Racconti di sport

La leggenda di Akii-Bua.

All'Olimpiade di Monaco 1972 trionfo della gazzella ugandese nei 400 hs.

Roma, 2 settembre 2022.

 

Il mondo dell’atletica, durante i giochi della XX Olimpiade a Monaco di Baviera, è ancora impressionato dal tempo di 48’’12 stabilito quattro anni prima a Città del Messico dall’inglese David Hemery sui 400 hs.

Il 2 settembre 1972 è il giorno della finale dei 400 hs. e tra gli atleti che stanno terminando il riscaldamento non passa inosservato il giovane ugandese John Akii-Bua, per due semplici motivi.

Akii-Bua è l’unico atleta di pelle scura e rispetto alle facce tese dei suoi avversari dispensa sorrisi e baci verso le tribune dello stadio di Monaco.

E’ anche un atteggiamento di scarico di una tensione che lo tormenta per il fatto di esser stato sorteggiato come partente in prima corsia, quella più interna, notoriamente non gradita da chi nutre delle ambizioni.

John è un atleta ben inquadrato, seguito dall’allenatore gallese Arnold, che ha una facilità di corsa non comune alternando di volta in volta la gamba d’appoggio nello scavalcamento degli ostacoli.

Il grande favorito Hemery parte sparato e passa ai 200 metri in un tempo più veloce rispetto alla finale di quattro anni prima.

Grande è lo stupore del britannico quando percepisce, con la coda dell’occhio, che in prima corsia l’africano prima lo affianca e poi lo sopravanza a doppia velocità.

L’incedere di Akii-Bua è regale e si presenta sul filo di lana con circa sei metri di vantaggio sull’americano Mann, secondo, e sull’incredulo Hemery, medaglia di bronzo.

Akii-Bua, dopo l’arrivo, continua la corsa in una sorta di “defatigante” regalando baci alla folla che scoppia in un fragoroso boato quando il tabellone elettronico ufficializza il tempo.

47’’82 nuovo record del mondo, tre decimi di progresso rispetto al vecchio primato di Hemery, 48’’12, che sembrava difficilmente attaccabile.

Dunque John Akii-Bua conquista il primo oro olimpico per l’Uganda a neanche 23 anni, lanciato verso orizzonti di gloria per gli anni a venire.

Al ritorno in patria viene accolto da eroe ma in seguito deve subire la paranoia del sospetto del dittatore Idi Amin Dada, capo del governo dall’anno prima grazie ad un colpo di stato militare.

Il dittatore non sopporta l’enorme popolarità di cui gode Akii-Bua, crede che alla lunga possa minare il suo potere.

Comincia un periodo difficile per John, che si ritrova a vivere come un detenuto agli arresti domiciliari.

Con l’aggravante che non può difendere il titolo olimpico conquistato a Monaco per il boicottaggio dell’Uganda, insieme alla gran parte dei paesi africani, alla vigilia delle Olimpiadi di Montreal del 1976.

Scoppia la guerra civile in Uganda che porta alla destituzione di Idi Amin Dada nel 1979 e Akii-Bua riesce a riparare in un campo profughi in Kenia insieme alla sua famiglia.

Viene salvato dalla Puma, azienda multinazionale di articoli sportivi, che, alla ricerca di un testimonial, s’interessa alla sua vicenda e di fatto riesce a farlo partire per la Germania insieme ai suoi cari.

John riesce a riprendere una vita normale, torna ad allenarsi ma gli anni d’inattività si fanno sentire eccome.

Partecipa alle Olimpiadi di Mosca del 1980, a trent’anni suonati, ma la magia e la condizione atletica di otto anni prima sono un pallido ricordo.

Viene malinconicamente eliminato in semifinale.

Akii-Bua, nonostante il felice soggiorno in Germania, soffre di nostalgia e rientra nel proprio paese che ritrova profondamente cambiato, alla ricerca di una stabilità democratica.

I suoi concittadini però non lo riconoscono più come l’eroe del 1972 e lui stesso, una volta abbandonata l’attività sportiva, si trascina stancamente tra enormi difficoltà economiche.

A poco meno di cinquant’anni, nel giugno del 1997, John Akii-Bua muore all’improvviso per cause mai precisate dalle autorità.

Alla gazzella ugandese, precursore di una rivoluzione tecnica nella specialità dei 400 hs. che avrà poi come massimo interprete quel “mostro” di Edwuin Moses, vengono tributati i funerali di stato.

Con relativo riconoscimento di <Eroe nazionale>.

Almeno quello…

 

 

 

 

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