Racconti di sport

La Pistoiese dei “vecchietti”

Dall’impresa di Firenze a ultima in classifica nella Serie A 1980-81.

Roma, 27 gennaio 2022 – Sarà che le maglie arancioni mi sono sempre piaciute. Probabilmente perché così erano quelle della grande Olanda di Johann Crujiff.

Per questo la Pistoiese mi ha sempre ispirato simpatia. Tanto che ricordo ancora bene l’unica volta in cui è stata in Serie A in tutta la sua storia.

Non per le sue imprese sportive, visto che al termine di quel campionato 1980-81 tornò immediatamente in B. Ma proprio per la bellezza delle sue maglie.

Arancioni con colletto e riga blu lungo le maniche la prima. Bianca con colletto, fascia sul petto e righe sulle maniche arancioni la seconda.

Con la quale i suoi giocatori vennero immortalati sulle figurine dell’Album Panini.

Una squadra che è passata alla storia per una delle più colossali bufale del nostro calcio.

Il brasiliano Luis Silvio Danuello, protagonista della prima ondata di stranieri arrivata in Italia dopo la riapertura delle frontiere calcistiche del 1980.

Proprio l’anno nel quale la Pistoiese è apparsa per la prima e unica volta in A.

Ma che meriterebbe di essere ricordata anche per i “vecchietti” terribili che la componevano.

Come i signori del centrocampo Mario Frustalupi e Giorgio Rognoni, che per i suoi modi era detto anche “il Conte”. A Pistoia hanno regalato sprazzi di gioco pur se in un’annata disastrosa.

Due calciatori di una classe e di una intelligenza calcistica immense, che avevano giocato e vinto con club importanti come la Lazio (il primo) e il Milan (il secondo).

O come Mauro Bellugi e Marcello Lippi. Si, proprio l’ex Ct della nazionale. Erano loro le due chiocce della difesa.

Bellugi era stato grande protagonista con l’Inter, il Bologna e la stessa nazionale italiana degli anni ’70. Nei quali Lippi si era messo in luce nella Sampdoria, dove aveva giocato insieme a Badiani, un altro dei senatori di quella Pistoiese.

Della quale il capitano era Sergio Borgo, di ruolo terzino destro ma, all’occorrenza, capace anche di giocare al centro della difesa insieme allo stopper Berni (un altro veterano della nostra Serie A) o nella linea mediana. Magari accanto ad Agostinelli.

Il centravanti era Vito Chimenti, l’uomo che aveva inventato “la bicicletta”. Un particolare movimento di gambe tutto suo con il quale si portava avanti il pallone.

Il portiere era il pirata di lungo corso Poerio Mascella, che, forse, ricordiamo più per il nome che per le imprese sul campo.

Dove in quel campionato 1980-81 giocò tutte le 30 partite in programma incassando 46 gol. Con la Pistoiese che fece appena 16 punti, chiudendo all’ultimo posto con sole 6 vittorie all’attivo.

Quattro in casa: col Brescia (1-0), col Perugia (1-0), con l’Avellino (2-1) e col Como (2-0).

Due in trasferta, per di più consecutive, a cavallo del Capodanno: 3-1 a Catanzaro il 28 dicembre 1980 e 2-1 a Firenze il 18 gennaio 1981, dopo la sosta.

Quest’ultima è la vittoria più celebre di tutta la storia della Pistoiese, perché arrivata nel derby toscano e in casa della formazione più blasonata della regione: la Fiorentina.

Una vittoria di poco più di 41 anni fa maturata tutta nel primo tempo grazie alle reti di Rognoni (34’) e Badiani (43’), inframezzate dal momentaneo 1-1 di Antognoni su rigore.

Con quel successo, dopo tredici giornate di campionato, la Pistoiese si ritrovò sesta in classifica insieme a Brescia, Cagliari, Catanzaro, Como e alla stessa Fiorentina.

E molti la identificarono come la rivelazione del girone di andata e, addirittura, come una delle candidate alla qualificazione in Coppa UEFA.

Ma nel girone di ritorno i “vecchietti” in arancione crollarono e alla fine retrocessero, lasciandoci, però, il gusto di averli visti recitare ancora una volta su quel palcoscenico che conoscevano a memoria.

E del quale erano stati grandi protagonisti per tutto il decennio dei ‘70.

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