. Al resto ci pensa la classe e l’affiatamento.

Dunque il buon calcio esiste ancora in Italia. Era in crisi per colpa di inettitudine diffusa nella classe dirigente incapace o speculatrice.

Toccato il fondo, nel 2018 al vertice è giunto un imprenditore edile abruzzese , Gabriele Gravina. Il cambio di rotta giusto. La risalita è iniziata con l’ingaggio di Mancini C.T.

Competenza vera. Tre anni e l’Italia parte favorita agli Europei.

Ma Gravina non dorme. Il marchigiano Mancini è il top-coach mondiale ed il 17 maggio, firma il rinnovo del suo contratto fino al 2026.

La Turchia?

L’Italia l’ha incontrata 10 volte. Non ha mai perso. È giunta terza ai Mondiali 2002: Semifinalista agli Europei 2002; Bronzo alla Confederation Cup 2003.

 

 

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