
Se n’è andato anche l’ultimo Imperatore della moda Valentino Garavani, che si è spento a oggi Roma, all’età di 93 anni. La cronaca oggi racconta la scomparsa di un gigante di questa fattura, avvenuta serenamente nella sua residenza, segna la fine di un’era. La camera ardente sarà allestita a Palazzo Mignanelli, storica sede della maison a Roma, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio 2026. I funerali si terranno venerdì 23 gennaio presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.
Addio a Valentino
Chi era Valentino Garavani
Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino è stato il fondatore dell’omonima maison e una delle figure più influenti del 1900 e 2000. Formatosi a Parigi presso gli atelier di Jean Dessès e Guy Laroche, portò in Italia una visione cosmopolita e un rigore estetico che avrebbero trasformato Roma in una capitale della moda. Fin da giovanissimo dimostrò una passione viscerale per l’eleganza, ispirato dalle dive del cinema. Questa dedizione alla bellezza lo ha portato a diventare l’unico stilista capace di legare il proprio nome a una specifica tonalità cromatica: il Rosso Valentino, un mix unico di porpora, lacca e carminio nato da un’ispirazione avuta al Teatro dell’Opera di Barcellona.
I traguardi principali
La carriera di Valentino è una costellazione di successi che hanno definito il concetto di Made in Italy. Partiamo dal sodalizio con Giammetti. Nel 1960 aprì la sua casa di moda a Roma. Fondamentale fu l’incontro con Giancarlo Giammetti, compagno di vita e socio d’affari, che si occupò della gestione aziendale permettendo a Valentino di concentrarsi esclusivamente sulla creazione.
Nel 1962 consacrò il suo talento alla Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, diventando in breve tempo il couturier preferito dell’aristocrazia e di Hollywood.
Ha creato abiti per le donne più celebri del mondo, tra cui Jackie Kennedy (che scelse un suo modello per le nozze con Aristotele Onassis), Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn e Sophia Loren. Sotto la sua guida, almeno otto attrici hanno ritirato l’Oscar indossando una sua creazione.
La sua carriera è stata celebrata nel 2008 dal documentario Valentino: The Last Emperor, che ha mostrato al mondo il suo perfezionismo quasi regale e la sua resistenza alla trasformazione della moda in pura industria.
Si è ritirato dalle scene nel 2008 con una memorabile sfilata al Museo Rodin di Parigi. Successivamente ha istituito la Fondazione Valentino Garavani, dedita ad attività filantropiche e alla tutela del suo immenso archivio storico.
Rosso Valentino: che spettacolo
L’eredità di Valentino non si esaurisce nella creazione di abiti splendidi. Parliamo di un impero estetico che ha influenzato il costume globale per oltre mezzo secolo. Ecco i dettagli fondamentali per comprendere appieno la sua grandezza e il suo impatto.
Il Rosso Valentino non è solo un colore, è un marchio di fabbrica protetto e registrato. Valentino raccontò spesso di averlo ideato dopo un viaggio giovanile a Barcellona: a teatro, rimase folgorato da una signora anziana vestita di rosso in un palco. In quel momento capì che, tra tutti i colori, il rosso era l’unico capace di competere con il nero e il bianco in termini di eleganza, ma con una forza vitale superiore. Tecnicamente, si tratta di una tonalità molto precisa: un mix che contiene il 100% di magenta, il 100% di giallo e il 10% di nero. È un rosso acceso, vibrante, che non vira mai verso l’arancio o il blu.
L’ossessione per la perfezione
Valentino era famoso per il suo no categorico a tutto ciò che considerava sciatto. La sua moda era basata sulla capacità di far cadere il tessuto sul corpo femminile in modo che sembrasse scolpito ma fluido. Collaborava con le migliori ricamatrici del mondo, arrivando a impiegare migliaia di ore di lavoro manuale per un singolo abito da sera. Non ha mai inseguito le provocazioni o il brutt” intenzionale. Per lui, lo scopo della moda era rendere la donna più bella possibile.
La Collezione Bianca
Uno dei momenti più alti della sua carriera fu la Collezione Bianca del 1968, dedicata interamente a sfumature di bianco, avorio e crema. Fu una scelta rivoluzionaria in un decennio dominato dalla psichedelia e dai colori fluo. Fu proprio da questa collezione che Jacqueline Kennedy scelse l’abito per sposare Aristotele Onassis. Quell’immagine, rimbalzata su tutti i giornali del mondo, decretò il passaggio di Valentino da stilista di successo a icona leggendaria.
Il Museo Virtuale e il futuro del marchio
Prevedendo la fine di un’epoca, Valentino è stato uno dei primi a digitalizzare il proprio patrimonio. Nel 2011 ha lanciato il Valentino Garavani Museum, una piattaforma 3D che permette di navigare tra i suoi schizzi e i suoi abiti più iconici.
Dopo il suo ritiro nel 2008, la direzione creativa è passata a Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, e successivamente al solo Pierpaolo Piccioli. Valentino ha avuto la rara fortuna e capacità di vedere il suo marchio continuare a prosperare e a dettare tendenza, mantenendo intatti i codici di eleganza e raffinatezza che lui stesso aveva stabilito negli anni 1960.
Un dettaglio curioso
Valentino era un grande amante dei cani: i suoi Carlini (Oliver, Mary, Maude, Milton, Maggie e Monty) erano famosi quanto lui, viaggiavano sul suo jet privato e avevano un posto d’onore in quasi ogni sua intervista o apparizione pubblica.
Per approfondire la carriera dell’ultimo Imperatore, è possibile consultare l’archivio storico delle sue collezioni su Vogue.


