Medicina

Danni al cuore ed ai reni svelati dalla pressione della caviglia e del polso

pressione caviglia polso cardioCon questo semplice test, si possono scoprire rischi nascosti

Roma, 27 maggio – (ansa) – Basta misurare la pressione alla caviglia, al braccio e farne il rapporto per conoscere il grado di rischio cardiovascolare: lo dimostra una revisione dei dati dello studio ARAPACIS della Società Italiana di Medicina Interna (Simi), secondo cui i pazienti con un indice pressorio caviglia/braccio inferiore a 0.9 hanno un maggior grado di aterosclerosi e soprattutto una riduzione consistente della funzionalità dei reni.

L’indice serve soprattutto per individuare i pazienti con fibrillazione atriale su cui intensificare i controlli: uno su cinque ha un ABI index troppo basso e ciò aumenta di una volta e mezzo il pericolo di insufficienza renale. La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più diffusa, una persona su quattro la sviluppa prima o poi nel corso della vita e in Italia i pazienti sono oltre un milione. Gli esperti della SIMI hanno deciso di valutare se vi sia un’associazione fra la pressione arteriosa registrata in diversi distretti corporei e il pericolo di danni renali e cardiovascolari in questi pazienti, andando a rianalizzare i dati di circa 900 partecipanti dello studio osservazionale ARAPACIS, condotto in tutta Italia per verificare la presenza di complicanze periferiche della fibrillazione atriale.

“La nuova analisi dei dati raccolti attraverso lo studio ARAPACIS ha mostrato che solo il 23% dei pazienti con fibrillazione atriale ha una funzione renale normale, uno su tre ha almeno un lieve deficit – racconta Francesco Violi, coordinatore dello Studio e Past President SIMI – I risultati mostrano soprattutto che i soggetti ad alto rischio di rapida progressione del danno renale, e quindi a maggior rischio cardiovascolare in generale, possono essere riconosciuti efficacemente e semplicemente con questo test di rapida esecuzione”. 

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