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Racconti di sport. Chievo-story II: e l’Italia conobbe il suo quinto derby, quello di Verona

Alla vigilia del derby di Verona ripercorriamo le tappe dell’ascesa del Chievo.

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Verona, 19 dicembre – Domenica, alle 12.30, a Verona c’è il derby. Una partita ricca di fascino e giovane di età, conosciuta dall’Italia calcistica solo grazie al miracolo sportivo del piccolo Chievo, che da squadra di quartiere diventa una splendida realtà della serie A. Grazie al “Ceo”, dunque, Verona aggiunge il suo derby a quelli storici di Roma, Milano, Genova e Torino.

Nella storia dei gialloblu ripartiamo dal 1974/’75, la stagione che vede il Chievo approdare in Serie D e parallelamente arrivare fino alle semifinali della Coppa Italia Dilettanti.

Mentre appende le scarpette al chiodo Bruno Vantini, bomber all-time con 159 reti, sul campo di gioco tra l’Adige e il canale Camozzoni e dietro la scrivania, iniziano ad arrivare personaggi con importanti trascorsi come Nicola Ciccolo, Giancarlo Fiumi e Saverio Garonzi. È dall’alchimia tra quest’ultimo e Luigi Campedelli che nasce una delle più azzardate e riuscite scommesse: portare il derby a Verona.

La strada è lunga è parte dall’Interregionale, torneo che dal 1981/’82 sostituisce la Serie D.

L’A.C. Paluani Chievo, questa la nuova denominazione societaria, brucia le tappe. L’estate 1986 porta in dote la promozione in C2, dopo lo spareggio perso col Bassano alla fine del torneo precedente. I vicentini però vengono declassati per illecito sportivo e il campanile di Sant’Antonio Abate suona a festa per la prima volta.

Nel grande calcio i gialloblù si trovano immediatamente a proprio agio. Le avversarie sono forti e rinomate ma il Chievo è un gruppo compatto e il suo nuovo condottiero, Gianni Bui, possiede grandi trascorsi da giocatore. Già dopo tre stagioni arriva un nuovo salto di categoria: a firmare la rete decisiva è Rolando Maran, attuale tecnico scaligero. Come lui, molti di coloro che vi militano in questi anni proseguiranno le loro carriere ad alti e vari livelli alcuni dei quali – Curti, Michele Cossato, D’Angelo, Sartori e Zanin – accompagneranno la squadra della Diga verso nuove imprese.

La prima di queste è la conquista della cadetteria avvenuta al termine della stagione 1993-’94, dopo cinque annate di C1. In panchina siede Alberto Malesani, sulla poltrona di numero uno vi è ora Luca Campedelli, primogenito di Luigi, scomparso nel settembre di due anni prima. Lo stile di gioco arrembante e corsaro fa guadagnare a tecnico e squadra il salgariano epiteto di ‘Sandokan e i suoi tigrotti’; il torneo è un lungo testa a testa col Mantova, dopo aver sbaragliato via via la concorrenza di Bologna, Como e Spal. L’apoteosi è a Carrara, dove i sostenitori clivensi sono giunti in 4000, ben più degli abitanti della frazione. Antonioli e Gentilini firmano un soffertissimo ma meritato successo e promozione e le campane della parrocchiale suonano ancora.

Da qui in avanti, anche se non mancano i patemi legati al mantenimento della categoria, è un susseguirsi di traguardi sempre nuovi, come le emozioni fatte provare al proprio pubblico.

Arrivano, nei turni di Coppa Italia, le prime sfide alle ‘grandi’, arriva il momento di riscuotere la scommessa di tanti anni prima.

Il 10 dicembre 1994, lo stadio Bentegodi ospita il primo derby veronese che terminerà sì senza vincitori né vinti ma che farà scoprire alla città il gusto del grande evento sportivo metropolitano. Sorprendentemente arriverà anche l’ennesimo exploit. L’estate del 2000 sembra un’estate come tante altre: un nuovo allenatore – Delneri-, un’altra salvezza da guadagnarsi possibilmente quanto prima. Di tutt’altro tenore sarà invece la marcia in campionato, chiusa con un terzo posto equivalente alla promozione.

Il nuovo millennio è l’età dell’oro per il Chievo e si scopre un nuovo filone: la Serie A.

Chi pensava che la nuova dimensione potesse schiacciare il piccolo Ceo viene presto smentito. La matricola, già vittoriosa al debutto avvenuto il 26.1.2001 in quel di Firenze, si impone sin da subito per gioco e risultati qualificandosi alla fine addirittura per la Coppa UEFA.

Il raggiungimento di traguardi impensati e la risposta a un ironico striscione esposto dai tifosi dell’Hellas Verona – “Quando i mussi i volarà, faremo el derby in Serie A” (Faremo il derby in A solo quando gli asini voleranno, N.d.T.) – faranno nascere la favola dei mussi volanti (asini volanti).

I primi anni sul massimo proscenio calcistico nostrano, per la Società di via Galvani è una collana di perle. A prestigiosi successi fanno eco le presenze in squadra di campioni blasonati (Luca Marchegiani e Oliver Bierhoff, tra gli altri) e futuri.

Il 13 febbraio 2002, il gialloblù clivense virerà all’azzurro con l’esordio di Massimo Marazzina, primo giocatore del Chievo a scendere in campo con la Nazionale maggiore. Nel frattempo la tifoseria chievoveronese si distingue per sportività primeggiando quasi ogni stagione nella graduatoria della Lega per il fair play e il microcosmo pandorato diventa in quegli anni fenomeno, oltre che sportivo, anche mediatico.

Spartiacque delle sorti calcistiche è quindi l’annata 2006/’07, iniziata sotto le luci della Champions’ League (leggi preliminari) e chiusa tra le lacrime per la retrocessione. Gli impegni europei con Lewski Sofia e Sporting Braga irretiscono la squadra di Pillon, complicandone il cammino in campionato; nemmeno il ritorno di Delneri riesce a invertire la rotta e il Chievo scivola tra i cadetti cedendo, sul neutro di Bologna, al Catania.

La risalita è immediata ma nei campionati successivi i gialloblù sono quasi sempre coinvolti nella lotta non retrocedere.

Il ChievoVerona è però una miniera di risorse da cui, pur faticando, si ricavano sempre nuove pepite come ad esempio la conquista dello scudetto Primavera al termine della stagione 2013/2014. E la favola continua!

2 – fine

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