Calcio

Calcio. Lo scudetto conteso

La vicenda dello scudetto 1914-15, assegnato al Genoa ma rivendicato anche dalla Lazio, ricostruita dallo scrittore genovese Giancarlo Rizzoglio

Roma, 4 giugno 2020 – La vicenda dello scudetto 1915, assegnato al Genoa ma rivendicato dall’avvocato e tifoso delle Lazio Mignogna anche per la sua squadra, è tuttora aperta ed è motivo di dibattito in Federcalcio.

Su di essa riportiamo l’intervista integrale rilasciata dallo scrittore genovese Giancarlo Rizzoglio (membro del Comitato storico scientifico della Fondazione Genoa 1893) Pianetagenoa1893.net. In questa elenca i fatti oggettivi di quella vicenda ed esprime un suo parere su quelle che potranno essere le decisioni e le valutazioni della Commissione federale. In particolare, Rizzoglio ritiene indiscutibile l’assegnazione del titolo al Genoa: nel caso in cui la Figc decidesse di assegnarlo in ex aequo, ritornando su una sua decisione precedente, questo andrebbe esteso non solo alla Lazio ma anche all’Internazionale Napoli tenendo però conto che quest’ultima si è estinta da tantissimo tempo.

Si è più volte detto che il campionato 1914/15, più che dall’entrata dell’Italia nella Grande Guerra, è stato pregiudicato dalle gravi incertezze della gestione federale di quegli anni. Cosa c’è di vero?

«Guardi, per capire bene quali siano le responsabilità della Federcalcio di allora, bisogna cominciare fin dall’assemblea federale dell’agosto del 1914. In Europa c’era già la guerra e l’Italia aveva cominciato una mobilitazione preventiva con i primi precetti per le esercitazioni militari di alcuni atleti del nostro sport. C’erano dunque grosse perplessità sul regolare esercizio agonistico nel nostro Paese, tanto che molte federazioni decisero già allora di sospendere, o ridurre notevolmente, le loro attività. Nel corso quindi di quell’assemblea emersero forti perplessità a far iniziare il campionato di calcio. Perplessità che venivano proprio dal presidente di allora, l’On. Carlo Montù».

Come può dirlo?

«Perché Montù era anche presidente del Rowing, ossia la Federazione Canottaggio, e in quel mese d’agosto, insieme al consiglio federale, egli decise di sospendere i campionati italiani di canottaggio per la forte incertezza che già c’era in Italia visto il susseguirsi degli eventi bellici europei».

Però non prese lo stesso provvedimento anche per il calcio …

«Proprio così. Appena venti giorni dopo si tenne il consiglio direttivo FIGC, presieduto dallo stesso Montù, dove invece si decise, contrariamente al Rowing ed altre attività sportive, che il campionato di calcio dovesse avere inizio. Ma attenzione, perché si comunicò anche che il consiglio si riservava di sospenderlo qualora le condizioni politiche del Paese l’avessero richiesto».

Quindi la Federcalcio aveva già in qualche maniera messo le mani avanti …

«Esattamente. E diciamo pure che Montù ricevette probabilmente forti pressioni per iniziare la stagione calcistica, a dimostrazione che già allora il calcio, nonostante un dichiarato dilettantismo di facciata, aveva interessi economici ben maggiori rispetto alle altre attività sportive. Pensi che persino Vittorio Pozzo, allora allenatore del Torino, scrivendo nell’Ottobre del 1914 sul Bollettino Ufficiale della FIGC, aveva espresso molti dubbi sulla possibilità di finire regolarmente il campionato di calcio 1914/15».

Esistono elementi che dimostrano i contrasti all’interno del Consiglio Federale?

«Certo. A quei tempi il periodo compreso tra gennaio e febbraio per il calcio italiano era un vero e proprio flagello. Nevicava spesso e i nostri campi molte volte risultavano impraticabili. Fu così che il campionato dovette fermarsi e perdere tempo prezioso proprio in un momento in cui i precetti per le esercitazioni militari degli atleti si stavano intensificando. “L’Italia Sportiva” parla di un presidente Montù che aveva addirittura rassegnato le dimissioni, poi ritirate proprio all’ultimo momento prima del Consiglio Federale del 13 Febbraio 1915. Segno evidente che non c’erano assolutamente unità di intenti sul da farsi».

Cosa accadde durante la stagione?

«Il Genoa sbaragliò il suo girone eliminatorio e fu promosso senza problemi ad uno dei quattro gironi di semifinale del Nord Italia, vincendo anche quello. Le altre squadre che terminarono prime negli altri tre gironi, qualificandosi al girone finale del Nord Italia, furono il Torino, l’Inter e il Milan. Ma ecco il primo “giallo“ del campionato».

Quale?

«Nel girone C il Torino, nonostante fosse già matematicamente qualificato, doveva recuperare una gara casalinga contro il Como, che quindi risultava assolutamente insignificante ai fini della classifica. Si era già alla fine di marzo e la macchina bellica italiana stava fatalmente scaldando i motori. Ormai tutti capivano quello che stava per accadere, per cui gli addetti ai lavori cercavano disperatamente di recuperare tempo. La Gazzetta dello Sport propose di dare la vittoria a tavolino al Torino e di iniziare subito, con una giornata di anticipo, il girone finale del Nord Italia. Il Como diede la piena disponibilità a dare forfait, ma il Consiglio Federale si impuntò e calendarizzò ugualmente l’incontro l’11 aprile, che tra l’altro, poi, non si disputò ugualmente».

Vista l’emergenza in atto e il pericolo di non terminare il campionato, fu proprio una decisione assurda …

«A mio parere, sì. Anche perché il Consiglio Federale ci mise poco a rendersi conto dell’errore, e sa perché?»

Può spiegare nel dettaglio?

«Prima della partita Inter-Genoa del 16 Maggio la Federcalcio propose ai rossoblù, e verosimilmente anche a Torino e Milan, di anticipare ad un giorno infrasettimanale di quella settimana la penultima giornata del campionato. Dal momento che per il Genoa, in trasferta a Milano, significava rinunciare a gran parte dei suoi titolari impegnati nelle rispettive professioni, la proposta venne rifiutata dal Consiglio Direttivo della società rossoblù e la giornata fu quindi giocata regolarmente come da calendario».

Ed eccoci al fattaccio, ossia la sospensione del campionato. Cosa accadde veramente?

«Il 23 Maggio era in programma l’ultima giornata del girone finale del Nord Italia. La classifica vedeva il Genoa in testa a 7 punti e Torino e Inter appaiate al secondo posto con 5. A quel tempo la vittoria, ovviamente, valeva solo due punti in classifica. In programma c’erano le partite Genoa-Torino e Milan-Inter. I rossoblù, soprattutto in casa, erano un vero rullo compressore, perché in quel torneo vinsero complessivamente dieci partite su dieci tra le mura amiche. A loro bastava un solo punto contro i granata per vincere il girone finale del Nord Italia e in pratica, come poi considereremo, anche il titolo italiano. Da notare che il Genoa, in quel girone finale, aveva vinto tre partite, perdendone solo una, il Torino aveva all’attivo una sola vittoria, con tre pareggi e una sconfitta, mentre l’Inter aveva vinto due gare, una pareggiata ed altre due perse. Il Genoa con 13 reti all’attivo aveva l’attacco migliore, mentre il Torino la migliore difesa con sette goal subiti. Però, per completare il quadro, va anche detto che l’unica sconfitta del Genoa coincise con l’unica vittoria del Torino, che sconfisse in casa proprio i rossoblù per 6 a 1».

Il Genoa era dunque ad un soffio dal titolo …

«Sì, un titolo che tutte le cronache definiscono meritatissimo in quanto i rossoblù erano unanimemente riconosciuti come la squadra più completa e regolare del torneo. Però…»

Dica

«Il giorno prima, sabato 22 Maggio, fu dichiarata la mobilitazione generale sul territorio nazionale e quindi scattò la dichiarazione di guerra all’Impero austro-ungarico. A Genova e a Milano fuori dai cancelli degli stadi venne affisso il cartello di improvvisa sospensione».

Solo a Genova e Milano? Oppure tutto il campionato?

«La Gazzetta dello Sport indica chiaramente che il Consiglio Direttivo della FIGC aveva sospeso – attenzione – i due match di campionato di 1° Categoria che dovevano svolgersi a Milano e a Genova. Il quotidiano cita anche quello che riportò il telegramma, ossia che a seguito di mobilitazione per criteri di opportunità si sospendeva ogni gara».

Detto così non sembra molto chiaro …

«Ma lo diventa dopo. La decisione di sospendere frettolosamente il campionato era di fatto stata presa dall’avv. Scamoni, presidente della Commissione Tecnica federale. La Gazzetta dello Sport avanza chiaramente dei dubbi sul modo in cui Montù fu coinvolto in questa decisione. Lo dimostra il fatto che fu lo stesso Scamoni a giustificare alla Gazzetta le motivazioni della sua decisione».

Cosa aveva dichiarato al quotidiano?

«Scamoni motivò la sospensione argomentando che il Torino non avrebbe potuto raggiungere Genova a causa della mobilitazione in atto. Di conseguenza si vide costretto a sospendere anche la partita di Milano. Prendendo quindi atto che la sospensione riguardò solo le due partite del Nord Italia, i suoi timori per la regolare mobilità sul territorio sembrano però veramente immotivati».

Perché afferma ciò?

«Come attestano le cronache, i campionati delle serie inferiori, ossia di Promozione e di III Categoria si svolsero regolarmente. E addirittura si giocò una partita che dimostra come la mobilità ferroviaria tra la Liguria e il Piemonte fosse pienamente funzionale».

Quale fu?

«U.S Vercellese e U.S. Genovese del campionato di Promozione giocata regolarmente a Vercelli, appunto, il 23 Maggio».

Quindi allora non si fermarono tutti i campionati come afferma la sponda laziale…

«Assolutamente no, e sono molto stupito che lo dicano. Vorrei precisare che non solo “La Gazzetta dello Sport” ma anche tutti i principali quotidiani specializzati stigmatizzarono con forza la decisione di sospendere così frettolosamente il girone finale del Nord Italia ad una sola giornata dal termine, e si chiedevano quale potesse essere il criterio così draconiano che l’aveva maturata. Pensi che la rivista “Il Football” evidenzia come quella domenica a Milano fossero regolarmente aperti gli ippodromi e altre manifestazioni sportive, e spiega che su 44 giocatori partecipanti al girone finale solo una metà prestavano servizio militare, e quindi eventualmente soggetti a precetto immediato, mentre tutti gli altri dovevano presentarsi chi il 25 Maggio e chi invece il 1° Giugno».

Davvero una decisione incomprensibile …

«Tanto incomprensibile che il Genoa, vistosi sfuggire un titolo ormai praticamente vinto, fu l’unica squadra a protestare ufficialmente contro questa decisione. Tutte le altre, Lazio compresa, stettero ben zitte».

Quindi, in teoria, se il Torino avesse battuto il Genoa e l’Inter vinto il derby col Milan, ci sarebbe persino stata la possibilità di uno spareggio a tre squadre …

«In teoria sì, ma in realtà, come avevano rimarcato i giornali, non ci sarebbero assolutamente stati i tempi tecnici per disputare eventuali spareggi, né a due né tantomeno a tre squadre».

Com’era la situazione nei campionati del Centro e del Sud?

«I gironi eliminatori dell’Italia Centrale erano formati da quello toscano e da quello laziale. Il Bollettino Ufficiale della FIGC riporta chiaramente a questo riguardo il regolamento di quel campionato, ossia per ogni girone eliminatorio – attenzione – doveva essere promossa al girone centrale soltanto la prima classificata per ogni girone, esattamente come le altre stagioni precedenti».

Ma scusi, tutti però dicono che dovevano classificarsi le prime due …

«No, il regolamento iniziale non lo prevedeva, come si legge chiaramente nel Bollettino Ufficiale della FIGC tanto citato da parte laziale. Quando si iniziò il campionato le squadre partecipanti sapevano di dover terminare al primo posto per accedere al turno successivo, che in questo caso sarebbe stata una semplice finale tra le vincenti dei due gironi. Ebbene il Football Club di Roma, ossia il Roman, balzò nettamente al comando della classifica distanziando la Lazio, e a febbraio era già quasi sicura della qualificazione a scapito dei biancazzurri. Ma proprio in quel momento, ecco un altro “giallo“».

Quale?

«Quello conosciuto come il caso Lissoni. Quest’ultimo era il portiere del Roman, ma all’inizio del campionato si era temporaneamente tesserato per la squadra capitolina e il Genoa. Accadde che le ultime due partite giocate da Lissoni con la maglia giallorossa nel dicembre del 1914, vinte entrambe contro Audace e Fortitudo, misero in evidenza la sua posizione irregolare, causando un reclamo delle avversarie battute sul campo. Secondo regolamento, quelle partite avrebbero dovute essere ripetute, ma il presidente del Roman era Luigi Millo, che era anche a capo del Comitato Regionale Laziale. Ebbene, se fosse stato rispettato il regolamento il Roman avrebbe probabilmente confermato le due vittorie, eliminando così la Lazio. Inspiegabilmente accadde però che il 4 Febbraio 1915 il Consiglio Federale decise di modificare il regolamento in corsa, ossia di allargare la qualificazione al girone finale centrale anche alle seconde classificate del Lazio e della Toscana. Il Pisa, primo della Toscana, protestò vivacemente, perché, invece di giocarsi la qualificazione alla finale Centro-Meridionale in un singolo confronto, come da regolamento, dovette affrontare invece un altro girone dove alla fine la spuntò proprio la Lazio».

Quindi la Lazio fu di fatto ripescata?

«Esattamente. E, riprendendosi dalla sua crisi tecnica, riuscì a terminare prima nel girone finale centrale qualificandosi per la finale Centro-Meridionale, ossia contro la vincente del campionato Meridionale».

Ecco, parliamo adesso del campionato Meridionale. Cosa accadde realmente? Perché la Lazio dice che è stato annullato?

«Io non so perché i laziali dicano che è stato annullato. So solo che invece risulta esattamente il contrario, perché il campionato si disputò, eccome, anche se non terminò. Ma si omologarono comunque i risultati conseguiti».

Quali erano questi risultati?

«Le squadre partecipanti erano solo due, l’Internazionale Napoli e il Naples, quindi due squadre di Napoli. La finale di andata si disputò il 18 aprile con la vittoria dell’Internazionale Napoli mentre il 25 aprile si disputò il ritorno che terminò in parità. Quindi l’Internazionale Napoli avrebbe acquisito il diritto ad affrontare la Lazio. Ma eccoci ad un altro “giallo“».

L’ennesimo in questa avvincente storia: ce lo spieghi

«Due giocatori dell’Internazionale Napoli, Pellizzone e Steigher, risultarono irregolari nel tesseramento. Così il Consiglio Federale, diversamente con quanto accadde col caso Lissoni, applicò il regolamento, e dispose la ripetizione delle finali. La stessa “Gazzetta dello Sport” certifica la disputa della nuova finale di andata disputata regolarmente il 16 Maggio e vinta nettamente dall’Internazionale Napoli. Poi arriva il 23 Maggio quando era in programma la finale di ritorno».

E quindi?

«Abbiamo visto che il girone del Nord Italia era stato stato sospeso, ma non gli altri campionati minori, ossia Promozione e Terza Categoria. A questo punto, anche se si considerasse valida la sospensione per il campionato Meridionale, l’Internazionale Napoli, così come il Genoa per il Nord, risulterebbe prima, e quindi vincitrice dell’Italia Meridionale. L’almanacco Baccani, il più autorevole dell’epoca, nel 1919, al termine del conflitto, fotografa proprio questa situazione all’atto della sospensione, presentandola come “finale del campionato“ con tanto di classifiche, prima che la FIGC prendesse una decisione definitiva sull’assegnazione del titolo. Genoa, Lazio e Internazionale Napoli risultano quindi prime nei rispettivi gironi settentrionale, centrale e meridionale. Sulla base di queste evidenze possiamo già dire che la Lazio non era assolutamente campione dell’Italia Centro-Meridionale».

Sembra però che la finale di ritorno del girone Meridionale si sia disputata…

«Sì, infatti “La Gazzetta dello Sport” del 21 Maggio annuncia che la finale di ritorno del campionato Meridionale tra Naples e Internazionale si deve svolgere il 23 Maggio sul campo del Poligono. E il Mattino riporta regolarmente l’effettuazione della finale con la vittoria del Naples».

Quindi ecco che in realtà ci sarebbe voluto uno spareggio per designare la vincente del girone Meridionale …

«Sì, ma qui arriviamo al punto se considerare valida la sospensione del 23 Maggio per tutto il campionato oppure, come secondo me dimostrano chiaramente i documenti, solo per il girone settentrionale. Però cominciamo a fare un discorso di lana caprina che a mio avviso non cambia la sostanza dei fatti».

E secondo lei qual è la sostanza dei fatti?

«Ripeto, che la Lazio non era assolutamente campione dell’Italia Centro-Meridionale».

Però la Lazio sostiene che c’è stata una comunicazione in base alla quale quel titolo gli è stato in realtà assegnato …

«Intende dire quel famoso articolo apparso sull’ “Italia Sportiva”?».

Sì, però può spiegarci meglio?

«Guardi, sono rimasto veramente stupito per quella vicenda. “L’Italia Sportiva” del 10 Ottobre 1920 dava notizia che la presidenza federale deliberava che “La Gazzetta dello Sport” e la stessa “L’Italia Sportiva” dovevano considerarsi organi ufficiali rispettivamente per l’Italia Settentrionale e l’Italia Centrale e Meridionale, attenzione, “per i comunicati della Federazione“. Ora, da parte laziale si è avanzata la presunta prova secondo cui in un articolo del tutto generico apparso su l’Italia Sportiva del 18 Giugno 1920 – quindi comunque ben prima della comunicazione ufficiale della FIGC -, il giornalista in questione scrive che il Roman conquista nel 1915 l’ambito titolo di campione laziale strappandolo per la prima volta alla Lazio, che si prendeva però la rivalsa vincendo il campionato centro-meridionale, per essere poi interrotto a causa della guerra. Ora, vista anche l’imprecisione di certi giornalisti dell’epoca, è chiaro che quando si riferisce alla rivalsa sul Roman intendesse, come abbiamo visto, al successivo girone Centrale, in cui la Lazio, appunto, precedette il Roman. E poi, appunto, l’Italia entrò in guerra. Ma ad ogni modo quello non fu certo un comunicato ufficiale della Federazione. È soltanto un semplice articolo, scritto tra l’altro in modo impreciso, persino ben prima dell’incarico dato all’Italia Sportiva».

Chiarissimo. A questo punto la Grande Guerra finisce. Cosa succede?

«Accade che già nel 1919 la Federazione assegna il titolo italiano al Genoa, considerando l’enorme differenza tecnica esistente tra il Nord ed il Centro Sud».

Ecco, approfondiamo anche questo punto molto discusso da entrambe le parti …

«C’è poco da discutere, è una realtà oggettiva che ogni vero storico del nostro calcio conosce perfettamente. Capisco che il tifoso di oggi, con mentalità moderna e molto più ancorata ai formalismi, fatichi notevolmente a percepire la realtà di oltre un secolo fa, ma se ci si mettesse a studiare libri ed articoli dell’epoca si capirebbe come si trascurasse e spesso addirittura non si considerasse del tutto il calcio centro-meridionale ai fini della conquista del titolo nazionale. Per cui, anche per ragioni di tempo e spazio, preferisco non dilungarmi in queste trattazioni limitandomi a dare solo dei dati molto eloquenti».

Prego

«Se facessimo una tabella per tutte le finali tra le squadre del Nord e quelle del Centro-Sud, sia ad incontro unico sia in doppia finale, dal 1912/13 al 1920/21, cioè sotto la diretta gestione della FIGC, e dal 1921/22 al 1925/26, quando invece esistevano le gestioni della Lega Nord e Lega Sud, conteremmo 15 incontri complessivi di cui 14 vinti dalle squadre settentrionali ed uno solo pareggiato, con all’attivo 56 reti e solo 10 subite. Inoltre la stessa Lazio perse la finalissima per il titolo 1912/13 contro la Pro Vercelli per 6 a 0 e fu perentoriamente battuta nella doppia finale del 1913/14 dal Casale per 7 a 1 in Piemonte e 2 a 0 a Roma. Con tutto questo penso di aver dato almeno un’idea sulle enormi differenze tecniche esistenti tra le squadre settentrionali e quelle centro-meridionali, non solo nel 1915 ma anche per diversi decenni successivi. La riforma di Arpinati dal campionato 1926/27 aveva proprio come obiettivo principale la riduzione di queste nette differenze. Ma fu un processo ancora molto lungo».

Quindi già nel 1919 la Federazione assegnò il titolo 1914/15 al Genoa …

«Lo dice chiaramente “La Stampa”, ossia proprio un giornale di Torino. Infatti il quotidiano scrive che con una deliberazione la FIGC classificò primo il Genoa nelle gare di campionato 1915, e successivamente scrive ancora che i genovesi furono proclamati campioni per il 1915».

Però?

«”La Stampa” dice anche che contro questa deliberazione avrebbero reclamato il Torino e l’Inter. Ecco perché la Federcalcio fu probabilmente costretta a prendersi ancora del tempo per esaminare i ricorsi dei granata e dei nerazzurri».

La Lazio ha spesso richiesto quella delibera citata da “La Stampa” …

«Ma che purtroppo è andata perduta, così come sono andate perdute quasi tutte le documentazioni ufficiali federali emanate prima della Seconda Guerra Mondiale. Credo che nessuna squadra italiana che ha vinto il titolo prima di tale periodo possa mostrare la relativa delibera, a meno che conservata da qualche storico in un archivio privato. Mettiamola così, perché la Lazio non presenta la delibera di campione dell’Italia Centro-Meridionale, o anche solo Centrale, del 1915?».

Si arriva dunque al 1921. Ci fu in quell’anno l’assegnazione definitiva del titolo al Genoa?

«Anzitutto cominciamo col dire che la rivista ufficiale “Genoa Club” del settembre 1921 proclama ufficialmente come la prima squadra è stata dichiarata vincitrice del Campionato Italiano di Football per l’anno 1914/15, e il successivo numero del gennaio 1922 dichiara che in occasione della festa sociale dell’11 dicembre 1921 sono state consegnate le medaglie d’oro spettanti alla squadra Campione d’Italia 1914/15. Ebbene, la rivista Genoa Club era famosa in tutta Italia e soprattutto negli ambienti federali. Secondo lei, se il Genoa si fosse inventato di sana pianta, come dicono i laziali, l’assegnazione del titolo, tra settembre e dicembre del 1921 la FIGC non avrebbe trovato il tempo di smentire e sanzionare la società rossoblù?».

Lo avrebbe certamente fatto: ma la storia non termina qui?

«Sì, andiamo avanti. La “Gazzetta dello Sport”, il giornale che detiene in qualche modo l’archivio storico del calcio italiano, nel maggio del 1923 scrive senza mezzi termini come l’ultimo campionato prebellico è stato dalla Federazione aggiudicato al Genoa, e aggiunge che ai rossoblù non mancava che il suggello, e il suggello non venne che a pace fatta. E poi ancora …».

Altra documentazione?

«La rivista sportiva, a tiratura nazionale, “Il Calcio” pubblica nel luglio del 1923 l’albo d’oro del calcio italiano, in cui alla voce 1915 scrive chiaramente “sospeso – assegnato al Genoa Club “. Devo continuare?»

Prego, continui pure

«“Le Tre Venezie Sportive”, altro importante quotidiano, nel 1925 pubblica l’albo d’oro indicando chiaramente l’assegnazione del titolo 1915 al Genoa».

E poi c’è il famoso Almanacco Italiano del Calcio 1926/27, quello in cui la Lazio dice che al Genoa è stato conferito solo il titolo Settentrionale…

«L’Almanacco Italiano del Calcio 1926/27 è semmai la prova che, dopo la Grande Guerra, la FIGC decise di considerare per il titolo italiano solo il campionato Settentrionale. A pagina 36 si dice chiaramente che il campionato di 1° categoria si è svolto dalle eliminatorie tra le 36 squadre divise in sei gironi. E lo fa, ovviamente, elencando le 36 squadre del Nord Italia. Infatti parla di “girone finale“ e non “girone finale settentrionale“ e dice che fu attribuito al Genoa Club, ossia il campionato di 1° categoria».

La Lazio però sostiene che in un’altra sezione dell’almanacco si pubblica l’albo d’oro dove alla voce 1915 si scrive soltanto “sospeso“…

«Ma certo. L’ha detto lei, in un’altra sezione. A quel tempo, e lo abbiamo visto anche prima, molti specificavano chiaramente che il campionato era stato sospeso ma attribuito poi al Genoa. La rivista “Il Calcio” ad esempio lo fa congiuntamente nella dicitura dell’albo d’oro. L’Almanacco Italiano 26/27 fa la descrizione del campionato 1915 da una parte, informando che solo successivamente il titolo venne dato al Genoa, mentre invece lascia la voce “sospeso“ nell’albo d’oro, perché così in effetti fu. Ma ora le fornisco una dimostrazione finale di tutto ciò».

Si spieghi meglio…

«Il Comitato Storico Scientifico della Fondazione Genoa 1893, di cui mi onoro di fare parte, nelle sue ricerche ha reperito l’almanacco “Il Giuoco del Calcio” del 1925 edito da “La Gazzetta dello Sport” e scritto dall’avv. Giuseppe Cavazzana, ossia il presidente della Lega Nord, una carica che offre in questo senso tutte le garanzie di attendibilità, mettendo quella pubblicazione almeno al pari dell’Almanacco Italiano del Calcio. Ebbene, Cavazzana scrive chiaramente nell’albo d’oro alla voce 1915 “sospeso e attribuito al Genoa“».

A questo punto sembra più che sufficiente per dimostrare come al Genoa fu veramente attribuito quel titolo …

«Ma guardi che esistono ancora tante altre documentazioni che lo dimostrano, non meno attendibili. Mi riferisco alle dichiarazioni di Vittorio Pozzo, allora allenatore proprio del Torino ma profondo conoscitore degli ambienti federali, che nel 1949, su “Il Calcio Illustrato”, dichiara come nel primo dopoguerra il Consiglio Federale assegnò il titolo al Genoa, primo con due punti in più di Torino e Inter. E poi tante altre documentazioni su cui, per ragioni di spazio e tempo, non mi dilungo. Si può allora veramente credere che in tutti quegli anni dal 1921 in poi, la FIGC non abbia mai pensato di intervenire su una presunta autoassegnazione del titolo da parte del Genoa? Suvvia».

La ringraziamo per questa sua lunga ed oggettiva analisi. Ora, lei se la sentirebbe di esprimere un’opinione, dando una sua personalissima valutazione finale dei fatti, e anche quello che secondo lei potrebbe succedere nell’ottica di una Commissione Federale deputata a decidere sui cosiddetti “scudetti contesi“?

«Dunque, per quanto mi riguarda l’assegnazione al Genoa del titolo 1914/15 è chiara ed inequivocabile. La Federazione di quel tempo è stata responsabile di una serie di errori che avevano causato ai rossoblù una grave ingiustizia, privandoli di un titolo praticamente ormai raggiunto. Poi, probabilmente consapevole di ciò, ha cercato di fare ammenda, ma lo ha fatto con gli strumenti e la mentalità dell’epoca. In quegli anni iniziali del XX secolo sopravviveva ancora l’ideale Ottocentesco dell’onore, dell’amor proprio, ed in quel contesto non poteva che emergere il puro valore sportivo, col quale si ritenne giusto premiare il Genoa. Oggi, a distanza di più di un secolo, con la mentalità di oggi c’è chi vuole tornare su quella decisione. Una decisione, attenzione, non tanto legata ai regolamenti, che si potrebbero anche discutere, quanto invece alle modalità di assegnazione e al valore intrinseco di un titolo sportivo».

Una mentalità che non sembra simile come quella di allora…

«Certo che no. E lo dimostra il fatto che per un secolo la Lazio non ha mai avanzato alcuna rivendicazione ufficiale per quel titolo, ma lo fa solo ai giorni nostri, perché, con la mentalità di oggi, tra i formalismi del regolamento intravvede la possibilità di farsi assegnare uno scudetto che, all’epoca, quasi certamente non avrebbe mai vinto».

Cosa potrebbe dunque succedere nella Commissione Federale?

«A mio avviso la FIGC dovrebbe prima valutare l’opportunità di tornare su una decisione già precedentemente presa, colmando una lacuna puramente formale, che è vista soltanto oggi così ingombrante perché guardata con gli occhi della nostra epoca. Non essendosi cioè disputata la finalissima nazionale tra il Nord ed il Centro-Sud dovrebbe quindi assegnare il titolo, oltre al Genoa, anche a quelle squadre che del tutto teoricamente, e sulla base di un puro formalismo, avrebbero potuto vincerlo. Quindi, non solo alla Lazio ma anche, almeno, all’Internazionale Napoli. A meno che si decida di non assegnarlo all’Internazionale Napoli per il solo fatto di essersi estinta da ormai tantissimo tempo».

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