Calcio

Che brutte le maglie creative!

Quando l’innovazione non rispetta i colori e la tradizione.

Roma, 10 aprile 2022 – Da vecchi amanti del calcio non ne possiamo più di queste maglie così “creative”.

Frutto della fantasia di designer che sono lontani anni luce dalla tradizione del football.

Il massimo, secondo noi, quest’anno è stato raggiunto dal Napoli, che tra campionato e coppe ha indossato 12 (dodici) maglie differenti! Alcune delle quali davvero brutte.

Come quella con la quale oggi ha affrontato la Fiorentina, di colore rosso e con la faccia di Maradona in bianco e nero sul petto al centro di un qualcosa che sembra un bersaglio.

E che dire della Juventus che ieri, a Cagliari, ha giocato in giallo con inserti bianchi e blu sparsi sulla maglia come se fosse il patchwork di una coperta del letto?

O del Milan, che lunedì scorso ha affrontato il Bologna con una casacca bianca/rossonera/bianca che sembrava uscita da un lavaggio sbagliato in tintoria.

O dell’Inter, che ha battuto il Verona vestito di nero con fascia multicolor sul petto e stemma sociale in verde fluorescente.

Ma che robe sono? Ma che c’entrano con il calcio, con la storia delle squadre, con i loro colori, con le passioni dei tifosi?

Ridateci le nostre maglie. Ridateci quelle di questa foto del Milan anni ’70 che alleghiamo all’articolo. Guardate che fascino che sprigionano.

Altro che queste maglie attuali, con le righe che diventano la pelle del serpente oppure messe “ad minchiam”. Come avrebbe detto il professor Scoglio.

Forse saremo antichi a pensarla così. Per carità. Non pretendiamo di avere ragione.

Ma siamo convinti che il tifoso è tifoso di quella specifica squadra anche perché, da piccolo, si è innamorato della sua maglia e dei suoi colori.

E che questa non debba essere sconvolta sull’altare della creatività di chi, magari, tifoso non è stato mai.

Certo, anche in passato abbiamo avuto maglie creative e innovative, come quella della Roma vestita dalla Pouchain alla fine degli anni ’70.

O come quella della Fiorentina dei primi anni ’80, alla quale si sono ispirati gli inventori di quella attuale.

Ma erano sempre maglie create nel rispetto dei colori della tradizione. Anche se, nonostante ciò, hanno comunque creato discussioni e divisioni tra i tifosi.

Da qualche anno a questa parte, invece, abbiamo visto le nostre squadre vestirsi in modo davvero bizzarro.

Come la Roma che gioca con una maglia gialla con riga obliqua rossoblu che richiama i colori della Fortitudo, una delle squadre dalla cui fusione è nata.

Ma che fa tanto Genoa, Cagliari o Bologna. Con quest’ultima che, al contrario, quest’anno veste anche di giallo. Che c’entra di più con la Roma che con lei.

O come la Lazio in completo verde acqua e bordi celesti dell’anno scorso. Ricordate? Ma che c’entrava con la tradizione biancoceleste?

O come lo stesso Napoli in completo militare di qualche anno fa (roba da pazzi) e la Juventus in arancione. Neanche fosse l’Olanda.

Fecero bene i tifosi del Genoa, tanti anni fa, a ribellarsi ad una maglia innovativa, che oltre ai tradizionali spicchi rossoblu prevedeva le righe bianche dello sponsor tecnico sulle maniche.

I genoani dissero chiaramente che loro non l’avrebbero comprata, perché per loro la maglia del Genoa era e deve essere sempre quella a spicchi rossoblu.

Senza inserti bianchi, gialli o di qualsiasi altro colore.

E da allora il Genoa, ma anche la Sampdoria, la loro maglia non l’hanno più innovata. Per fortuna.

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