Racconti di sport

Il Derby è sempre Derby (anche d’estate…).

Inizia in una torrida serata estiva la favola di Maestrelli e la sua banda.

Roma, 29 agosto 2021.

Il Derby a Roma è una cosa particolare, nemmeno paragonabile alle altre piazze italiane ed europee, forse avvicinabile a quello di Glasgow tra Rangers e Celtic e a quello tra River e Boca a Buenos Aires.

Lo sfottò tra le due fazioni, quando è simpatico e non becero, immortalato anche in alcune rappresentazioni cinematografiche, comincia il 1°gennaio e termina il 31 dicembre per poi ricominciare, come una ruota che gira.

Cinquant’anni fa, oggi, si gioca allo stadio Olimpico un Lazio-Roma valevole come prima gara del girone di qualificazione della Coppa Italia.

A quel tempo i gironi a quattro squadre di Coppa Italia anticipano l’inizio del campionato, tuttavia il derby del Cupolone non sembra smuovere l’interesse abituale.

Complice la data, la gente ancora in ferie, l’Olimpico non presenta l’abituale tutto esaurito.

Ai tifosi giallorossi, stimolati dalle guasconate del mago Herrera, fanno da contraltare i laziali ancora immalinconiti dalla fresca retrocessione in serie B.

Sulla carta non c’è partita, oltretutto i biancocelesti vengono da un’estate tormentata col traumatico cambio dell’allenatore e varie intemperanze della piazza e di qualche giocatore.

Al vulcanico e scaramantico Lorenzo succede il mite ma autorevole Tommaso Maestrelli, che si trova a gestire un ambientino niente male.

Al momento dell’ingresso delle squadre in campo si crea subito una situazione curiosa.

Maestrelli e la panchina della Lazio entrano per primi e si vanno a posizionare sulla panchina che da verso la curva nord.

Qualche minuto dopo entra Herrera, con i suoi, e si dirige verso la stessa panchina reclamando nei confronti di Maestrelli una sorta di diritto acquisito.

Il tecnico laziale, con i suoi modi gentili ma decisi, fa presente la possibilità di scelta a chi da calendario gioca in casa e costringe Herrera alla resa, con imprecazioni dello stesso accluse.

Inizia la gara e come da pronostico la Roma comincia a macinare gioco ed occasioni con la Lazio sulla difensiva protetta da un grande Bandoni, il nuovo portiere biancoceleste.

I laziali resistono e si attaccano all’orgoglio di chi da qualche anno vive la stracittadina, andando al riposo su un accettabile 0-0.

Dopo cinque minuti dalla ripresa del gioco si sblocca improvvisamente la partita, con un inopinato liscio dello stopper Bet che consente a Chinaglia, in agguato, di fulminare Ginulfi in uscita.

La Lazio si gasa ma la Roma s’imbufalisce, caricando a testa bassa, non accettando il risultato da grande favorita della vigilia.

Man mano che si va avanti fioccano anche i colpi proibiti, nella migliore tradizione del Derby, con le espulsioni di Amarildo e Fortunato e la prematura uscita del cannoniere Chinaglia, toccato duro alla caviglia.

Alla fine la Lazio, con ancora un grande Bandoni, porta a termine la vittoria riportando dopo sei anni il successo pieno nella stracittadina.

Ai propri tifosi la compagine di Maestrelli regala un buon motivo d’orgoglio da esibire negli sfottò contro i cugini e nello stesso tempo un buon viatico per una stagione che la riporterà in serie A.

Il Derby di cinquant’anni fa, ma non lo immagina nessuno, con l’impronta del tecnico Maestrelli e con sei componenti di quella rosa è l’inizio di un sogno che, tre anni dopo, si concretizza nel primo Scudetto biancoceleste.

Questa però è un’altra storia…

 

 

 

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