Tematiche etico-sociali

“La nostra Italia”. Legambiente da decenni capofila del sistema ambiente, salute, sicurezza ed ecomafie…

Roma, 28 maggio 2020 – Così ha scritto giorni fa Legambiente… “Oggi è il nostro compleanno e vogliamo festeggiarlo insieme a te e alla straordinaria comunità di volontari in tutta Italia che ci ha permesso di scrivere pagine importanti della storia del Paese. Avremmo voluto festeggiare in maniera diversa, ma lo faremo ugualmente e con lo spirito di sempre. Saremo live, questa sera a partire dalle 21.30, in diretta dalla nostra pagina Facebook e sui siti lanuovaecologia.it e legambiente.it.. E per ripercorrere quest’avventura che compie 40 anni abbiamo anche realizzato un libro dedicato alle nostre conquiste, dal titolo “La nostra Italia”.
Quattro decenni di attività raccontati attraverso i contributi di 80 autori e 28 interviste. Un lavoro durato un anno, per ricostruire la storia di Legambiente ma anche quella di un Paese che in questi quarant’anni è cresciuto: nella tutela dell’ambiente e della salute, nella diffusione delle energie rinnovabili e dell’economia circolare, grazie all’impegno di centinaia di migliaia di volontari …
Nella Penisola continua l’attacco di ecocriminali ed ecomafiosi nei confronti dell’ambiente: ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali, sono i settori prediletti dalla mano criminale che continua a fare super affari d’oro.
È il giudizio di Legambiente, che rende noti i dati di Ecomafia, realizzato grazie anche alla collaborazione di molti soggetti – dalle Forze dell’Ordine alle Capitanerie di porto, dalla Corte di Cassazione al Ministero della Giustizia, da Ispra e Sistema nazionale protezione ambiente al Cresme, dalla Commissione Ecomafie all’Agenzia delle Dogane, solo per citarne alcuni.
Cala, seppur di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente che passa dagli oltre 30mila illeciti registrati ai 28.137 reati (più di 3,2 ogni ora) accertati lo scorso anno, soprattutto a causa della netta flessione, fortunatamente, degli incendi boschivi e in parte alla riduzione dei furti di beni culturali (-6,3%). Diminuiscono inoltre le persone denunciate – 35.104 contro le oltre 39mila – così come quelle arrestate, 252 contro i 538, e i sequestri effettuati, 10mila contro gli 11.027 dell’anno precedente.
L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che in un anno ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente e che vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia. Lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare, sono ben 44.795, quasi 123 al giorno, le infrazioni ai danni del Mady in Italy (contro le 37mila) e il fatturato illegale – solo considerando il valore dei prodotti sequestrati – tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno precedente).

“Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale – ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente Nazionale di Legambiente – vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione. Per fortuna – aggiunge Ciafani – si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati… “.

Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sono 459 le inchieste condotte e chiuse dalle Forze dell’Ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Complessivamente sono state 90 le Procure che si sono messe sulle tracce dei trafficanti, portando alla denuncia di 9.027 persone e all’arresto di 2.023, coinvolgendo 1.195 aziende e ben 46 stati esteri. Le tonnellate di rifiuti sequestrate sono state quasi 54 milioni. Tra le tipologie di rifiuti predilette dai trafficanti ci sono i fanghi industriali e i rifiuti speciali contenenti materiali metallici.
Per quanto riguarda il settore delle archeomafie, lo scorso anno il racket legato alle opere d’arte e ai reperti archeologici ha avuto un andamento altalenante: cala per quanto riguarda i furti (-6,3%) rispetto all’anno precedente, ma il dato più importante è la contrazione dei sequestri effettuati (-77,8%) e quella degli oggetti recuperati (-41%). Considerevole il numero dei controlli, che sono stati 33.028, una media di oltre novanta al giorno. La regione più esposta all’aggressione dell’archeomafia è la Campania, con il 16,6% di opere d’arte rubate, mentre a svettare nel bilancio 2018 del “tesoro recuperato” ci sono i 43.021 reperti archeologici. Ancora, sarebbe opportuno da parte dell’Intelligence degli Stati un controllo sui traffici dei reperti archeologici dal vicino oriente, trafugati a seguito delle recenti devastazioni dei terroristi islamici e molto probabilmente immessi nei mercati europei e americani, al fine di accertare i collegamenti con quelle pericolose organizzazioni di morte. Bene, che fare? Diciamo subito che vanno cambiate le leggi e va, come auspicabile, intensificato il controllo del territorio, anche satellitare. Anche le norme internazionali devono essere rivisitate subito sulla specifica materia come necessita una maggiore collaborazione tra Stati…(Sullo specifico argomento mio articolo “Con l’arte antica l’Isis si finanzia” del 29 Ottobre 2016).

Per quanto concerne la Calabria, Legambiente, il 17 aprile (Breaking News), si associa all’allarme lanciato dalla Magistratura: «Si cambino le norme del decreto liquidità». È indispensabile evitare, soprattutto in Calabria, che l’emergenza sanitaria ed economica creata dal Covid19 si trasformi in un’occasione di profitto per le organizzazioni criminali danneggiando ulteriormente le tante imprese. Il “Decreto Liquidità”, approvato lo scorso 8 aprile dal Consiglio dei Ministri, contiene, accanto alla necessaria urgenza con cui garantire sostegno finanziario alle imprese messe in ginocchio dall’emergenza Coronavirus, vuoti, deroghe e “silenzi” inaccettabili, come li hanno definiti i Procuratori Francesco Greco e Giovanni Melillo. Infatti, ha lanciato, attraverso il responsabile dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità Enrico Fontana (onorato di averlo conosciuto e molto stimato nel mio triennio di Comandante Nazionale del NOE, 2003/06, con riunioni congiunte, con il quale intrattengo ancora rapporti molto cordiali), un appello, condiviso da Legambiente Calabria, affinchè non ricevano finanziamenti garantiti dallo Stato imprenditori sottoposti a procedimenti giudiziari in materia di ecoreati.
Sarebbe, infatti, insostenibile, soprattutto in un momento storico come questo, nel quale il coronavirus ha reso evidente a tutti l’importanza della tutela ambientale per la nostra stessa sopravvivenza, che lo Stato possa sostenere economicamente imprenditori che hanno accumulato, nel tempo, ingentissimi profitti illeciti distruggendo l’ambiente e compromettendo la salute dei cittadini.
Proseguendo, «Occorre assolutamente impedire, per come sottolineato da Legambiente, che la fase emergenziale che stiamo vivendo, come è già accaduto nel nostro Paese per altre emergenze come i rifiuti o i terremoti, diventi una fonte di affari per eco-mafiosi ed eco-criminali».

Concludendo la disamina, c’è da dire che sullo sfondo di quelle che possono definirsi delle vere e proprie holding criminali, c’era spesso una Pubblica Amministrazione (Comuni; Province; Regioni) “disattenta” nell’attività di rilascio delle autorizzazioni ambientali ed inefficiente nelle successive fasi di controllo amministrativo, se non, in alcuni casi, collusa con gli eco-criminali.
Bene, dopo tanti anni, siamo fiduciosi che la politica abbia preso finalmente conoscenza e coscienza di quel che è accaduto in quei territori martoriati dove, oltre ai roghi tossici, sono sempre più forti le proteste di comitati, di Parroci e cittadini sul tema salute delle fasce più deboli, in primis i bambini…

Tutti si chiedono se avvertono, loro, i politici di oggi, la necessità della doverosa informazione sul rapporto tra tumori e discariche illegali.. Sentono, nella loro coscienza, che costituisce obbligo valutare le ricerche scientifiche che riguardano mortalità e incidenza delle patologie oncologiche in talune aree della Campania..?
Siamo certi che cesseranno di favorire senza sosta camorre e mafie varie, sulla pelle dei cittadini, per garantirsi rielezioni nefaste, vero cancro di questa società malata… sin troppo paziente

E pensare che ampi ambiti della politica, da decenni, mirano a mettere sotto controllo politico la Magistratura… unico presidio di legalità… con le benemerite Forze dell’ordine..!

Grazie a Legambiente: Sempre avanti Italia!

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