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Calcio – Mondiali U20 – Azzurrini fermati dalla Ukraina

Roma, 11 giugno 2019 – I sogni calcistici azzurrinI ai Mondiali U20 polacchi si fermano in semifinale di fronte alla Ukraina. Squadra rivelazione, ma che pratica un calcio brioso e moderno. Al contrario dell’Italia ancora legata ad un calcio superato.
La sconfitta per 0-1, infatti ci sta tutta anche se le circostanze avrebbero potuto portare: al pareggio nel finale; ai tempi supplementari e magari alla disputa della finale poiché si stava giocando con un uomo in più per l’espulsione (esagerata) di Popov.
Ed invece, la rete al 92’ di Scamacca è stata annullata (dopo Var) per una manata dell’azzurrino. E la storia si è conclusa qui.
Una sconfitta nata non sulla superiorità dei ragazzi ukraini, ma da quella del gioco da loro praticato.
Per dirla breve. Si sono mangiati due-tre occasioni a porta vuota. Hanno colpito una magnifica traversa con il mancino Supriaha. Soprattutto hanno realizzato al 64’ la rete della vittoria di Bulets (un brevilineo dottissimo) grazie all’ennesimo, goffo, tentativo di (inutile) “possesso palla” operato da Esposito, peraltro un regista si ottima qualità.
Insomma, sembrava proprio di assistere a Juventus-Atalanta. Da una parte una squadra che preparava la vittoria con uno sterile possesso palla proponendosi alla rete tramite lanci lunghi per le dotate (anche di testa) capacità di ragazzi talentuosi quali Pinamonti e Scamacca. Dall’altra, una formazione in continuo pressing a centrocampo pronta a mettere la palla a terra per poi tentare il fraseggio e gli scambi per portarsi a rete.
Una squadra che neanche quando, a 11 minuti dalla fine, è rimasta in 10 ha smesso di portarsi avanti oppure fare melina perditempo.
La dimostrazione del ritardo tecnico-tattico del calcio italiano sta proprio nella incapacità dei talenti italiani di esprimere il proprio potenziale.
Il concetto ormai è chiaro per tutti. Anche per i dirigenti calcistici ai vari livelli.
Tant’è che tutti i più importanti club italiani stanno andando a caccia di allenatori in grado di cambiare il modello Juventus, a cominciare proprio da Torino.
Non sarà una cosa facile, ma occorre lavorarci bene su.
Roberto Mancini ci sta riuscendo. Ma lui, calcisticamente, è un genio. Ma il modello della Nazionale non deve approdare soltanto ai massimi livelli. Deve raggiungere la base.
Deve nascere una scuola Mancini con tutte le rappresentative che giocano alla stessa maniera. Altrimenti diventa tutto inutile.
Il problema è incanalare questa bella e sana gioventù in binari di sviluppo che non possono essere realizzati da uno scrupoloso esponente del calcio superato che è cresciuto come allenatore delle giovanili del Chievo per poi allenare il Lumezzano prima di assumere il ruolo (meritatissimo) di responsabile delle varie Under 18, U19 e U20.
Questi U20 che strameritano di conquistare la medaglia di bronzo, vincendo la Finalina. Meritano di crescere ancora.

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