Racconti di sport

Fausto Coppi e l’inferno del Nord.

70 anni fa il sigillo del Campionissmo nella Parigi-Roubaix.

Roma, 9 aprile 2020. La vita è un soffio, si dice spesso. Allora cosa mai possono essere 70 anni quando poi il riferimento è ad un mito del ciclismo come Fausto Coppi?

Sì, perché il Grande Airone il 9 aprile del 1950 sbaragliò il campo nella 48° edizione della Parigi-Roubaix conseguendo il suo unico successo nella classica dell’inferno del Nord.

Il Campionissimo era tale perché qualsiasi corsa, qualsiasi tracciato, non costituiva un problema, anzi più duro era il percorso e più c’era consapevolezza in un’impresa del grande Fausto.

La Parigi-Roubaix però, relativamente alle corse in linea, non sembrava essere territorio di caccia per Coppi non presentando, la gara, asperità su cui attaccare, neanche uno straccio di cavalcavia. C’era però il temutissimo pavé un acciottolato a volte sconnesso, con le pietre distanti l’una dall’altra, una specie di Appia Antica, situato in più punti del percorso. La distanza tra le pietre a volte fa sì che le ruote delle biciclette affondano nei depositi fangosi, mettendo a dura prova i telai delle stesse; difficoltà acuite se la gara si disputa con la pioggia che rende estremamente scivolosa la sede stradale.

Lo scenario meteorologico della 48° Parigi-Roubaix, disputata nel giorno di Pasqua come sarebbe avvenuto quest’anno al netto del coronavirus, fu proprio questo e Coppi, orfano delle Dolomiti o delle Alpi francesi, s’inventò una furbata. L’avversario più temuto era il belga Van Steenbergen, ottimo passista e velocista, a suo agio come tutti i fiamminghi nelle classiche del Nord. Coppi approfittò di un rallentamento del gruppo per il rifornimento e partì in contropiede pigiando sui pedali un rapporto insostenibile per il resto del gruppo. La cavalcata di Fausto fu un crescendo nei 43 km. di fuga solitaria, incurante dei sussulti della sua bici per l’impervia superficie, nero in volto per il carbone appiccicatosi sulla pelle, con i nostri connazionali ad accompagnarlo a bordo strada urlanti di gioia.

Alla fine dei quasi 250 km. di gara, all’incredibile media di 39 km.orari, l’Airone planò su Roubaix con un vantaggio di 2’45’’ sul francese Diot e 5’24’’ su Fiorenzo Magni, che la domenica prima aveva trionfato nel secondo dei suoi tre giri delle Fiandre vinti.

<<L’Airone andava su, prima un puntino bianco e poi un puntino blu>>. Lo scorso settembre nella rievocazione dei 100 anni dalla nascita il cantautore Gian Pieretti gli dedicò un passaggio musicale e noi, indegnamente da queste colonne, ne abbiamo ricordato le gesta.

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