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Racconti di sport- Mi diverto solo se gioca Guerino

calcio Gottardi golElogio di Guerino Gottardi, gregario di successo nella Lazio a cavallo tra i due millenni

Roma, 29 Aprile – Questo un breve racconto, ispirato dopo recente una riunione enogastronomica della nostra redazione sportiva assieme al Direttore, ha per protagonista Guerino Gottardi, calciatore garbato e discreto, seconda linea nella formidabile Lazio di Sven Goran Eriksson, che tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio inanellò la serie di vittorie culminata con la conquista del secondo scudetto il 14 maggio 2000.

Quei successi – oggi ricordo un po’ remoto per i tifosi biancocelesti – hanno avuto origine da un primo, importante evento, senza il quale mi piace pensare la storia avrebbe potuto prendere un corso differente.

Proprio il 29 aprile del 1998, esattamente diciotto anni or sono, la Lazio vinceva la sua seconda Coppa Italia, al termine della doppia finale contro il Milan di Fabio Capello.

La partita di andata a San Siro si era chiusa 1-0 per i rossoneri (rete-beffa di Weah all’89’); tre settimane dopo all’Olimpico ci si preparava al ritorno speranzosi ma non troppo convinti. Convinzione che si affievolì ancor più al 46’, quando Demetrio Albertini (che a fine carriera vestì poi la maglia biancoceleste) portò in vantaggio il Milan su calcio di punizione, mettendo quasi al sicuro il risultato. Quasi.

A quel punto infatti il fortunato Sven Goran azzeccò la mossa vincente, cabalisticamente legata alla lettera G: fuori Grandoni, dentro Guerino Gottardi. L’eroe inaspettato della giornata doveva essere proprio l’italo-svizzero classe 1970, nato a Berna da genitori italiani. A Guerino il merito del gol del pareggio su cross di Mancini e poi l’incursione in area di rigore milanista che costrinse al fallo addirittura il grande Paolo Maldini. Dal dischetto fu Vladimir Jugovic a siglare il 2-1, preparatorio della rete del 3-1 finale di Sandro Nesta. Quarant’anni dopo la prima, la Lazio agguantava di nuovo la Coppa Italia (che all’epoca non era ancora considerata un contentino come oggi).

L’emozione e la gioia furono infinite per quei laziali che, come chi scrive, erano troppo piccoli nel 1974 e ebbero quel giorno la fortuna di assistere dal vivo alla prima vittoria della propria squadra; ancor più significativa dopo un’adolescenza coincisa con anni sportivamente sofferti, dalla retrocessione del calcioscommesse, alle stagioni tristi della serie B fino alla resurrezione della Lazio del -9.

Grazie quindi all’eroe inaspettato del 29 aprile 1998, dalla scaramantica maglia 17, al quale si dedicava questo affettuoso coro “Mi diverto solo se, solo se gioca Guerino, gioca bene o gioca male, lo vogliamo in Nazionale!!!!

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