Racconti di sport

Racconti di sport: l’antidivo

Storia, aneddotti e curiosità di Antonio Elia Acerbis.

Alcuni storceranno la bocca ma, a mio giudizio, Antonio Elia Acerbis è stato il centrocampista più forte di tutti i tempi. La gente lo adorava e che fosse un predestinato non c’era dubbio. Il nome di per sé dovrebbe bastare (i nomi, si sa, sono importanti). Elia, come il profeta, che significa “Il mio Dio è il Signore”. E poi “Antonio”, diffuso nel mondo intero e dall’incerta etimologia, potrebbe significare “Colui che fronteggia i suoi avversari”. Non aggiungo altro per ovvi motivi.

Acerbis è nato il 31 Gennaio 1960 a Milano, in quegli anni città non ancora “da bere” neanche nei sogni dei comunicatori pubblicitari. E men che meno nella testa del nostro. Tant’è che, se andate su Wikipedia, non a caso la prima cosa che leggete è: “Viene ricordato per la sua reticenza a rilasciare interviste ai giornalisti”.

Vituperio!! Un calciatore che non cura i rapporti con la stampa! Ma che mondo è mai questo?

Il fatto è che, ad Acerbis, dell’immagine non importava nulla.

D’altronde, cosa ci si poteva aspettare da uno che si recava in allenamento in Fiat 126? Solo Liedholm (altro grande dei nostri tempi) prima di lui aveva osato tanto.

Ad Acerbis interessava “giocare al calcio” e questo è tutto.

Si narra ancora che l’ingaggio, nel 1986, da parte della Lazio (l’anno del “meno 9”) fu caldeggiato da Eugenio Fascetti. Sarebbe interessante compendiare su quelli che possono esser stati i rapporti tra i due. Andavano d’accordo? Si sono mai picchiati? Per un periodo girò perfino la voce che, al termine della carriera, Antonio Elia si fosse trasferito alle Seychelles a gestire un autonoleggio.

Notizia non vera e qui mi fermo.

Una delle cose che preferisco del calcio sono le leggende metropolitane. Mi piace anche molto la definizione di “antieroe”, pescata ancora su internet.

Perché Acerbis era così, come dice il cognome: uno che non era “pronto” per il mondo del pallone.

E forse è stato un bene così.

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