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Olimpiadi 2018 – Italiano l’Oro più bello

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(foto Ansa/Epa)
Roma, 21 febbraio 2018 – I 100 metri stanno ai Giochi Olimpici Estivi, come la discesa libera sta alle Olimpiadi invernali. Sono la gara più attesa, seguita e la più bella e spettacolare.
Non è vero che tutte le gare sono importanti, ma vincere la gara di sprint in uno sport che si pratica anche nel più piccolo atollo delle Antille e vincere una medaglia in uno sport che si pratica solo in pochi paesi, c’è una bella differenza.  
Quando si parla di sport all’aperto  la mente va subito all’Atletica Leggera ed ai 100 metri piani.
Quando si parla di Giochi sulla neve, la mente non va al curling od al pattinaggio su ghiaccio, il pensiero va subito verso  determinati paesi e determinate latitudini. Non è un caso che la piccola Norvegia con i suoi 5  milioni di abitanti dai suoi fiordi vichinghi domini lo scenario olimpico, come la Giamaica svetti ai Giochi Olimpici estivi con le medaglie conseguite in atletica leggera.
Al di là di tutti questi ragionamenti, un fatto resta assodato: la regina delle gare olimpiche invernali è  ritenuta unanimemente trovarsi nell’ambito dello sci alpino e più precisamente nell’ambito della velocità pura, quella che viaggia a più di 100 km orari, ed è la discesa libera. Gli italiani a PyeongChang  hanno sfiorato con Paris il podio maschile.
Questa notte  (italiana), lo scettro femminile l’ha conquistato Sofia Goggia.
Una gara magnifica quella della  26 enne “finanziera”  (Gruppo Sportivo Fiamme Gialle) bergamasca.  Lanciatasi giù per il ripido pendio coreano  con il consueto impeto temerario, Sofia ha tecnicamente realizzato una gara perfetta, rischiando tutto il rischiabile. Sulla parte iniziale ha concesso solo pochi centesimi di secondo alle sue avversarie più agguerrite ma li ha recuperati  nella parte finale prima del traguardo quando ha lasciato correre gli sci alla sua maniera, sfruttando al meglio il suo fisico potente e la spinta gravitazionale dei suoi 67 chilogrammi.  Ha, così, recuperato quei pochi centesimi che gli hanno consegnato l’oro più ambito, più atteso, più meritato:  9 centesimi meglio della norvegese Mowinckel, 47 centesimi meglio della Vonn. La iperfavorita, la statunitense  Linsday, fuori dal gioco.
Sul traguardo Sofia si è inginocchiata a baciare e ringraziare la neve coreana sulla quale ha compiuto il capolavoro della sua vita sportiva, travagliata da ben 4 operazioni al ginocchio, conseguenza di altrettanti incidenti.   Infortuni che gli hanno pregiudicato la partecipazione (e le vittorie) in tante competizioni. Ma lei, durissima atleta-montanara bergamasca, non ha  mai mollato, tornando miracolosamente  ogni volta più forte di prima, senza mai rinunziare a quelle che in gergo sciistico italiano sono state definite scherzosamente le “goggiate”, cioè  gli azzardi impossibili, spesso vincenti, ma talvolta rovinosi.
L’oro della Goggia va, curiosamente (ma non casualmente) ad accoppiarsi con l’altro oro azzurro quello  nello snowboard cross, stravinto dalla Michela Moioli, anche lei bergamasca, tosta, coraggiosa, fisico potente da montanara che vola sulle balze dello snowbord. Le due sono amiche, si allenano nella stessa palestra di Bergamo  e, con i loro due ori, hanno oggi permesso all’Italia di superare il Giappone nel medagliere olimpico inserendosi fra le prime 10  nazioni “invernali” al mondo.
Però rimane sempre qualcuno che ha lavorato perché  l’Italia (Roma) non potesse ospitare i Giochi Olimpici!
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