Calcio

Quando la Var va

var monitor 17Roma, 17 dicembre 2017 – A corollario di quanto accaduto in Lazio-Torino (rigore  a favore della Lazio deformato  da parte dell’arbitro triestino Piero Giacomelli (assistito dall’arbitro VAR  Di Bella) in espulsione di Immobile,   attualità.it ebbe a sottolineare (in coerenza di quanto da tempo sostenuto) che questa VAR   era  da abolirsi, ovvero essere ridimensionata in ausilio elettronico inoppugnabile per decifrare episodi  di gioco di difficile interpretazione.
Come si fa in tutti gli sport che adottano la moviola in campo.
Altrimenti un  esibizionista come l’arbitro Piero Giacomelli da Trieste trova modo di modificare (per ben tre volte nel corso di pochissimi mesi ) altrettante partite espellendo con l’ausilio del VAR,  altrettanti  giocatori quali Bonucci del Milan, De Rossi della Roma ed Immobile della Lazio. Guarda caso tre monumenti azzurri.
Questo assunto è talmente vero che  il  designatore arbitrale ha  messo subito a riposo sia Giacomelli che il Var di Lazio-Torino  Di Bella. E Immobile è stato squalificato per una sola giornata anziché le canoniche due  ( “perché la sua fallosità in effetti non era stata troppo vistosa”)
Ieri, così,  gli arbitri ed il Var si sono occupati soltanto dei casi  in cui c’era da accertare i centimetri non il comportamento, la volontarietà  od occasioni da  entrare nel merito, nel giudizio disciplinare.
Situazioni  tutte su cui dare una risposta giusta e corretta, al contrario,  necessitano tempo e confronti con normative e giurisprudenza e non i pochi secondi concessi dal contesto.
Sarà un caso ma l’ultimo turno di serie A ha offerto  una perfetta testimonianza di quanto la VAR, interpretata nella giusta maniera  non come strumento di arricchimento e potere della classe arbitrale,   possa  offrire un contributo di giustizia al calcio ed anche aggiungere pathos allo spettacolo calcistico, spesso latente per  i troppi marchingegni ostruzionistici inventati ad ogni piè sospinto.
In particolare due partite molto importanti sono state indirizzate sul binario della giustizia dalla buona combinazione  operativa fra arbitro e VAR.  Casi  da valutare i “centimetri”, non le  intenzioni….
San Siro l’Inter di Spalletti  vuole celebrare alla grande  il fresco primato solitario in classifica ed il 17°  (ah i numeri fatali!) risultato positivo consecutivo   dall’inizio stagione.
Vuole vincere e convincere, ma si trova davanti   una  Udinese tonificata dall’avvento in panchina di Massimo Oddo subentrato a Gigi Del Neri meno di un mese fa . Il dottore in Scienze Economiche, campione del Mondo 2006 è reduce da due vittorie consecutive (Benevento e Crotone)  ed è riuscito in poche settimane a dotare l’Udinese di un gioco moderno e convincente basato su pressing e triangolazioni rapide e coraggiose, senza complessi. Un paio di stagioni fa, il Pescarese Oddo, neo allenatore a 39 anni, aveva portato il Pescara in Serie A. Ed aveva iniziato la stagione 2016-17 sbalordendo tutti con il suo gioco spregiudicato e redditizio. Poi, limiti tecnici dei giocatori e panchina corta, qualche sfortuna avevano ridimensionato i risultati ed Oddo  era stato inutilmente  sostituito.
Questa Udinese, invece, ora va, anzi, VAR… perché sull’ 1-1 (ed Inter messa alla corda  che non riesce a fare gioco),  Widmer  opera un cross dalla linea estrema, il pallone incoccia il braccio di Santon.  Per  Mariani di Aprilia (Roma) la palla avrebbe varcato la linea di fondo. Così fischia ma giustamente  vuole saperne di più. IL VAR  dell’arbitro Massa, decreta  che millimetricamente la palla non ha varcato completamente la linea, perciò  Mariani assegna il rigore che De Paul (un talento sotto le mani di Oddo) infila in rete: 1-2 a San Siro, che poi diventerà 1-3.
Una partita bellissima ed intensissima che però non condanna l’Inter, attiva e sfortunata in molte occasioni, ma esalta l’Udinese, da prendere da esempio.
E veniamo a   Roma-Cagliari.  Come i friulani a  Milano, i sardi di Lopez imbrigliano la Roma  stereotipata da un modello offensivo  scontato  nel gioco sugli esterni  da concludersi  con cross per le teste di Dzeco e Schick. Il Cagliari raddoppia le marcature sugli esterni e la Roma si ferma anche se mantiene l’occupazione del  territorio in maniera, però, sterile.
Fatale che si verifichino casi da VAR per l’arbitro Damato di Barletta e per l’Arbitro Var Guida
Stimolanti le situazioni. Le reti rimangono giustamente inviolate. Fino al 52’ quando in area c’è un contatto fra Dzeko ed il portiere Cragno.  Damato ferma il gioco e mostra il  cartellino giallo a Dzeko per simulazione. Poi, comunque, cerca il conforto del Var. I centimetri smentiscono Damato ed il cartellino giallo sparisce  e subentra l’assegnazione del calcio di rigore che però, Perrotti si fa parare.
I 90 minuti si concludono  sullo 0-0  e la Roma  che si morde le mani per l’occasione sfuggita. Ma al 94’  una punzione di Kolarov con 21 giocatori asserragliati davanti alla porta del Cagliari si conclude con il pallone in fondo alla porta dei sardi e la necessità di chiamare il Var perché il romanista  Fazio potrebbe avere toccato  il pallone con la mano sulla respinta di pugno nel mucchio di Cragno.
La lettura mostra inequivocabilmente che i pochissimi centimetri in cui il fatto avveniva non avrebbero consentito  alcuna manovra intenzionale. È il corpaccione  di 1,95 metri dell’argentino lo scudo  nel suo insieme contro cui è incocciato il pallone della vittoria fondamentale della Roma.
Contenti o scontenti questo è il VAR giusto che si deve portare avanti. Un notevole progresso con indubbi effetti spettacolari.  Il VAR così è un qualcosa in più che si aggiunge al calcio da punto di vista emozionale. L’impressione è che il pubblico interista da San Siro sia uscito, applaudendo i giocatori neroazzurri, lieti per il pomeriggio emozionante trascorso.
Ancor più  soddisfatto il pubblico televisivo che si è potuto godere tutta la sceneggiata.
Tornando a chi paga il biglietto. Il prossimo passo DEVE ESSERE MOSTRARE SUI MAXI SCHERMI LE IMMAGINI  VISUALIZZATE AL VAR, come accade  in tutti gli altrui sport. Si tratta soltanto  della verità. Perché bisogna averne paura???
DEL DIRETTORE
Caro Giacomo,  hai già risposto tu. Il pubblico televisivo! Se si vede tutto e subito, a che servono le trasmissioni sportive, con annessa pagata pubblicità?
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