Spettacolo

L’Irlanda di Bono

I sessant’anni di Bono Vox. Il ragazzino che scrisse l’inno di una generazione di irlandesi: “Sunday Bloody Sunday”.

Roma, 10 maggio 2020 – Bono Vox, al secolo Paul David Hewson, oggi compie sessant’anni. Il ragazzino e frontman degli U2, che ha scritto una delle canzoni più famose della musica moderna (“Sunday Bloody Sunday”), è cresciuto. Ma nel cuore è rimasto sempre quel ventunenne che scrisse questo inno alla pacificazione di un’isola, la sua Irlanda, che aveva sempre visto divisa in due per motivi storici, politici, religiosi ed economici. Cioè per tutti quei motivi che stupidamente dividono le persone.

Un’Irlanda repubblicana e cattolica e una protestante.

La prima, dove è nato (a Dublino) e cresciuto, indipendente e libera.

La seconda, quella del Nord, agganciata all’Inghilterra, che non l’ha mai mollata anche per quel petrolio che si trova nel Mare del Nord e che, proprio grazie a questo lembo dell’isola verde che le appartiene, continua a controllare.

Un’isola divisa da un odio profondo che spinge gli irlandesi cattolici e nazionalisti a tatuarsi la faccia del Papa e quelli protestanti e unionisti a fare lo stesso con il volto della Regina Elisabetta. Nazionalisti contro unionisti, divisi da un fanatismo estremo che esalta il senso di appartenenza all’uno o all’altro dei due schieramenti.

Una divisione che Vox ha sempre combattuto, anche perché è cresciuto nella Repubblica d’Irlanda in una famiglia interconfessionale (padre cattolico e madre protestante) e in un periodo storico nel quale i “troubles” (letteralmente “disordini”, ma il termine si usa genericamente per definire la guerriglia che si è svolta in Irlanda del Nord negli ultimi trent’anni del ‘900) erano all’ordine del giorno e insanguinavano quella parte dell’isola.

Esattamente come accadde in quella tristemente celebre “Bloody Sunday” (domenica di sangue) del 30 gennaio 1972 nella città nordirlandese di Derry (come la chiamano i cattolici) o Londonderry, come dicono i protestanti filo-inglesi. Quel giorno i soldati di Sua Maestà spararono sui manifestanti disarmati uccidendone 14 e ferendone altrettanti e l’eccidio scatenò la rivolta dei nazionalisti irlandesi contro l’Inghilterra.

Bono (che nella foto fa il “Victory” con la mano accanto al capitano della nazionale irlandese di rugby Sexton) aveva 11 anni e il suo cuore di bambino fu scosso da tutta questa violenza di persone che si combattevano le une con le altre nel nome di un Dio che, invece, dovrebbe essere lo stesso per tutti. Così, dieci anni dopo, nell’82, ha scritto di getto le strofe di “Sunday Bloody Sunday”, che nel suo ritornello (“How long, how long must we sing this song?”) si chiede proprio: “Per quanto tempo dovremo cantare ancora questa canzone?”. Come per dire: “Per quanto tempo ancora dovremo sopportare tutto questo odio e questa violenza?”.

Per quanto tempo, poi, l’ha cantata, con la speranza di spingere tutti a trovare la pacificazione della sua isola bellissima, che se ci sei stato una volta non te la dimentichi più. Un’isola dove, quando c’è il sole, il verde dei campi si confonde con l’azzurro del mare e alla quale pensiamo sempre quando sentiamo cantare questo giovane ragazzo di 60 anni. Da solo o con la sua ormai celebre band.

Auguri mister Bono e grazie per averci reso ancora più belli i migliori anni della nostra vita con le tue canzoni e con tutto il tuo impegno civile.

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