Medicina

Ebola spaventa gli USA. Migliorano le condizioni del medico americano

Virus in Liberia. In arrivo anche seconda persona infetta

Roma, 03 agosto – (ansa) Migliorano le condizioni di Kent Brantly, il medico americano che ha contratto il virus di Ebola in Liberia arrivato ieri negli Stati Uniti e tenuto in isolamento all’Emory University Hospital di Atlanta.

Il paziente, il primo malato di Ebola sul suolo americano, risponderebbe bene alle terapie, ha detto il direttore del Cdc (la massima autorità sanitaria Usa) Tom Frieden.

 

Il virus Ebola spaventa gli Stati Uniti 
Per la prima volta sul suolo americano è arrivata una persona che ha contratto il virus. Si tratta del medico Kent Brantly, 33 anni, volontario che lavorava in Liberia, uno dei Paesi in cui si trovano i focolai della malattia. Brantly – originario del Texas, arrivato in Liberia due anni fa con la moglie e due figli con l’organizzazione non governativa Samaritan’s Purse – è giunto in Georgia. E, tra mille precauzioni, è stato trasportato dalla base militare in cui è atterrato l’aereo all’Emory University Hospital di Atlanta.  Le autorità sanitarie americane ripetono come i rischi di contagio siano quasi inesistenti, rispondendo anche ai tanti che si opponevano al trasferimento in Usa di persone infettate. Ma le immagini da ore trasmesse su tutte le principali tv americane non rassicurano molto, almeno dal punto di vista psicologico: si vede un’ambulanza blindata e scortata da un corteo di auto, col paziente che arrivato davanti all’ingresso dell’ospedale scende completamente coperto, dalla testa ai piedi, con una tuta bianca, così come le numerose persone che gli stanno intorno e lo guidano all’interno della struttura. I responsabili dell’ospedale spiegano come ci siano buone speranze di rimettere in sesto Brantly, così come Nancy Writebol, la missionaria americana, originaria dalla North Carolina, che arriverà negli Usa nelle prossime ore.

 

Esperti Usa tranquillizzano, ma paura su social media
I maggiori esperti americani di malattie infettive stanno cercando di tranquillizzare il pubblico sulla scarsissima possibilità che il virus dell’Ebola si diffonda negli Stati Uniti. Ma il timore sta crescendo e tweet allarmati si sono sparsi sui social media alla notizia del prossimo rimpatrio dei due medici Usa colpiti dalla febbre emorragica in Liberia. “L’Ebola pone poco rischio per la popolazione Usa”, ha ribadito Tom Frieden, direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta, pur ammettendo che siamo di fronte al “contagio più vasto e complesso mai registrato”.

 

Obama: qualcosa da prendere molto seriamente

Per Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale contro le malattie Infettive, “certo c’è la possibilità che qualcuno infetto con il virus in Sierra Leone o Liberia salga su di un aeroplano e venga negli Stati Uniti. Ma le probabilità che il virus si diffonda qui come sta succedendo nei Paesi colpiti in Africa sono straordinariamente basse. Sia io che i Cdc siamo fiduciosi che non ci sarà un’epidemia”. Ma su Twitter un americano ha scritto, riferendosi al rimpatrio

 

Infografica: i Paesi colpiti

Società malattie infettive, improbabile arrivo Italia
La diffusione del virus Ebola in Italia è ‘improbabilè. Lo afferma la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) in una nota. A sostegno di questa affermazione, scrivono gli esperti, si ricorda che i focolai di infezione si generano attraverso la trasmissione del virus da parte di un animale ospite in aree prossime alla foresta, lontane da aree metropolitane e dagli aeroporti internazionali. Inoltre la malattia si manifesta nella maggioranza dei casi con gravi sintomi che obbligano il malato al letto e ne impediscono gli spostamenti. Tenuto conto anche della relativa brevità dell’incubazione, l’ipotesi che l’infezione possa giungere via mare con persone che, partite dalle zone interessate dall’epidemia, abbiano attraversato il nord Africa via terra per poi imbarcarsi verso l’Europa è destituita di fondamento. ”L’infezione da virus Ebola è solo una delle numerose infezioni emergenti segnalate negli ultimi anni – spiega Massimo Galli, infettivologo SIMIT, Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “L. Sacco” di Milano – Di alcune di esse, come la SARS e la MERS, sono stati osservati in Italia solo casi importati, senza che si generassero nuove infezioni nel paese. Altre invece sono presenti in Italia, come la febbre da virus West Nile, mentre un’epidemia di febbre da virus Chikungunya è stata registrata in Romagna nel 2007”.

 

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