Calcio

Il calcio tra violenza, debiti e malaffare

palloneLa Grecia sospende il campionato per violenza. Da noi si mettono all’asta le panchine del Parma, che per i suoi debiti rischia di non finire il campionato mettendone a rischio la regolarità.

Roma, 25 febbraio – Due notizie legate al calcio ma che con lo sport hanno poco a che fare.

In Grecia il governo di Alexis Tsipras ha disposto l’immediata sospensione del massimo campionato (la Super League) a tempo indeterminato a causa dei ripetuti episodi di violenza fra le tifoserie che hanno caratterizzato le ultime giornate. In particolar modo quelli legati ai due derby di domenica, tra Panathinaikos e Olympiakos e tra Larissa e Olympiakos Volou. Il provvedimento resterà in vigore fino a quando non ci saranno impegni specifici da tutte le parti coinvolte per la lotta contro la violenza e un nuovo quadro legislativo.

In Italia, invece, continua l’assurda vicenda giudiziaria del Parma, ormai praticamente fallito e impossibilitato a proseguire il campionato, tanto che la gara interna di domenica scorsa con l’Udinese è stata rinviata a data da destinarsi per la mancanza dei soldi necessari per farla svolgere da parte della società emiliana. Società alla quale nei giorni scorsi gli ufficiali giudiziari avevano pignorato pullmini, automobili ed attrezzature della palestra della prima squadra e a proposito della quale si apprende oggi che, all’asta per i suoi debiti, andrà anche la panchina e il mobilio dello spogliatoio dello Stadio “Tardini” dove mister Donadoni era solito attendere il fischio di inizio delle partite.

Come riporta l’Ansa, il sito delle vendite giudiziarie di Parma, da questa mattina pubblica le foto delle tre panche, che saranno in vendita il 5 marzo al prezzo base di 2mila euro.

Due notizie che ci spingono a chiederci se ha ancora senso parlare del calcio come di uno sport.

Sì, rispondiamo, se lo intendiamo come quello bello, puro e limpido giocato dai bambini negli oratori (dove ci sono ancora) o su un prato qualsiasi; no se ci riferiamo al business montato ai massimi livelli a spese dei tifosi (quelli veri, non i violenti), che tutto sovvenzionano e finanziano e dei quali, alla fine, non frega niente a nessuno. Quei tifosi, per intenderci, che vorrebbero andare serenamente allo stadio con i figli e che invece restano a casa per non trovarsi in mezzo agli scalmanati di ogni tipo (e bene fa il governo greco a sospendere tutto fino a quando di questi non ci si sarà liberati per sempre). Oppure quelli che non meritano di essere presi in giro da dirigenti incapaci di vietare l’iscrizione al massimo campionato di un club che non ha i soldi per tirare avanti e che ha approfittato dei cavilli burocratici per apparire in regola. Come se nessuno, ai piani alti della Lega o della Federcalcio, fosse realmente in grado di sapere quali e quante magagne nascondessero i suoi libri contabili con il risultato che oggi il regolare svolgimento del torneo è seriamente a rischio.

Uno spettacolo penoso di questa Italia che fonda la sua economia sul debito senza, però, garantire quella certezza del diritto che serve poi ai creditori per essere garantiti. Tanto che in giro, ormai da troppi anni, si sente dire che nel nostro Paese è meglio se i soldi devi darli, che se devi averli.

Bravi! complimenti! Continuiamo così a farci del male.

E se il calcio è lo specchio della società, allora il nostro la rappresenta tutta!

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